FIRENZE «Chi viene a sentire la Messa Solenne in re minore per il principe Esterhazy di Cherubini, deve essere consapevole di ascoltare una musica dal significato molto profondo. Questa è musica. Il brindisi della Traviata che è un brindisi di morte, di un'anima che sa di morire e cerca oblio attraverso il piacere e il vino, spesso buttato lì in tv con bicchieri e un allegro "libiamo, libiamo", non è l'Italia in cui ci vogliamo riconoscere. Io mi riconosco in questa Italia colta e che rischia per l'inesperienza di alcuni di essere definitivamente sommersa. Non sono tornato a dirigere a Firenze una sinfonia "pompier", ma una Messa che mostra la grandezza di un grande fiorentino, Cherubini». Riccardo Muti conclude con queste accorate parole quasi due ore di un'intensa e brillante lezione su Cherubini agli studenti dell'Università di Firenze. Lezione, o meglio come l'ha definito lui stesso, «incontro amichevole», preceduto dal conferimento al maestro del Salomone d'oro. Muti è a Firenze al servizio di Luigi Cherubini, architetto della musica, compositore «il cui valore fu riconosciuto da Beethoven, Brahms, Berlioz, Schumann». Un grande musicista «caduto in semioblio» che Muti ha studiato a fondo a Firenze nel suo lungo e felice periodo di direttore musicale del teatro, dal '69 all'81, grazie a Francesco Siciliani, direttore artistico del «Maggio Musicale». «In Cherubini ho trovato non solo soddisfazione ma un arricchimento spirituale e grande consapevolezza dell'immensa cultura italiana» confessa il maestro agli studenti. Una cultura che Muti vede in pericolo: «Oggi stiamo vivendo in un Paese dove gravissimi tagli al Fus (Fondo per lo spettacolo) mettono in dubbio l'esistenza della cultura e di noi stessi musicisti». «Ho scelto questa Messa di Cherubini spiega Muti perché è una grandissima cattedrale musicale, di estrema difficoltà per lo stile. Bisogna trovare il suono neoclassico di Cherubini ma già con fervori fortemente romantici, il fuoco dentro il marmo. Ho trovato i complessi del Maggio in splendida forma. È musica difficile per l'orchestra ma anche per il coro che deve sopportare tessiture al limite delle possibilità umane». E per far comprendere il valore, l'intensità e la difficoltà di questo capolavoro, Muti si è messo al piano ripercorrendo le pagine più salienti della Messa, cantando, soffermandosi per spiegare i passaggi più significativi. Gli studenti attentissimi, numerosi anche in piedi, hanno seguito costellando di applausi (e risate alle battute spiritose di Muti). Tutti esauriti i tre concerti (il primo stasera) : solisti Ruth Ziesak, Marianna Pizzolato, Herbert LAppert, Udar Abdrazakov.