Il sisma che semina distruzione e morte nel cuore dell'Emilia lascia il segno anche sul Torrazzo. Ma è un segno infinitesimale. Lo spostamento appurato sugli oltre 112 metri della torre più alta della Pianura Padana oscilla tra uno e due centesimi di millimetro. E' questo il responso più importante che arriva al termine del sopralluogo condotto ieri pomeriggio da don Achille Bonazzi, responsabile dell'ufficio beni ecclesiastici della Diocesi di Cremona, sulla torre simbolo di Cremona, una delle sei più importanti d'Italia secondo la ripartizione classica (le altre sono quelle di Bologna, Pisa, Firenze, Venezia, Modena). Dello stato del Torrazzo dopo le scosse degli ultimi giorni si è parlato nelle scorse ore in maniera crescente: vuoi per la quantità di opere d'arte andate distrutte o compromesse nei vari centri dell'Emilia e della vicina pro- an vincia di -tova più colpiti dal sisma, vuoi per gli interrogativi sollevati da Ferdinando Giordano il titolare del negozio di presepi che sta proprio sotto il Torrazzo, in merito al castello di calcestruzzo inserito negli anni Trenta per sorreggere le campane, che in caso di un forte terremoto «potrebbe esplodere». Ieri don Bonazzi ha ricordato la presenza di grosse molle, una per campana, che svolgono una notevole azione ammortizzante. Don Bonazzi, che è anche geologo e docente universitario, nel corso del sopralluogo ha verificato tutte le informazioni fornite dai sofisticati strumenti che rilevano (dal 2005) i parametri fondamentali della torre, a cominciare dai dodici rilevatori laser che monitorano le fenditure che si sono prodotte decennio dopo decennio, secolo dopo secolo. Le attività di verifica non hanno riguardato soltanto il Torrazzo. Per tutta la giornata i vigili del fuoco sono stati impegnati in decine di controlli su edifici, per lo più privati. Molte palestre, un certo numero di edifici antichi, le ultime scuole per le quali si potrebbero rendere necessari interventi peraltro di poco conto. In alcuni istituti alcune aule sono state inutilizzate: tecnici e funzionari hanno colto la palla al balzo per programmare interventi sulle crepe preesistenti, in alcuni casi inevitabilmente amplificate dalle scosse degli ultimi giorni. Anche sul piano politico-amministrativo il terremoto ha dato il lavoro ad alcune iniziative. La federazione dei verdi di Cremona, tramite Andrea Ladina, hanno chiesto di allargare l'area in cui hanno valore le normative anti-sismiche. «Gli effetti disastrosi dei terremoti che si susseguono in questi giorni nella bassa emiliana ci lasciano sgomenti per i lutti causati alle famiglie e ai lavoratori oltre ai danni alle abitazioni e sui beni materiali. Siamo tuttavia convinti spiega Ladina che se tale sisma si fosse propagato di un solo centinaio di chilometri verso il nostro territorio ci sarebbe stata altrettanta devastazione di ambienti umani, storico-artistici e produttivi. Per questo chiediamo che oltre al territorio Nord-Est della nostra provincia (tra i quali Soncino, Romanengo, area del Pianalto della Melotta) venga inclusa l'intera provincia di Cremona tra le aree in cui deve vigere una normativa antisismica. Ci stiamo rendendo conto, infatti, che la stessa Pianura Padana è zona sismica e che, quello che sta avvenendo nelle profondità della terra sono fenomeni imponenti di rilascio di energia che causano sommovimenti violenti della crosta terreste destinati a continuare per l'avvenire forse in modo ancora più disastroso».