Si apre una settimana importante sul caso delle aree di proprietà del Comune nella zona dell'edificando Porto di Marina per i quali la Boccadarno spa non ha mai firmato il contratto di acquisto. Infatti in questi giorni scade l'ingiunzione di pagamento inviata dall'Avvocatura Civica lo scorso 27 aprile alla società. Inoltre si attende dal liquidatore della Gea una risposta alla richiesta di presentarsi alla seconda commissione di controllo. Resta aperta la questione degli atti secretati Si apre una settimana importante per la vicenda dei terreni di proprietà comunale che riguardano l'edificando Porto di Marina, per i quali, nonostante una convenzione sottoscritta nel 2007, Borello Spa (ora Boccadarno Porto di Marina spa), non ha mai firmato il contratto di acquisto e di conseguenza non ha pagato i 3 milioni e 700 mila euro dovuti al Comune di Pisa. Infatti, in questa settimana si attende la risposta della società alla richiesta di ingiunzione di pagamento per l'indennità di occupazione di queste aree per il periodo novembre 2011 - aprile 2012 (per un importo di circa 83 mila euro) inviata dall'Avvocatura Civica lo scorso 27 aprile. Ma anche quando questa venisse pagata, resterebbe irrisolto il nodo della firma del contratto, riguardo al quale l'amministrazione ha inviato diversi solleciti in tutti questi anni senza ricevere risposta da parte della Boccadarno. Al riguardo si tratterà di vedere anche se tutti questi atti, la cui visione ai consiglieri comunali è stata al momento bloccata dal Direttore Generale Angela Nobile, verranno messi a disposizione o meno della prima commissione di controllo, e se la stessa Nobile nella giornata di venerdì verrà ascoltata dalla commissione. Al contempo occorrerà capire se il sollecito inviato dalla Presidenza del Consiglio comunale al liquidatore della Gea - società interamente pubblica di cui l'89 circa è di proprietà del Comune di Pisa - il dottor Cecconi dello studio amministrativo e tributario Marchetti-Cecconi di Pisa, avrà o meno degli effetti, visto che le ripetute richieste di presentarsi in seconda commissione di controllo, negli ultimi 4 mesi, sono andate a vuoto. In attesa che tutti questi importanti nodi vengano sciolti, quanto meno per avere un quadro più chiarto della situazione, a esprimere la propria preoccupazione per la sorte dell'area di Boccadarno è il Circolo di Legambiente di Pisa che riguardo alla vicenda emersa negli ultimi giorni afferma in una nota: "Sembra una storia incredibile, ma è tutto vero: è possibile prevedere di costruire su terreni di proprietà del Comune e di Gea, cioè di proprietà pubblica, senza pagarli, anzi senza neanche avere un contratto di acquisto. E non si tratta di qualche spicciolo: 3.700.000 euro per i primi e circa altrettanto per i secondi". Da qui la domanda dell'associazione ambientalista che in città si impone giorno dopo giorno con sempre maggiore inquietudine: "A quale comune cittadino sarebbe concesso di fare progetti su terreno altrui, per di più pubblico senza averlo acquistato?". "Ma le sorprese - insistono da Legambiente - non finiscono e la vicenda si complica con le notizie più recenti: dalla convenzione del settembre 2007 firmata con il Comune di Pisa risulta che la Boccadarno non ha l'obbligo né di comprare né di costruire, potrebbe non farlo mai e vendere i terreni già di sua proprietà ad altri soggetti". E in particolare non mancano rilievi anche sul soggetto attuatore e sul quadro in cui è scoppiato questo caso: "E' una vicenda allarmante anche per il contesto in cui si colloca. Ricordiamo che la società Sviluppo Navicelli, che con la Boccadarno condivide parte della dirigenza, ha pagato al Comune di Pisa 765.000 euro per i terreni della Mezzanina destinati a Ikea solo il giorno prima della approvazione della delibera in Consiglio Comunale, anni dopo la firma del contratto. Non pagare è un vizio? La vicenda, inoltre, richiama i timori espressi dal Coordinamento per la Salvaguardia di Boccadarno (di cui Legambiente Pisa fa parte) circa la sostenibilità finanziaria dell'operazione, considerata la grave crisi economica che sta colpendo i settori immobiliare e della nautica e le difficoltà del sistema bancario". In particolare l'associazione ambientalista ricorda che "il villaggio turistico (150.000 metri cubi di edificato, ndr.) è previsto nonostante che la sentenza del Consiglio di Stato n.3234 del 25.6.2008 abbia dichiarato illegittima la normativa urbanistica approvata, imponendo - purtroppo solo sulla carta della legittimità - l'annullamento della scheda 39 del Piano di Gestione delle Tenute di Tombolo e Coltano che prevede la costruzione del porto". "Non vorremmo - denuncia ancora Legambiente - che disavventure giudiziarie e finanziarie si aggiungessero al danno di avere privatizzato e sottoposto a rischi ambientali un ecosistema complesso e delicato, un'area unica per il suo pregio naturalistico e paesaggistico, un 'bene comune' che meriterebbe un diverso recupero". E la storica associazione pone la domanda pe rla quale oggi non c'è risposta, visto il silenzio in cui per ora si è trincerato Palazzo Gambacorti: "Come vuole l'Amministrazione Comunale tutelare il suo patrimonio, il bene comune e l'interesse pubblico, sottraendosi a quello di alcuni soggetti privati?".