L'Aquila aspetta ancora gli aiuti esteri per il dopo-terremoto. Di fronte agli ingenti - e per ora non quantificati-danni al patrimonio storico-artistico dell'Emilia, converrà far da soli. Ad aspettare gli sponsor stranieri si rischia, infatti, di rimanere profondamente delusi. È successo con il terremoto abruzzese del 2009. Grazie anche alla vetrina mondiale offerta allora dal G8, i grandi della Terra si prodigarono in promesse. Americani, cinesi, canadesi, spagnoli: tutti volevano restaurare un bene. Tutti dileguati. La lista dei 45 monumenti da adottare, preparata dall'ex ministro ai Beni culturali, Sandro Bondi, è rimasta quasi del tutto orfana di sponsor d'Oltralpe. Hanno mantenuto la promessa i russi, i kazaki, i francesi e i tedeschi. Oltre alle associazioni e ai privati di casa nostra. Ci sono, poi, i soldi messi in campo dallo Stato. Certo, ne servirebbero molti di più, perché i danni al patrimonio sono stati stimati in 3,5 miliardi. Nulla toglie che anche questa volta si possa ritentare con il "bando" internazionale, ma c'è il serio rischio che la crisi faccia abortire anche le sole buone intenzioni. La gestione dell'emergenza sarà coordinata direttamente dal ministero. Pericolo crolli e prima stima dei disastri non immediata perché le scosse impediscono i sopralluoghi Dal 2006 i tecnici delle soprintendenze utilizzano schede di rilevazione ad hoc TEMPI LUNGHI: Oltre al nodo delle risorse è necessario fare i conti con la durata degli interventi: in Umbria dopo 15 anni lavori ancora in corso. Ci vorrà ancora un po' per capire l'entità dei danni che il terremoto ha provocato sul patrimonio storico-artistico dell'Emilia e delle regioni limitrofe, in particolare la Lombardia e il Veneto. Le continue scosse impediscono, infatti, ai tecnici delle soprintendenze di effettuare i sopralluoghi per verificare lo stato di chiese, palazzi, monumenti. Quel che è certo è che l'entità del disastro è notevole e, come si è già verificato in passato, ha colpito in modo significativo il patrimonio ecclesiastico. Sono, infatti, venuti giù chiese e campanili. Per avere una prima stima bisognerà però attendere che il personale del ministero dei Beni culturali possa, con l'assistenza dei vigili del fuoco e della protezione civile, raggiungere i siti colpiti e verificare i vari danni, prima quelli strutturali esterni e poi quelli agli arredi e ai reperti interni. Osservazioni che saranno trasferite sulle schede che da sei anni a questa parte i tecnici utilizzano per mettere a fuoco l'entità dei danni nel caso di eventi calamitosi, come un terremoto o un'alluvione. Le schede - nate all'indomani del sisma in Umbria e Marche del 1997e in un primo tempo limitate alla mappatura delle chiese e dei beni mobili danneggiati e poi, nel 2006, estese alla ricognizione di palazzi e monumenti - permettono di avere una fotografia del dissesto del patrimonio provocato dal sisma, di approntare una prima stima dell'importo dei danni e di valutare da che parte cominciare. Perché ci saranno certamente strutture danneggiate ma agibili, oppure agibili solo in parte o completamente inagibili. Alla messa in sicurezza di queste ultime va concessa una corsia d'emergenza. Il problema, a quel punto, diventerà di risorse. Sempre difficili da reperire, ma soprattutto in un momento di crisi come questo. Di soldi, infatti, ne occorreranno tanti. Pur con i dovuti distinguo, per rimettere in sesto i beni di interesse storico-artistico devastati dal terremoto del 1980 in Irpinia servirono circa 210 miliardi delle vecchie lire, ovvero 1o8 milioni degli attuali euro. Ben più salato il conto dei danni provocati dal terremoto del '97 in Umbria e Marche (solo in Umbria i monumenti colpiti furono 2.500 per un importo di quasi un miliardo di euro) e del 2009 in Abruzzo, dove una prima stima ha quantificato in 3,5 miliardi le risorse necessarie per ridare vita al patrimonio culturale. Tra il chiedere e l'avere il solco è, però, enorme. In Umbria, per esempio, finora sono arrivati 600 milioni di euro. A distanza di quindici anni, dunque, i lavori non sono ancora stati completati. Come rileva il responsabile della direzione regionale dei beni culturali, Francesco Scoppola, «anche nel caso di lavori effettuati solo parzialmente, si è cercato di concludere lotti funzionali autonomi, in modo da poter utilizzare nella maggior misura possibile il patrimonio monumentale danneggiato». C'è poi il fatto che i fondi stanziati finora sono riservati al restauro di beni immobili. «I beni mobili, immediatamente ricoverati in luoghi sicuri, sono destinati - aggiunge Scoppola - ad attese ancora maggiori». Nel caso dell'Emilia, però, c'è da registrare una novità di carattere organizzativo, che potrebbe (ma è tutto da verificare) avere ricadute anche sulla tempistica degli interventi e nel reperimento delle risorse. Se fino all'altro ieri, infatti, la gestione dell'emergenza era, anche per quanto riguardava il patrimonio culturale, in mano ai commissari, ora è stata creata una cabina