Il celebre attacco «Di ville, di ville!; di villette otto locali doppi servissi []» prescinde dal tempo e dallo spazio per diventare "luogo narrativo" di una nazione troppo indulgente con se stessa, spesso incapace di senso del dovere e di responsabilità. In questo è la forte attualità di Gadda. I luoghi, dunque, più che semplice sfondo, diventano materia per decodificare lo spirito del tempo, come i muri sui quali sono fissate per sempre, da unesplosione nucleare, le ombre senza più corpi. Più di tanti racconti sullindisciplinata anima di Partenope, il suv parcheggiato abusivamente nel posto riservato ai disabili e la panchina vandalizzata narrano di colpevole pigrizia, di sopraffazione, di ostilità sociale. Ciò che viene considerato "ordinario" deve richiamare lattenzione degli scrittori al pari di quanto appare "straordinario". Non bastano le buone intenzioni di certo "neorealismo introspettivo" se si finisce, poi, col cedere ai richiami consolatori dellindulgenza populista, quasi temendo che la critica allo scarso senso di responsabilità individuale e collettivo possa impedire di mostrare amore verso la città. Gli amori troppo accondiscendenti, di solito, finiscono col danneggiare la stessa persona amata. Recentemente un amico, non so se per elogio o per rimprovero, mi ha fatto notare che, nelle cose che scrivo, sembra quasi che imponga al lettore di giungere fino alla fine del testo per individuarne il nocciolo narrativo. Gli ho risposto che lo scrittore non deve essere didascalico, anzi il suo compito è quello di scompigliare le certezze del lettore, prospettandogli a ogni capoverso un orizzonte nuovo che modifichi conclusioni frettolose. Un po come accade quando, dopo un labirintico cammino, si giunge al belvedere che consente di godere finalmente del panorama. Nei percorsi narrativi metropolitani, però, non è detto che la conclusione sia necessariamente lequivalente di un bel panorama. La narrazione, di conseguenza, deve demolire ciò che di acritico si è andato consolidando nel sentire comune, consegnando al fruitore del testo i frammenti che permettono di ricostruire la percezione della realtà. In fondo siamo un po tutti abitanti del Maradagàl, la visionaria ma familiare nazione inventata da Gadda. Perciò, oltre che dei "grandi valori", faremmo bene a preoccuparci anche delle furberie che proliferano nelle nostre città, come quelle che trasformano la prosopopea delle "Grandi Opere Pubbliche" in archeologia del degrado urbano, disseminando strade e piazze di "monumenti" allinsipienza e alla demagogia del potere. Così, partendo dal Maradagàl di Gonzalo Pirobutirro dEltino, lascio i perplessi lettori, che sin qui hanno avuto la pazienza di seguirmi, nei pressi della stazione della Cumana di Montesanto, dove potranno porsi qualche domanda sulle misteriose ragioni che impediscono alle scale mobili adiacenti i Gradini del Paradiso di mettersi in moto, dopo oltre un lustro, per portare gli stanchi abitanti di Partenope e gli eventuali turisti verso i giardini del convento della Santissima Trinità delle Monache, meglio noto come "Ospedale militare". Non se ne meravigli qualche solerte pubblico amministratore. Gli scrittori non si occupano solo di "cespugli di rose e altre malinconiucce", come ironizzava Majakovskij. Si ostinano, qualche volta, a mettere il naso nelle faccende della politica e delleconomia. Perché il peso del debito pubblico che grava sulle future generazioni è fatto anche di crateri lunari cittadini in eterna attesa di trasformarsi in Eden. Perciò, con le irrigidite scale mobili, anziché ascendere al Paradiso, si rimane fermi in tristi e faticosi purgatori metropolitani.