È stato auspicato sulle pagine di questo giornale (3-4-2012) che la Raccolta di materiale artistico, musicale ed etnografico del maestro Roberto De Simone venisse conservata in uno dei vasti ambienti (4.000 mq. egregiamente restaurati dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e oggi visitabili) del convento di San Domenico Maggiore, situato nel cuore del centro storico. Abbiamo di recente appreso dallassessore comunale alla cultura, Di Nocera, che tale iniziativa - sostenuta dallo stesso sindaco de Magistris - è in corso di attuazione ed esprimiamo compiacimento. Altri spazi del convento come quelli della maestosa Sala del Capitolo verranno aperti alla città per ospitare eventi e convegni pubblici. Ma larea recuperata del complesso conventuale di San Domenico comprende altri grandiosi ambienti monumentali, la cui destinazione museale è affidata al direttore regionale della Soprintendenza, Gregorio Angelini, che alluopo dispone di un finanziamento regionale di ben 10 milioni di euro. Riteniamo al riguardo che lopinione pubblica abbia il legittimo diritto di conoscere quale sia lintero progetto museale predisposto, e su cui invece non si riesce ad avere informazioni malgrado siano state rivolte reiterate richieste. Nutriamo al riguardo vive e fondate preoccupazioni che si intenda persistere, da parte della predetta Direzione regionale, nel realizzare il progetto vagheggiato e caldeggiato dallex assessore regionale Velardi: un altro (ne esiste già uno al teatro San Carlo) Museo virtuale della Musica. Tale progetto comporta dispendiosi acquisti di installazioni multimediali con effetti elettronici reificanti e di estraneazione "culturale" (tipiche dei paesi che non posseggono un patrimonio storico-artistico e musicale reale), che oltre a essere costose comportano ulteriori ingenti costi di manutenzione. Inoltre tali installazioni vanno presto in obsolescenza perché superate da nuove e più aggiornate tecnologie. Ma evidentemente cè qualcuno che ha interesse a realizzare lidea di Velardi. Se tuttavia dovesse concretizzarsi il predetto progetto del Museo virtuale preannunciamo fin dora che presenteremo un pertinente esposto al procuratore aggiunto Melillo affinché venga valutato quanto si configura penalmente rilevante in presenza di ingiustificato spreco di denaro pubblico. Non possiamo peraltro non sottolineare che non è stata invece presa in esame una proposta forse perché a costo zero. Quella della sistemazione museale con pannelli laterali non invasivi negli altri spaziosi ambienti di San Domenico (la sala dellex Biblioteca ormai priva dei libri, oppure limmenso Grande Refettorio) del cospicuo patrimonio ceramico pavimentale napoletano già disponibile e conservato nei depositi delle soprintendenze. A cui si aggiungerebbero apposite, rilevanti e preannunciate donazioni di privati collezionisti. Napoli era una città maiolicata come Lisbona, che però ha il fascinoso "Museu do azulejo", mentre nella città partenopea non si prende affatto in considerazione lidea di un grande storico dellarchitettura, quale il compianto Roberto Pane, di realizzare nel centro storico il Museo della riggiola. Un Museo vivo perché i suggestivi esempi di decorazione ceramica antica costituirebbero lindispensabile supporto di un centro culturale per la ricerca e la promozione della produzione contemporanea: quindi una nuova occasione di sviluppo. Peraltro la manifattura dei pavimenti e rivestimenti maiolicati dal XV al XIX secolo costituisce uno dei primati dellantico Regno di Napoli. Tornando alla destinazione di San Domenico, chiediamo lintervento del soprintendente al Polo museale, Fabrizio Vona, il quale ha dimostrato notevole dinamismo riaprendo nel mese di maggio il Museo Filangieri, e risistemando a tempo di record il dipinto del Bardellino nel soffitto della splendida Farmacia degli Incurabili, che, a sua volta riaperta per iniziativa del chirurgo Gennaro Rispoli, si presentava però al notevole flusso di visitatori napoletani e di turisti con il grande plafond del Bardellino mestamente poggiato a terra. Inoltre, dal momento che il Comune di Napoli è proprietario del convento di San Domenico, invitiamo anche il sindaco de Magistris a intervenire autorevolmente nelle scelte appropriate di destinazione museale di San Domenico. Lautore è presidente di Italia Nostra sezione di Napoli