di regia a livello ministeriale. In questo modo è stata data attuazione alla nuova linea governativa, che privilegia (anche per evitare costi spesso inutili) le strutture "ordinarie" delle amministrazioni. Così, a gestire il dopo-terremoto è stato chiamato il segretario generale dei Beni culturali, Antonia Pasqua Recchia, che ha creato un'unità di coordinamento nazionale, affidata al prefetto Fabio Caparezza Guttuso, presidente della commissione per la sicurezza del patrimonio culturale nazionale del ministero. Sarà la nuova unità di coordinamento a tenere un filo aperto con le direzioni regionali per cercare di capire al più presto quanta parte del Belpaese ha bisogno di cure. Il caso Abruzzo. La ricerca di finanziamenti Mecenate si rifiuta di parlare straniero. Per riportare a nuovo splendore il patrimonio culturale colpito dal terremoto emiliano è meglio fare tutto in casa, con le risorse (poche) di cui disponiamo. A fare affidamento sugli aiuti stranieri, infatti, si rischia di rimanere profondamente delusi. Come è accaduto in Abruzzo, dove - complice anche la vetrina del G8, che l'allora premier Berlusconi spostò in tutta fretta dalla Maddalena a L'Aquila - si registrarono tante adesioni straniere per i lavori di restauro, rimaste poi lettera morta. Si erano fatti avanti i cinesi per finanziare i lavori sull'ex convento agostiniano (ora palazzo della prefettura), gli australiani avevano deciso di "adottare" l'oratorio di Sant'Antonio da Padova, il presidente Usa Barack Obama aveva dimostrato interesse per la chiesa di Santa Maria Paganica, l'allora premier spagnolo Zapatero aveva preso a cuore le sorti della fortezza spagnola. Tutto è poi rimasto allo stato delle buone intenzioni. E oggi, con la crisi internazionale che morde, sarà difficile ottenere anche quelle. Non tutti, però, si sono dileguati. A tentare di ridare splendore ai 45 monumenti, soprattutto aquilani, che l'allora ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, "offrì" agli sponsor stranieri, sono rimasti i francesi, con 3,2 milioni (la metà dell'importo) per il restauro del complesso monumentale e della chiesa di Santa Maria del Suffragio, i1 Governo kazako (1,7 milioni per il complesso monumentale e la chiesa di San Biagio d'Amiternum e San Giuseppe dei minimi), e il Governo russo, prodigo di ben 4,7 milioni (aumentabili, se necessario, a 6,6) per gli interventi su Palazzo Ardinghelli, più altri 2,4 milioni per il complesso monumentale e la chiesa di San Gregorio Magno. Ci sono, infine, i tedeschi, che hanno scelto di intervenire sul centro storico di Onna - lavoro non compreso nella lista dei "45" - con 3,5 milioni. Il resto degli interventi programmati (e alcuni già realizzati) sul patrimonio abruzzese sono stati possibili grazie a interventi di associazioni, a raccolte di fondi, ai privati. Ci sono, poi, le risorse pubbliche: con un'ordinanza di fine 2010 sono stati stanziati 15 milioni per lavori su 41 beni. A questi devono aggiungersi le risorse, più difficili da quantificare, che non sono riconducibili direttamente a interventi sul patrimonio, perché relative a progetti di carattere generale. Seppure con difficoltà, i lavo- ri sui beni colpiti dal sisma di tre anni fa vanno comunque avanti e ora, fattosi da parte il commissario, sono gestiti direttamente dal responsabile della direzione regionale, Fabrizio Magani, secondo il quale «ci si aspetta che la nuova organizzazione "ordinaria" nella tutela del patrimonio culturale aquilano porti vantaggi concreti nel far avanzare e costruire nuovi progetti. È in quest'ottica che abbiamo istituito un ufficio per la semplificazione e l'accelerazione delle procedure». Il bilancio dei sismi più recenti: IRPINIA 1980 Un terremoto devastante, che colpi Campania e Basilicata e causò quasi 3mila morti, con centinaia di migliaia di sfollati. I danni al patrimonio storico-artistico furono ingenti. Per rimetterlo in sesto furono stanziati nel tempo oltre 210 miliardi di lire, ovvero oltre 108 milioni degli attuali euro UMBRIA-MARCHE 1997 Il sisma colpi le due regioni, causando molti danni al patrimonio. Fu seriamente colpita anche la basilica d i San Francesco ad Assisi. In tutto, nella sola Umbria,i monumenti danneggiati furono 2.500, per un importo di quasi un miliardo di euro. La somma stanziata e spesa peri restauri è stata di circa 600 milioni. MOLISE 2002 Molti danni alle chiese. A differenza, però, di quanto accaduto in passato, i lavori di restauro sui beni di competenza ecclesiastica furono coordinati dalla Regione. il ministero dei Beni Culturali, dunque, non ebbe voce in capitolo, anche perché il sito archeologico di Larino, di proprietà statale, non aveva subito danni ABRUZZO 2009 I monumenti colpiti dal sisma sono stati 1.837, di cui 1.052 chiese (381 inagibili), 730 palazzi (536 inagibili)e 55 altri beni. Una prima stima indica un importo di 3,5 miliardi di euro di danni. Delle strutture inagibili, al momento ne sono state messe in sicurezza 680, di cui 200 chiese e 480 palazzi.