Interventi. Possibili solo quelli destinati a singoli casi: i bandi regionali per il recupero degli edifici Palermo. C'è una Sicilia che guarda al rischio terremoti con maggiore preoccupazione rispetto al resto dell'Isola: è quella dei centri storici composti dal classico puzzle di piccole abitazioni, risalenti a diversi secoli fa, che rappresentano un grande patrimonio storico-culturale. Si tratta di costruzioni sorte con tecniche e materiali che non reggerebbero il confronto con eventi sismici di portata simile a quelli che in questi giorni stanno interessando parte dell'Emilia Romagna. A rischio sono soprattutto quei centri storici che hanno mantenuto intatto il loro tessuto urbanistico originario, senza interventi successivi che abbiano potenziato la stabilità delle strutture. Borghi antichi, ma anche grossi centri in cui spesso il contesto cittadino è contraddistinto da una miriade di piccole case e viuzze che contribuiscono a formare paesaggi urbani unici. Abitazioni spesso incantevoli, ma costruite senza una struttura elastica, con pietre e materiali leganti poveri. Di realtà urbane con queste caratteristiche la Sicilia è piena. Sono le stesse peculiarità dei vecchi centri di Gibellina e Montevago, i paesi del Belice completamente distrutti dal terremoto del 1968 e i cui ruderi sono ancora visibili e meta di turisti e curiosi. «Un terremoto non colpisce singole abitazioni, ma l'intero tessuto urbanistico - spiegano gli esperti dell'assessorato regionale delle Infrastrutture -. Se quel contesto non ha ricevuto interventi di consolidamento strutturale nel tempo, l'incognita esiste». Meno punti interrogativi, invece, esistono per le grandi abitazioni nobiliari e i grossi monumenti storici che rendono più belle le piazze e le strade dei Comuni siciliani: proprio l'imponenza con cui sono stati costruiti, ha consentito a queste strutture di resistere nel corso degli anni all'usura del tempo e ai terremoti. Strutture granitiche e massicce, che difficilmente crollerebbero davanti a un evento sismico. Il rischio cambia pelle in maniera evidente, e si trasforma in rassicurazione, quando si guarda a quelle costruzioni sorte a partire dai primi anni Settanta. L'alto rischio sismico che incombe su quasi tutta la regione, infatti, ha portato l'Isola a dotarsi di un complesso di norme antisismiche che garantiscono un elevato standard di sicurezza nella costruzione degli edifici pubblici e privati. Norme strettissime che impongono direttive ben precise con l'intento di ridurre al minimo i rischi derivanti dai terremoti. Qualsiasi intervento edile oggi segue quelle prescrizioni, anche se il rischio terremoti non può mai dirsi del tutto fugato. Una regola, quest'ultima, che vale soprattutto per gli interventi di recupero di abitazioni e beni architettonici. Sotto il profilo finanziario sarebbe impossibile mettere in sicurezza tutto il patrimonio storico-urbanistico italiano: gli unici interventi possibili sono quelli destinati a singoli casi. «Nel pieno rispetto delle regole imposte della Sovrintendenza dei Beni culturali, chiese, palazzi antichi e monumenti possono ricevere degli interventi di consolidamento statico antisismico - affermano dall'assessorato -, ma non vi è alcuna certezza sulla tenuta di fronte a una forte scossa di terremoto». Una delle possibili chiavi di volta per la salvaguardia dei centri storici siciliani può essere rappresentata dall'Accordo di programma quadro sottoscritto nell'ottobre scorso tra il ministero e l'assessorato regionale delle Infrastrutture e mobilità, guidato da Pier Carmelo Russo. Con un impegno complessivo di 147 milioni di euro, destinati all'edilizia sociale, si potrà avviare un percorso di riqualificazione urbana e recupero senza nuove cementificazioni. L'obiettivo dell'intesa è quello di dare un tetto alle tante famiglie che non hanno la possibilità di sostenere il caro-affitti (l'accordo ministero-Regione prevede complessivamente 589 alloggi a canone sostenibile e diverse opere di urbanizzazione), ma in questo scenario verrà comunque recuperata parte del patrimonio edilizio urbano di quindici Comuni distribuiti in otto delle nove province dell'Isola. E a questa opportunità va aggiunta quella del bando per il recupero dei centri storici: 12 milioni mezzo messi a disposizione dalla Regione per interventi che vanno dal restauro al risamento conservativo fino all'adeguamento alle norme vigenti e alle disposizioni antisismiche. 05062012
SICILIA - Ma è impossibile mettere in sicurezza tutto il patrimonio storico-urbanistico
La Sicilia è particolarmente a rischio terremoti, soprattutto per i centri storici composti da piccole abitazioni con tecniche e materiali antichi. Gli esperti dell'assessorato regionale delle Infrastrutture spiegano che un terremoto colpisce l'intero tessuto urbanistico, non solo le singole abitazioni. I centri storici come Gibellina e Montevago, distrutti dal terremoto del 1968, sono un esempio di come le strutture non possano resistere a un evento sismico senza interventi di consolidamento strutturale. Le grandi abitazioni nobiliari e i monumenti storici, invece, sono più resistenti a causa della loro imponenza e struttura granitica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo