Le ruspe attive nel cantiere che costruisce il parcheggio di piazza San Carlo hanno smantellato nei giorni scorsi il muro di scarpa del ponte costruito nel 1616 per accogliere l'ingresso di Cristina di Francia. L'abbattimento è stato autorizzato dal Ministero ai Beni culturali, a seguito di una relazione del Politecnico di Torino, che non ha riconosciuto al ponte un valore architettonico tale da essere conservato. Analogo resoconto è stato stilato dalla Soprintendenza ai Beni archeologici, che ha autorizzato l'abbattimento della casa romana affiorata a ridosso del monumento ad Emanuele Filiberto. «Da lunedì - spiega l'architetto Letizia Claps, supervisore del cantiere per conto del Comune - sarà avviato lo sbancamento totale di tutta la piazza». Intanto gli scavi per rintracciare le memorie antiche dell'area sono stati intensificati, per riesumare circa 22 tombe venute alla luce dinanzi al Caffè Torino. Resti umani sono affiorati a pochi metri dal passeggio dei portici, in un cantiere che di giorno in giorno è apparso sempre più ansioso. Con incontri che la diplomazia definirebbe «franchi, ma fermi» si sono confrontate due legittime esigenze: quella della Soprintendenza guidata da Marina Sapelli Ragni che deve tutelare «a norma di legge» i beni storici e quella del Comune e dell'impresa, che vogliono realizzare il parcheggio nei tempi promessi alla città. «Abbiamo abbattuto - spiega Claps - i pilastri del ponte che più interferivano con la struttura del futuro parcheggio. Erano i primi quattro verso via Maria Vittoria e i due verso la testata del ponte. I rimanenti sei cercheremo di conservarli». «Se sarà possibile - assicura Maria Grazia Sestero - manterremo nel futuro parcheggio anche le tracce del bastione identificato all'angolo di via Maria Vittoria». Ma quando verrà messo a nudo? «Realizzata la copertura del parcheggio - dice Claps - gli scavi archeologici potranno riprendere».