II nuovo Agnelli, il salvatore di Palazzo Grassi (e del sindaco Paolo Costa) potrebbe essere un anziano gnomo della finanza con la passione per l'arte e per Venezia, Guido Angelo Terruzzi. Sarà lui il vero padrone della sede espositiva sul Canal Grande di cui la Fiat si è appena liberata? Il nuovo mecenate della Serenissima, l'ex «re del nichel», sarà anche l'uomo che toglierà le castagne dal fuoco al sindaco ulivista? Contro tutto e tutti, a partire dalla sua stessa maggioranza rossoverde, pochi giorni fa Costa ha concluso l'acquisto di Palazzo Grassi attraverso il Casinò di Venezia, la casa da gioco posseduta al 95 per cento dal Comune (di cui garantisce la solidità finanziaria). Il presidente del Casinò aveva segnalato da tempo tutti i suoi timori sulla sostenibilità di un'operazione da 28 milioni 900mila euro al momento priva di sponsor esterni. La firma in calce all'accordo tra Casinò e Fiat è stata apposta sabato. E dopo meno di una settimana il Casinò (e quindi il Comune) è già sul punto di svincolarsi dall'immobile affacciato sul Canai Grande con una formula abile quanto ardita; che mantiene in mano pubblica gli indirizzi culturali ma lascia a un privato la gestióne del conto economico. Ieri si è svolto un primo incontro tra la Fondazione Terruzzi e il Casinò. Bisognerà tuttavia attendere altri 15 giorni per sapere se il magnate rileverà Palazzo Grassi e in quale percentuale. Terruzzi sarebbe pronto ad acquisire anche il 100 per cento della società, ma la casa da gioco ha opposto una propria delibera secondo la quale il Casinò deve restare l'azionista di riferimento. L'intesa si potrebbe trovare sul filo di un difficile compromesso: al Comune spetterà il marchio mentre al finanziere milanese toccherà il difficile compito di fare quadrare quei bilanci dai conti perennemente in rosso, che neppure il sindaco Costa sarebbe riuscito a raddrizzare. Il direttore dei Musei civici comunali, Giandomenico Romanelli, ha infatti stimato in quasi 800mila euro la perdita per la gestione 2005. Sceso dall'alto come il deus ex machina del teatro greco, l'imprenditore dovrebbe così rilevare il 51 per cento della Palazzo Grassi spa tramite la sua fondazione impegnandosi.però a non interferire troppo con le politiche culturali decise dal Comune che ha scelto come direttore artistico l'ex ministro della Cultura francese, Jean-Jacques Aillagon. Terruzzi non potrà ribattezzare con il proprio nome il prestigioso edificio barocco, ma vi trasferirà larga parte della sua sterminata e ricchissima collezione d'arte, con in testa diversi Canaletto e Guardi ora nascosti tra ville da sogno e caveau blindati. Una commissione di esperti dovrebbe stabilire la quantità di opere: lo staff di Costa propende per una settantina di pezzi selezionatissimi, mentre la famiglia dell'imprenditore vorrebbe esporre almeno 200 tra dipinti, mobili antichi e oggetti preziosi. Terruzzi restaurerà il vecchio teatrino di Palazzo Grassi, da tempo inutilizzato; avrà a disposizione un piano per mettere in mostra i propri tesori e si accontenterà di far apparire il marchio del gruppo. Per il sindaco di Venezia (in scadenza) e la maggioranza di centrosinistra (che non ha ancora trovato la sintonia sul nome del successore), l'intervento di Terruzzi sarebbe una provvidenziale boccata d'ossigeno. La decisione di Paolo Costa, europarlamentare deEa Margherita ed ex ministro prodiano, era stata criticata dai Ds e sconfessata apertamente dal fronte Verdi-Rifondazione. Troppo rischioso impegnare il Casinò in un'operazione così onerosa e per giunta in perdita che poteva ripercuotersi sugli stessi bilanci comunali. Evitando clic Palazzo Grassi finisse a qualche grande catena alberghiera, Costa conservava a Venezia il nome di Palazzo Grassi che gii Agnelli avevano reso noto.in tutto il mondo, ma lasciava ia pericolosa eredità di una situazione finanziaria traballante. Il presidente del Casinò, Giorgio Piantini, aveva messo per iscritto le sue preoccupazioni in un dossier top secret che conteneva previsioni fosche sulla gestione. Il capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, Renato Brunetta, aveva presentato un esposto alia Corte dei conti regionale ipotizzando un cattivo uso dei soldi pubblici. E la magistratura contabile, alla firma del patto Fiat e casa da gioco, aveva annunciato l'intenzione di acquisire tutta la documentazione relativa alla compravendita per accertare eventuali darmi erariali. Costa non aveva fatto una piega: evidentemente era sicuro dell'alleanza con il magnate. Il tramite dell'accordo è stato l'assessore diessino Paolo Sprocati. Ha condotto lui la trattativa con il collezionista che permetterebbe al centrosinistra di uscire da una situazione imbarazzante. «L'obiettivo dev'essere salvaguardare l'attività di Palazzo Grassi - aveva spiegato Sprocati - ma impegnando il meno possibile di risorse pubbliche». La quadratura del cerchio. I Ds avevano nato via libera a Costa soltanto se l'ipotesi Terrazzi si fosse realizzata. Fra 15 giorni si conoscerà il destino di Palazzo Grassi: e anche del sindaco.
Il sindaco vuole già vendere Palazzo Grassi
Il nuovo Agnelli, Guido Angelo Terruzzi, potrebbe rilevare Palazzo Grassi a Venezia, sede espositiva della Fiat che si è appena liberata. Terruzzi, un anziano gnomo della finanza con passione per l'arte e Venezia, sarebbe pronto ad acquisire il 51% della Palazzo Grassi spa attraverso la sua fondazione. Il Comune di Venezia ha già concluso l'acquisto dell'immobile attraverso il Casinò di Venezia, che ha firmato un accordo con la Fiat. Il Casinò ha opposto una delibera secondo la quale deve restare l'azionista di riferimento. Terruzzi potrebbe restaurare il vecchio teatrino di Palazzo Grassi e trasferire la sua collezione d'arte, compresi Canaletto e Guardi.
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