Sassonegro: nessuna condanna, è vero. Ma lo scempio del paesaggio e il deturpamento delle bellezze ambientali (reato penale) ci furono, eccome. Di più. Illegittimo fu l'iter amministrativo che portò allo sconvolgimento dell'area protetta da un vincolo paesaggistico tanto che, per quel reato, è stato pronunciato nei confronti degli imputati il proscioglimento (cioè la dichiarazione di "non doversi procedere") per intervenuta prescrizione. Ovvero, è decorso troppo tempo per poter esercitare l'azione penale. Lo scempio. Hanno toni durissimi le motivazioni della sentenza, depositata nei giorni scorsi, firmata dai giudici del tribunale di Padova davanti al quale è stato celebrato il processo sul caso Sassonegro a carico di Paolo Quaggia, titolare di Piemme Costruzioni e presidente del Consorzio Sacconegro; del direttore dei lavori Zelinda Magarotto; dell'impresario Flavio Lovato; della responsabile dell'Ufficio tecnico di Arquà Rossella Verza e dell'ex sindaco Giuseppe Trentin, nel frattempo deceduto. «Il reato di deturpamento delle bellezze ambientali risulta provato a carico di tutti gli imputati», scrivono i giudici, ricordando, però, che è estinto per prescrizione. «La costruzione di migliaia di metri cubi di cemento su un crinale collinare sottoposto a vincolo ambientale comporta una completa alterazione dei luoghi...». Secondo le difese con la lottizzazione edifici «nuovi e belli» avrebbero preso il posto di quelli «vecchi e fatiscenti» Secondo i giudici, invece, resta «il ferale vulnus che quelle opere e costruzioni recano a un verdeggiante territorio...». Tutto abusivo. Nelle motivazioni si sottolinea «l'illiceità del procedimento amministrativo e della delibera n. 51 del 2004 (comunale) che approva il piano di lottizzazione». Ma è risultata impossibile la confisca dell'area visto che «la sussistenza del reato nei suoi elementi oggettivi e soggettivi è stata raggiunta unicamente per il Trentin che è deceduto... E i terreni non sono confiscabili in danno degli eredi». Tuttavia si puntualizza: «Ogni opera o costruzione realizzata o che si dovesse realizzare nella zona Sassonegro in forza di quegli stessi atti di cui in questa sede si è ritenuta, invia incidentale, l'illegittimità per contrasto con le previsioni del Piano ambientale e perché frutto di illecito penale, risulta o risulterebbe abusiva». Ha poco da essere soddisfatto il sindaco Luca Callegaro di Arquà che, all'indomani della sentenza, aveva detto: «Ha tolto le cattive luci sulla nostra municipalità». Interessi privati Il tribunale va giù pesantissimo, ricostruendo tutto il procedimento da quando l'amministrazione guidata dall'allora sindaco Trentin approvò la variante del 2004, trasformando la zona del Sassonegro da agricola a Zuc (Zona a urbanizzazione controllata) e facendo lievitare l'edificabilità da 4.823 metri cubi a ben 20.493. «Il sindaco Trentin» scrivono ancora i giudici, «era proprietario di ben metà dei terreni interessati alla variante e vota la delibera». Poi, da consigliere del parco Colli, sollecita l'approvazione della variante da parte dell'Ente, anche se in contrasto con le previsioni del Piano ambientale del Parco stesso che classificano l'area agricola e stabiliscono solo un riordino della volumetria esistente di 4.821 metri cubi. Eppure quella variante al Prg non poteva essere adottata dal Comune perché il Piano ambientale (entrato in vigore il 14 dicembre 1998) prevale su quello comunale: «Logica e razionalità vorrebbero che fosse il Prg ad adeguarsi al Piano ambientale, strumento sovraordinato gerarchicamente». Così non è: Trentin forza la mano e chiede all'Ente Parco di ratificare la variante, poi fa inviare in Regione le osservazioni del Comune per ottenere la conferma dell'atto. E avviene un pasticcio: la Commissione tecnica regionale dà parere favorevole al Comune, mentre il Consiglio Regionale approva la variante ambientale del Parco Colli che sarà variamente interpretata. «E stata proprio la scorretta interpretazione della delibera (regionale) da parte di organi comunali e regionali a cagionare l'illegittimità di tutti i successivi atti amministrativi che, con essa, si sono posti in contrasto e la conseguente abusività delle opere realizzate», si conclude nelle motivazioni. Dure le parole nei confronti di Trentin «sindaco, consigliere dell'Ente Parco e proprietario della maggior parte dei terreni venduti a Piemme, ha sistematicamente e con pervicacia perseguito il proprio interesse economico personale a cui ha piegato la sua funzione... Ciò che stupisce la supina e solerte adesione, per incompetenza o negligenza, dimostrata da organi regionali e comunali alle posizioni di Trentin». Quanto al reato di concussione (contestato a Trentin, Quaggia e Celestino Crispino) e di abuso d'ufficio (per Verza), l'assoluzione è stata piena.
VENETO - Sassonegro, scempio del paesaggio senza condanne. Salvati dalla prescrizione: illegittimo l'iter amministrativo
Il tribunale di Padova ha dichiarato il proscioglimento per prescrizione a carico di Paolo Quaggia, Zelinda Magarotto, Flavio Lovato, responsabile dell'Ufficio tecnico Arquà Rossella Verza e Giuseppe Trentin, imputati nel caso Sassonegro. Il reato di deturpamento delle bellezze ambientali è stato provato, ma è estinto per prescrizione. Il giudice ha condannato gli imputati per il reato di deturpamento delle bellezze ambientali, ma ha dichiarato il proscioglimento per prescrizione. Il tribunale ha anche condannato il Consorzio Sacconegro e il Comune di Arquà per l'illegittimità del procedimento amministrativo e della delibera n.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo