«Vanno rispettate le identità e occorre assolutamente ricostruire il patrimonio distrutto dal terremoto, certo prestando attenzione all'uso dei materiali, alla storia e alla collocazione urbanistica», parole di Bruno Zanardi, di Parma, uno dei più esperti restauratori italiani. Possono le comunità ritenersi tali senza un patrimonio storico identitario che le rappresenti? Arriva il momento di iniziare a pensare a come ricostruire i monumenti storici, chiese e palazzi, di Finale, San Felice, Mirandola e degli altri centri nei quali in sisma del 20 maggio ha causati danni ingenti. Risolti o almeno circostanziati i tanti problemi che riguardano ogni giorno i circa 7mila sfollati occorrerà anche pensare a questi temi. In questi giorni il dibattito è già iniziato e tanti studiosi, esperti e personalità si sono detti favorevoli alla ricostruzione. Ma come fare e soprattutto ricostruire tutto? A favore si sono detti i vertici, ministro Orna-ghi in testa, del Ministero per i Beni culturali così come anche gli storici dell'arte di grido Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio che hanno visitato i centri terremotati. Il primo, nato a pochi chilometri dall'epicentro del sisma, ha detto: «Questo disastro dimostra un disinteresse per la storia e la colpa è di tutti: se avessimo utilizzato parti dei fondi europei impegnati per realizzare delle inutili rotonde nel mettere in sicurezza gli edifici non ci troveremmo in questa situazione». Anche Daverio è a favore della ricostruzione: «Ricostruire è un dovere, ma ricostruire e basta sarebbe un errore, Finale è un gioiello e dobbiamo cogliere l'occasione per riprogettarlo bene». In campo architettonico e archeologico esiste un procedimento chiamatoAnastilosi: consiste nel rimettere insieme, pietra per pietra, i pezzi originali di una costruzione distrutta da un cataclisma. In tanti siti archeologici, ad esempio, lo si fa ogni volta che si ha una quantità sufficiente di resti, oppure la stessa tecnica si è messa in pratica sulla volta distrutta della Basilica di Assisi. Una autorità nel campo del restauro è Bruno Zanardi, docente all'Università di Urbino e autore di interventi sulla Colonna Traiana e sul Sancta Sanctorum di Roma, sugli affreschi della basilica di Assisi, al duomo di Orvieto e al battistero di Parma. «Ricostruire va bene dice Zanardi ma vorrei porre l'attenzione su quanto in realtà in Italia non si fa mai: si sa bene quali sono le tecniche per prevenire i danni del terremoto, peccato che nessuno le mette mai in pratica. Chi lavora sulla prevenzione e sul rischio sismico non viene mai ascoltato e poi si vedono le conseguenze. Pensi che alla Basilica di Assisi prima dei disastri del terremoto del 1997 si erano dimenticati dell'antisismica di uno dei principali monumenti italiani. Per quanto riguarda la ricostruzione oggi occorre tenere conto di quanto c'era e poi lavorare secondo modelli di compatibilità sia rispetto alla posizione del bene, sia al materiale di cui è composto sia alla collocazione. E' tutto importante, anche il colore degli edifici caduti, altrimenti si perde l'identità storica. La rocca di Finale è caduta nonostante un restauro recente, Assisi nel 1997 cadde anche a causa dell'uso del cemento utilizzato nell'intervento del 1954. L'Italia paradossalmente in questo campo è molto in ritardo. Certo i monumenti lesionati possono essere ricostruiti per anastilosi, il problema è che spesso viene confusa con il falso, ma alla rocca di Finale ovviamente non si farebbe un falso perché la struttura è ampiamente documentata».
TERREMOTO MANTOVA - Chiese e castelli come ricostruirli?
Il Ministero per i Beni culturali e i vertici del settore hanno espresso il favore per la ricostruzione dei monumenti storici distrutti dal terremoto del 20 maggio. Bruno Zanardi, uno degli esperti italiani di restauro, ha sottolineato l'importanza di ricostruire i monumenti con attenzione all'uso dei materiali, alla storia e alla collocazione urbanistica. Zanardi ha anche criticato l'assenza di prevenzione e di rischio sismico in Italia, che porta a danni ingenti ai monumenti. La ricostruzione, secondo Zanardi, deve essere fatta tenendo conto di quanto c'era e lavorando secondo modelli di compatibilità con la posizione, il materiale e la collocazione.
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