Palermo. Nei prossimi giorni si saprà qualcosa sull'"A. a. a. dirigenti dei beni culturali di periferia cercansi" che è partito di recente dagli uffici della Regione. Nonostante 18mila dipendenti tra cui 1.900 dirigenti in organico, adesso si scopre che ci sono uffici di musei, parchi e soprintendenze senza guida, questo accade in prossimità della stagione turistica. Mancano i "vertici" in 38 strutture centrali e periferiche. Così il dirigente generale del dipartimento Beni culturali, Gesualdo Campo, è costretto a emanare l'ennesimo atto d'interpello riservato al proprio personale. Senza "testa" ci sono uffici importanti per la gestione di attività dei parchi archeologici di Pantelleria, Segesta, di musei ad Agrigento e Palermo, di varie Soprintendenze. Sotto accusa la famigerata "mobilità". Se un ufficio richiede un dipendente a un altro ufficio della Regione serve il nulla-osta del dirigente generale, via libera che in genere non viene concesso. E tutto si blocca. A meno che non intervenga la politica o il partito. In quel caso gli ostacoli si abbattono. Nella legge di stabilità, approvata a fine aprile, il governo regionale ha inserito una norma proprio sulla mobilità. Ma anche questa si è arenata nelle sabbie mobili. Per renderla operativa serve l'accordo tra sindacati e Aran, la trattativa è ancora in corso. Si ragiona su incentivi da offrire ai dipendenti per coprire i vuoti d'organico nelle sedi meno appetibili, quelle periferiche. A prescindere dalle trattative interne, l'auspicio - soprattutto degli operatori turistici siciliani, ma non soltanto - è che si riesca a trovare una soluzione nel più breve tempo possibile. La primavera, stagione dove la Sicilia registra un significativo numero di ingressi, sta per finire. E ci si chiede se almeno per l'estate, da sempre il picco delle presenze turistiche nell'Isola, si arrivi a riempire tutte le "caselle" degli uffici-chiave dei beni culturali regionali. È una pretesa eccessiva? Non lo sarebbe, se non fossimo nella terra dei mille paradossi. 03062012