Entrano i privati nel rilancio del patrimonio artistico della Chiesa palermitana. Due nuovi pezzi pregiati saranno esposti al Museo diocesano dopo un accurato restauro, finanziato da associazioni culturali. Un modo per liberare dalle ragnatele centinaia di dipinti e sculture conservati nei depositi del Palazzo arcivescovile e restituirli alla città. Si tratta di una statua lignea dei primi del Cinquecento di San Nicolo, il cui recupero verrà promosso dal Rotary Palermo-Cefalù, e della lastra tombale di un cavaliere, attribuita a Francesco Laurana, da restaurare con i fondi degli Amici dei musei siciliani. «Sono due pezzi splendidi - spiega il vicedirettore del museo, Pierfrancesco Palazzotto -, che dovrebbero entrare a far parte delle opere esposte, al massimo entro sei mesi. Daremo la possibilità ai visitatori di vedere il restauro in corso in una delle sale del museo. La statua di San Nicolo, annerita dal tempo, sta rivelando colori e particolari molto interessanti». Il direttore don Giuseppe Randazzo, ad un anno dalla riapertura del museo, sta portando avanti una politica di promozione delle ricchezze contenute nelle tredici sale e di espansione dei locali destinati all'esposizione. «Si sta lavorando alla nuova illuminazione in due stanze, mentre sono stati appaltati i lavori per la climatizzazione -spiega -. L'obiettivo è riuscire ad aprire tutte e 25 le sale destinate al museo e in questo momento si stanno restaurando due locali del piano nobile. Il primo potrebbe essere pronto entro un mese e mezzo, il secondo diventerà sala per le riunioni e le presentazioni». Sono, infatti, ancora quasi un migliaio le opere conservate in magazzini e depositi, per mancanza di spazi e restauri. Un patrimonio che nel tempo dovrebbe essere riportato alla luce. In questo momento è possibile ammirare circa 150 opere, fra pitture, sculture, arredi sacri, reliquiari, libri antichi. Il dipinto più antico è di epoca normanna, la «Madonna della Perla» del 1171, che, come scrive monsignor Filippo Pottino, era ricoperta da molte perle ex voto. Preziosa è l'altra Odigitria già conservata nelle chiesa di San Nicolo all'Albergheria, detta la «Madonna della Spersa», perché la sua lesta cadeva nella domenica nella domenica dell'ottava dell'Epifania, quando Gesù a dodici anni si separò dalla Madonna, fermandosi a conversare con i dottori del tempio. E, girando per le sale, si scopre come il culto di Santa Rosalia fosse già vivo nel XIII secolo, epoca a cui risale la tavoletta raffigurante Santa Oliva, con i Santi Elia, Venera e Rosalia. Fra le sculture, particolarmente interessante è la «Madonna di Monserrato», una scultura siciliana di legno policromo, con il verso del trono dipinto. Attribuito ad un maestro siciliano di fine XVI secolo è anche la statua di San Sebastiano. Fra gli oggetti sacri, c'è la croce reliquiaria appartenuta a papa Sisto V, donata al museo dal cardinale Salvatore Pappalardo. Interessante è anche, all'ingresso, una tela di autore ignoto, con una veduta del distretto parrocchiale dell'Albergheria del 1749, in cui sono riconoscibili tutti i toponimi della zona. «All'interno del museo c'è una ricchezza artistica notevole - aggiunge don Randazzo -. Purtroppo, in questa prima fase i visitatori sono stati pochi, appena tremila. Un problema legato al fatto che il museo non è inserito nei circuiti turistici tradizionali. Per potenziare la pubblicizzazione stiamo raggiungendo tutte le guide turistiche, le agenzie di viaggio, le scuole». Il museo è aperto dal martedì al venerdì dalle 9,30 alle 13,30, il sabato dalle 10 alle 18, la domenica e i festivi dalle 9,30 alle 13,30.
Due nuovi tesori al Museo diocesano. A pagare il restauro i privatisaranno
Il Museo diocesano di Palermo sta rilanciando il patrimonio artistico della Chiesa palermitana con l'apertura di due nuovi pezzi pregiati. Una statua lignea di San Nicolo e una lastra tombale di un cavaliere attribuita a Francesco Laurana, sono state restaurate con i fondi di associazioni culturali e saranno esposte al museo entro sei mesi. Il direttore don Giuseppe Randazzo sta promuovendo la politica di promozione delle ricchezze contenute nelle sale del museo e di espansione dei locali destinati all'esposizione.
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