Quando ieri pomeriggio, in una stanza del Ministero dell'Ambiente, il prefetto Goffredo Sottile, nuovo commissario per l'emergenza rifiuti a Roma, ha annunciato il sito in cui si realizzerà la discarica, ha rischiato di essere aggredito. Ha avuto solo il tempo di dire che era stato scelto Pian dell'Olmo, una cava dismessa a nord di Roma, a ridosso di Riano. Subito alcuni amministratori di quel paese e un gruppo di cittadini, che si erano mescolati ai giornalisti, hanno cominciato ad urlare: «Vergogna», «Non passerete». «State distruggendo una città di diecimila abitanti, non faremo passare uno spillo», ha urlato seduto in prima fila il vicesindaco Italo Ancuri. Quando Sottile ha spiegato che sarà una discarica «piccola e provvisoria», le urla dei cittadini di Riano sono diventate ancora più furenti, «in Italia nulla è provvisorio». A Riano in cinquanta la notte precedente si erano incatenati per protesta. Ieri sono state bloccate la strada Tiberina e, ma solo per un breve periodo, la Flaminia. Eccola, la fotografia di Roma di fronte al rebus discarica. La puntata precedente si era conclusa con la rivolta di un altro spicchio della Capitale e del mondo della cultura, contro la scelta di Corcolle per la sua vicinanza a Villa Adriana. Il sindaco Gianni Alemanno si era opposto, i ministri Corrado Clini e Lorenzo Ornaghi avevano detto no, alla fine il prefetto Giuseppe Pecoraro era stato costretto a dimettersi dal commissario per i rifiuti. Il presidente del Consiglio ha nominato al suo posto un altro prefetto, Goffredo Sottile, che in una settimana ha studiato le carte e ha scelto un altro dei sette siti inseriti nella lista della Regione. Pian dell'Olmo è una cava dismessa, di piccole dimensioni, la volumetria è di 700 mila metri cubi, anche se con lavori di ampliamento può arrivare a 1.450.000 metri cubi. Formalmente si trova all'interno del territorio di Roma (XX Municipio), ma è molto vicino a Riano (ieri il vicesindaco parlava di case a circa 600-700 metri). E' nella disponibilità (sia pure con una opzione) dell'avvocato Manlio Certuni, il vero re dei rifiuti a Roma, proprietario della grande discarica di Malagrotta che dovrà chiudere entro la fine dell'anno. Il prefetto Sottile ha sostenuto che chi sia proprietario dell'area è ininfluente e che comunque saranno svolti i rilievi, la conferenza dei servizi, la valutazione d'impatto ambientale. Ma è probabile che per accelerare i tempi si crei una società pubblica-privata (coinvolgendo Certuni). E non può essere escluso anche l'affidamento amento diretto. Ieri Sottile, prima di essere travolto dalle proteste, ha spiegato: «La nuova discarica di Pian dell'Olmo comincerà a operare subito», che significa il prima possibile, visto che comunque deve ancora essere realizzata e vi sono appena sei mesi a disposizione, visto che Malagrotta potrà essere prorogata solo un'altra volta. Nel corso della riunione con Polverini,Aleman-no e Zingaretti il prefetto Sottile ha anche rilevato che un'indagine dei carabinieri ha constatato che gli impianti di selezione dei rifiuti a Roma funzionano male, al 60-70 per cento della loro potenzialità. In questo modo i rifiuti arrivano in discarica non trattati: questoè vietato dall'Unione europea, c'è una procedura d'infrazione in corso che concede all'Italia e a Roma appena due mesi per mettersi in regola. Come dire: non basta realizzare la discarica, bisogna fare funzionare gli impianti e fare davvero la differenziata (a Roma è appena al 25 per cento). Ieri il sindaco Gianni Alemanno, nella riunione, ha spiegato che secondo lui sarebbe stato meglio trovare un'area in provincia, non nel territorio di Roma. Il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, ha precisato che aspetta di vedere il progetto e che comunque dovrà essere una discarica provvisoria e con soli rifiuti trattati. La presidente della Regione, Renata Polverini, è molto preoccupata dall'ipotesi dell'affidamento diretto e oggi incontrerà in forma riservata Sottile. E un assessore della sua giunta, Giuseppe Cangemi, ha dichiarato: «Sono contrario a Pian dell'Olmo». Intanto è già cominciata la rumba dei no che coinvolge di fatto tutti i partiti, a partire proprio da quello di Alemanno, con il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto che ha tuonato: «Il governo faccia marcia indietro».