piana di catania. Un paesaggio di grande interesse naturalistico cancellato dall'uomo ma ricomparso negli ultimi anni Catania. C'è un movimento culturale che si è mobilitato per salvare un'area di grande interesse naturalistico nella Piana di Catania. Scrittori, giornalisti, professori universitari, attori di fama, esperti ingegneri, studiosi e filosofi insieme per tutelare i pantani di Lentini e Gelsari. Le aree palustri che attorniavano la foce del fiume Simeto e il Pantano d'Arci, nella zona sud del capoluogo etneo, negli anni hanno subito numerosi interventi di bonifica distruggendo, di fatto un patrimonio faunistico e naturalistico di grande importanza. E per questo che nomi come Piera degli Esposti, Dacia Maraini, Lucia Sardo, Manlio Sgalambro, Danilo Mainardi, Susanna Tamaro e lo storico Lucio Villari hanno voluto sostenere la battaglia di civiltà orientata alla tutela del patrimonio siciliano sottoscrivendo, con altre centinaia di cittadini, un appello affinché la Regione si spenda in risorse e in immagine per creare in quell'area una riserva naturale. «Questo esteso territorio aveva una grande importanza per le migrazioni degli uccelli acquatici, la cui straordinaria abbondanza e diversità è testimoniata da numerose fonti storiche, che mettono in rilievo, rivelando il clima culturale dell'epoca, la consistenza dell'attività venatoria e la ricchezza dei carnieri», spiega l'ingegnere Roberto De Pietro, tra i promotori dell'iniziativa insieme con il professore Pietro Alicata (ordinario di Zoologia all'Università di Catania), Carmelo Ferlito (docente di Vulcanologia all'Università di Catania) e Bruno Massa (docente di Zooecologia e biodiversità e Biologia animale all'Università di Palermo). «Molte di queste vaste zone umide sono state interamente distrutte, come nel caso di Pantano d'Arci, ove ora sorge la zona industriale di Catania, o trasformate in ambienti radicalmente diversi, come il Biviere di Lentini la cui area, prosciugata prima dalla bonifica, è stata occupata da un enorme serbatoio artificiale pressoché privo di vegetazione e con gli argini bitumati per tre quarti del loro perimetro». Nell'area in questione, invece, sono stati realizzati solo interventi di bonifica idraulica, senza successive trasformazioni territoriali distruttive; per mantenerla prosciugata occorre attivare in modo permanente (e con costi non indifferenti) due impianti idrovori che sollevano le acque dei pantani e le scaricano a mare tramite il fiume San Leonardo. I promotori dell'appello hanno potuto osservare come la mancata attivazione degli impianti idrovori negli ultimi anni ha messo in evidenza la tendenza di queste aree a ricostituire rapidamente gli ambienti naturali di un tempo. «Tali aree costituiscono già adesso una zona umida di enorme rilevanza per la conservazione dei volatili. In nessuna altra parte della Sicilia, infatti, è possibile trovare zone umide tanto estese e con tiranti d'acqua così bassi da favorire la sosta e la riproduzione di rare specie animali». La stesso Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale, a seguito di rilevamenti e sopralluoghi, ha formulato la proposta di inserire queste aree tra quelle protette e di tutelarle con un vincolo biennale in previsione della istituzione una riserva naturale. «Esiste quindi la possibilità di riappropriarsi di un paesaggio cancellato dall'uomo e ricomparso quasi per incanto in conseguenza di una fortunata trascuratezza - spiegano De Roberto e Alicata - Per questo, convinti che la crescita culturale, nella sua più ampia accezione, abbia un ruolo fondamentale nel faticoso processo di superamento della crisi economica italiana ed europea, rivolgiamo un pressante appello al governo regionale affinché intervenga tempestivamente per salvare valori paesaggistici e naturalistici che sono parte significativa del patrimonio culturale della nostra isola. Questi pantani saranno un patrimonio paesaggistico recuperato, un contributo alla salvaguardia della biodiversità e alla conservazione dell'avifauna migratoria, quindi di interesse europeo, una occasione di approfondimento scientifico dei processi di recupero degli ecosistemi, un contributo allo sviluppo dell'ecoturismo». 02062012