Assenza di finanziamenti o investimenti sbagliati allorigine dei problemi Il Pascali non è lunico esempio di intervento discutibile: dal Castromediano alla pinacoteca di San Michele Non cè solo il discusso restauro dellex mattatoio di Polignano, che da venerdì ospita la Fondazione Pascali, ma un po in generale in Puglia larte e la cultura non trovano degne condizioni espositive. Si pensi agli spazi espositivi di Palazzo Granafei Nervegna a Brindisi, sprovvisti talvolta di pannellature e di apparati illuminotecnici allaltezza di un luogo che si è voluto confrontare con mostre extralocali, questi ambienti andrebbero ridisegnati in base a standard più ragionevoli. Non solo. Anche il Castromediano di Lecce soffre di una progettazione datata. LORENZO MADARO LORENZO MADARO Le rumorose scale mobili che quasi irrompono nelle sale disegnate da Italo Rota nel Museo del Novecento di Milano e gli ambienti fin troppo connotati progettati da Zaha Hadid per il MAXXI di Roma, giusto per citare due casi italiani, la dicono lunga sulla relazione complessa tra spazi museali e opere darte. Tra contenitore e contenuto. Un rapporto articolato che, soprattutto in anni recenti, ha scatenato ampie riflessioni tra gli esperti del settore, poiché un buon allestimento è il primo passo per favorire un rapporto positivo tra il pubblico e lopera. E in Puglia? Dal restauro dellex mattatoio di Polignano a Mare, che da venerdì ospita la Fondazione Pascali, al discusso progetto di ristrutturazione del teatro Margherita di Bari firmato da Chipperfield, in vista del BAC, il polo barese dedicato al contemporaneo, il dibattito è certamente concitato: si pensi che la prima pagina de Il Giornale dellArte di maggio è stata intitolata perentoriamente "Bari, città senza musei". Se la sede del museo Pascali ha una serie di problemi, soprattutto nella pavimentazione e nelle luci - ma, assicura la direttrice Rosalba Branà, presto si troveranno delle soluzioni - e sul fronte BAC non si è ancora giunti a una soluzione univoca, anche altre realtà, magari meno roboanti, hanno allestimenti e spazi che versano in condizioni critiche, per mancanza di finanziamenti o paradossalmente per investimenti erronei da parte delle amministrazioni. Pensiamo agli spazi espositivi di Palazzo Granafei Nervegna a Brindisi. Sprovvisti talvolta di pannellature e di apparati illuminotecnici allaltezza di un luogo che si è voluto confrontare con mostre extralocali, questi ambienti andrebbero ridisegnati in base a standard più ragionevoli. A pochi chilometri, la Pinacoteca Cavallo di San Michele Salentino ha un prospetto esterno poco accogliente e pavimentazioni tirate a lucido, a mo di centro commerciale, nonostante sia stato restaurato di recente. Capita poi che interventi museografici ormai storicizzati condizionino la vita di un museo: è il caso del "Sigismondo Castromediano" di Lecce, restaurato un trentennio fa da Franco Minissi, il quale al centro dello spazio ha concepito una spirale, in stile Guggenheim di New York, che ha influenzato non poco la fruizione delle sale, mentre nella pinacoteca recenti interventi hanno finalmente alleggerito gli allestimenti dantan valorizzando la collezione. Fa invece ben sperare il restauro essenziale del neonato museo comunale Must. Un centro della provincia che si sta impegnando è Novoli, che sin dagli anni Sessanta è stato propulsore di energie legate allarte contemporanea, anche se alla qualità delle proposte, per esempio un recente progetto dedicato a Paladino, corrispondono location che non rispettano i canoni basilari, come lex mercato coperto, oggi Drogheria delle arti. E se la Pinacoteca provinciale di Bari rimane un caso positivo, come il museo Devanna di Bitonto, nonostante la mancanza di adeguati spazi espositivi temporanei, anche nel barese vi sono realtà dibattute. Il museo archeologico Jatta di Ruvo di Puglia, pregevole nella sua connotazione ottocentesca, andrebbe ripensato, soprattutto sul fronte della didattica. A Trani, nel bel palazzotto che ospita la raccolta Scaringi, gli ambienti espositivi al piano terra sono spesso allestiti con improbabili metodi curatoriali, mentre a Taranto non è ancora fruibile parte della prestigiosa collezione del museo archeologico, pur essendo passati un po di anni dallinaugurazione del restauro della struttura. Il problema, che investe quasi tutte le realtà, rimane poi la mancanza di una programmazione a lungo termine, dovuta anche alla fisiologica mancanza di finanziamenti, e di una comunicazione opportuna rispetto agli standard anche solo nazionali: bel grattacapo per una regione che sta entrando sempre di più nei circuiti turistici internazionali, ma forse solo per merito del fascino dei nostri monumenti e del paesaggio.