Il nodo del personale. Eredità delle massicce assunzioni degli Anni 80, gli ex "agenti di custodia" più i precari accumulati di recente potrebbero garantire un ottimale servizio di vigilanza e fruizione. Ma il sistema presenta numerose falle Palermo. L'estate è già iniziata e tra poco anche i flussi turistici cominceranno a crescere. Anche se la crisi economica sta facendo cambiare abitudini agli italiani, si spera di potere attrarre in Sicilia quei turisti del centro-nord Europa che abitualmente frequentano la costa emiliana che si affaccia sull'Adriatico, purtroppo, sconvolta dagli eventi sismici. Così, i danarosi tedeschi, austriaci, belgi, olandesi, ma anche inglesi e scandinavi potrebbero decidere di spingersi più a sud. Non solo per il mare, ma per potere anche apprezzare l'immenso patrimonio artistico-culturale concentrato nell'Isola. Una grande opportunità per la Sicilia, considerato che nei Paesi nord africani palcoscenico della cosiddetta "primavera araba", l'instabilità politica, come dimostrano le ultime notizie che arrivano dall'Egitto, dalla Libia e dalla Sicria, è ancora elevata ed i rischi di attentati sono piuttosto consistenti. Una grande opportunità che, però, bisogna evitare di vanificare, come spesso è accaduto nel passato, perdendo l'occasione di fidelizzare milioni di visitatori che hanno trovato sbarrati porte, portoni e cancelli di musei, biblioteche e siti archeologici. Un fenomeno negativo che si è ripetuto puntualmente negli anni, ma che nella stagione ormai iniziata, occorre assolutamente scongiurare. Anche per un senso alla politica di promozione dei beni culturali siciliani che proprio in questi giorni sono al centro dell'attenzione mondiale grazie all'esposizione dell'Auriga di Mothia al British Museum di Londra dove a luglio di giocheranno le Olimpiadi. Peraltro, non si può certo dire che i ruoli della Regione siciliana siano carenti di personale, né che manchino custodi e guardiani all'amministrazione dei Beni culturali. Infatti, tra quelli che una volta si chiamavano Agenti di custodia, che erano equiparati ad agenti di pubblica sicurezza, con relativo porto d'arma e i precari della società partecipata "Beni culturali", sono disponibili circa 1.500 dipendenti, oltre alcun ex Pip che non si sa bene cosa facciano. Neanche il resto del personale, per la verità, si sa bene ufficialmente come sia distribuito. Siamo riusciti, faticosamente, grazie all'aiuto di due sindacalisti, che hanno chiesto l'assoluto anonimato, una mappa che fa capire, almeno in parte, i motivi che generano disfunzioni. Per prima cosa, i lavoratori impegnati nel settore della vigilanza e fruizione dei beni culturali, sono: 943 custodi (ma prima erano molti di più) dipendenti della Regione, a suo tempo, assunti con regolare concorso, che oltre allo stipendio ottengono complessivamente un indennità annuale aggiuntiva pari ad euro 1.865.585; e 414 dipendenti della Beni culturali Spa, che prima si chiamava «Arte e Vita». Storicamente, gli agenti tecnici o custodi o guardie notturne sono stati sempre concentrati in tre province: Palermo, Messina e Agrigento. E' evidente che queste assunzioni risalgono ad anni lontani (Anni Ottanta) quando i vari assessori che si sono succeduti alla guida dei Beni culturali, guarda caso, erano espressione di quelle tre province. Infatti, 274 sono a Palermo, 195 ad Agrigento, 176 in provincia di Messina. Taormina, inoltre, ha una dotazione di 76 custodi regionali. I dipendenti della Beni Culturali Spa, come detto, dislocati per la maggior parte a Palermo: ben 206 divisi tra Soprintendenza (92) e Palazzo Abatellis (60); il resto accudisce all'Albergo delle Povere, Museo Riso, Solunto, Museo Riso, Salinas... Appena 65, invece, sono in servizio nei siti della provincia di Messina, 53 a Siracusa e 38 a Catania. Il loro costo è di circa 25 milioni di euro. «Noi non abbiamo alcuna competenza sulla gestione dei siti - sottolinea Elena Pizzo, presidente di Beni culturali Spa - mandiamo i nostri lavoratori dove l'assessorato ci chiede». Insomma, i dipendenti per consentire ai visitatori di godere dei beni culturali siciliani non mancano. «Forse - dicono i due sindacalisti che ci hanno aiutato a districarci in questo autentico dedalo - si potrebbe organizzare meglio». E non lesinano polemiche nei confronti di quei loro colleghi che hanno preteso che per ogni turno notturno si passasse da due a tre custodi, con relativo aggravio di costi. Neanche quando il personale effettuava giri di controllo che venivano disposti con orari comunicati giornalmente in busta chiusa. Ma adesso che grazie alle moderne tecnologie i controlli si possono effettuare a distanza, 24 ore su 24, perché l'impiego di 3 custodi per notte? Che, guarda caso, tornano ad essere due, il sabato, la domenica e durante i mesi estivi. «Per la verità - rilevano le nostre guide all'interno dei beni culturali - la figura dell'agente tecnico, custode e guardia notturna, con la riforma dell'ultimo contratto è stata soppressa. Per volontà di alcuni colleghi è stata istituita la figura del coordinatore addetto alla funzione». Ma perché tanta gente impiegata nei turni notturni, mentre di giorno i siti rischiano di restare chiusi per mancanza di personale? I due si scambiano uno sguardo d'intesa: improvvisamente le loro bocche sembrano cucite. Il cronista deve tentare d'indovinare: i turni notturni lasciano liberi di giorno. E pare che in parecchi abbiano una doppia attività: chi falegname, chi muratore, chi negoziante. Con la nuova organizzazione, voluta dal dirigente generale Gesualdo Campo, la Sicilia, per quanto riguarda i beni culturali, è stata divisa secondo le tre classiche circoscrizioni: Val di Mazara, Val Demone e Val di Noto. Ognuna di queste «circoscrizione» ha un coordinatore. Ce la faranno nel corso dell'imminente stagione turistica a garantire la fruizione dei siti culturali che dovrebbero essere uno dei traini della nostra economia? 03062012