Nelle scorse settimane, la commissione del ministero dei Beni Culturali ha assegnato la cura del Padiglione Italia della XIIl biennale di Architettura di Venezia a Luca Zevi. Tra le proposte finaliste va segnalata quella dell'architetto padovano Margherita Petranzan, docente al Politecnico di Milano, denominata «SI», un acronimo che sta per «Strade Italiane». Per i suoi contenuti, particolarmente rilevanti per il Veneto, varrebbe la pena discuterla sia in termini tecnici sia politici in funzione della pianificazione territoriale della Regione. I due contenuti principali del progetto di Petranzan sono innanzitutto l'attenzione fissata sui numerosi centri di piccole dimensioni, oggi trascurati da una politica infrastrutturale poco meditata e alquanto antica che privilegia gli itinerari tradizionali verso le solite tre o quattro città d'arte nazionali Secondo punto: la concentrazione del progetto sulla geografia e sul momento del «viaggio», cioè l'architettura della strada stessa che collega i centri di minore dimensione. Se le «centocfttào, che Cattaneo poneva a «principio delle istorie italiane», sono una caratteristica nazionale, il Veneto del policentrismo ne rappresenta un caso emblematico. Il problema è che, nonostante la storia delle strade d'Italia risalga a Roma e al Medioevo, oggi purtroppo la geografia delle strade è stata cancellata dalle grandi infrastrutture di scorrimento veloce. Si parte e si arriva: tutto quanto giace tra luogo d'origine e meta d'arrivo lo si considera tempo e spazio vuoti a perdere. Di conseguenza si pensa che il tragitto vada percorso nel tempo minore possibile e che il meglio che si possa fare sia dimenticarsene. Invece la strada - il manufatto e lo spazio - che unisce i centri rappresenta essa stessa un momento essenziale del viaggio e va valorizzata per se stessa e per tutto quanto di rilevante si incontra percorrendola. Le reti di strade un tempo servivano per collegare i numerosi centri. Al contrario oggi, nel deserto del tutto-urbano, la rete stradale evoca piuttosto il concetto negativo di un pescatore che ha catturato l'intero territorio rendendolo uno spazio in cui ci si muove continuamente, senza andare da nessuna parte. Nella proposta dell'architetto padovano si parte dalla constatazione che il territorio italiano è conosciuto e valorizzato soprattutto all'interno dei circuiti che conducono alle città più popolose, mentre quelle al di sotto dei 30.000 abitanti, trovandosi lontane dai flussi autostradali, risultano poco conosciute e ancora meno valorizzate. Il progetto, allora, individua percorsi alternativi che attraversano l'Italia creando una continuità tra le numerose strade statali che percorrono la penisola. Ma delle strade, oggi, ci si vergogna tanto che si cerca di nasconderle costruendole in trincea o separandole con grandi barriere per renderle invisibili al vecchio piano territoriale regionale, già negli anni Ottanta rilevava il problema delle «spade mercato», vale a dire la serie di negozi che ininterrottamente e disordinatamente affiancavano le statali del Veneto. Se ci si reca nella splendida città murata di Cittadella, non ci si accorge delle sue mura se non quando si arriva a ridosso di esse: tutto il contorno è territorio degradato e disordinato. Il recupero e la promozione del territorio veneto può quindi cominciare anche dalle strade intese come parte del patrimonio culturale e monumentale. Anche il problema del traffico verrebbe impostato in modo diverso e più creativo, sia in termini di direzione dei flussi sia in quelli di disegno delle infrastrutture. E, visto che peggio di così quanto a traffico e inquinamento è difficile fare, sono molte le possibilità che pensando diversamente alle strade le cose migliorino anche per la circolazione.
VENETO Le strade venete? Un bene culturale
La commissione del ministero dei Beni Culturali ha assegnato la cura del Padiglione Italia della XIIl biennale di Architettura di Venezia a Luca Zevi. Tra le proposte finaliste, quella di Margherita Petranzan, docente al Politecnico di Milano, è stata segnalata. Il progetto, denominato SI, si concentra sull'attenzione ai centri di piccole dimensioni e sulla geografia e sul momento del viaggio, cioè l'architettura della strada stessa. Il Veneto è un caso emblematico di policentrismo, ma le strade sono state cancellate dalle grandi infrastrutture di scorrimento veloce. Il progetto propone percorsi alternativi che attraversano l'Italia, creando una continuità tra le strade statali.
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