Studi georadar per verificare la sofferenza Non solo libri, ma anche opere d'arte sono custodite nel palazzo della Sapienza: lo sgombero in atto, necessario a mettere in sicurezza l'edificio, al momento opportuno vedrà l'intervento di tecnici specializzati nella delicata operazione del trasporto di quadri e simili che il palazzo Lanfranchi, sede del museo della Grafica, si è già offerto di ospitare. È presto, però, per sapere se i reperti andranno in esposizione o in magazzino. Di sicuro, prima vanno tolti tutti i volumi della Biblioteca, operazione lenta per consentire all'immobile di riassestarsi senza traumi, dopo che aveva trovato nel corso dei secoli un equilibrio per sopportare il peso dei testi accumulati. Equilibrio che il sisma ha reso critico. Agli studi georadar sul sottosuolo della Sapienza e alle mappe per analizzare tutti i punti più in sofferenza, si aggiunge da mercoledì una serie di trasduttori montati sul loggiato del primo piano: questi strumenti consentono di monitorare ogni singolo movimento delle pareti con una precisione inferiore al millimetro. Sono misure fondamentali per capire lo stato di salute del palazzo. E sul futuro della Sapienza riaperta, non prima di due anni, cominciano i primi progetti: è possibile che la consegna a dicembre del nuovo polo vicino a Economia renda superflue le cinque aule (studio e per lezioni) della sede di giurisprudenza. Che sarà sempre più monumentale e di rappresentanza, con uffici per i professori e le due aule magne utilizzate per cerimonie di lauree e convegni internazionali. di Gianluca Campanella wPISA Eventuali sgravi ai commercianti di piazza Dante e fronte comune per convincere il governo a far diventare la chiusura della Sapienza «una vicenda di valenza nazionale». Sono i due obiettivi che il sindaco Marco Filippeschi sta mettendo a punto per affrontare l'emergenza cominciata martedì mattina, quando ha firmato l'ordinanza con cui la sede di giurisprudenza è stata classificata «non utilizzabile». Il primo si svolge solo sul piano locale: in Comune si stanno valutando le misure per alleviare i disagi dell'indotto di piazza Dante e dintorni, cioè bar, legatorie e altri esercizi commerciali che stimano di perdere tanta parte del fatturato dopo la migrazione del "popolo della Sapienza" in nuovi poli universitari. Filippeschi conferma che «stiamo verificando quali sono gli strumenti e le condizioni per dare un aiuto agli operatori, con la motivazione di una vera e imprevedibile emergenza». Non può aggiungere altro sino a quando i tecnici dell'assessorato al bilancio non troveranno le possibilità legali per agire. Ma di sicuro le norme non consentono aiuti "in positivo", quali contributi; pertanto la ricerca degli uffici si concentra sulle agevolazioni, per esempio sulle concessioni di suolo pubblico. L'altro argomento riguarda il destino della Biblioteca universitaria, che è sotto la responsabilità del Mibac (ministero Beni culturali) ed è la causa della chiusura della Sapienza: il peso dei suoi 600mila volumi ha messo in crisi strutturale l'edificio. Lunedì prossimo ci sarà la conferenza dei servizi, promossa dal rettore Massimo Augello, a cui parteciperanno funzionari del Mibac stesso e della Difesa. Il sindaco anticipa che «dobbiamo impegnarci tutti, in modo coordinato e coeso, a chiedere al Governo di affrontare con prontezza questa emergenza. Dobbiamo trovare la soluzione migliore, dentro il patrimonio dello Stato o con un impegno specifico dello Stato». Augello mercoledì aveva proposto scambi di immobili, puntando alle caserme dismesse e parlando di «grande collaborazione tra le istituzioni, senza rovinare il clima», quindi senza gare a chi arriva prima. Filippeschi allora raccoglie l'invito e passa in rassegna le possibilità: «Nell'Accordo di programma, firmato da noi con il governo nel 2001 e sottoscritto anche dall'Università, l'ateneo ha espresso una sua opzione per la parte più grande della ex caserma di San Vito, in lungarno Simonelli, che è l'unica in città veramente classificata come "dismessa" dalla Difesa». Si tratta del vecchio comando della Finanza, parte del quale sarà utilizzato per il Museo delle navi antiche. In realtà governo, Difesa e Demanio procedono a rilento e il sindaco evidenzia «le nostre sollecitazioni che ora finalmente stanno dando frutti». Ma il "progetto caserme" è molto più ampio e prevede la cessione di altre zone militari: «Una caserma già libera, il distretto di via Giordano Bruno; e due ancora attive, l'Artale di via Roma e la Bechi Luserna lungo l'Aurelia». Per queste ultime tre ha progetti il Comune, che su tutte le quattro strutture «ha fatto la sua parte: varianti urbanistiche, che già fissano le nuove destinazioni delle caserme da recuperare, e progetto della nuova a Ospedaletto». L'augurio finale: «Sarebbe bene integrare la biblioteca universitaria nei progetti di recupero più importanti del centro storico».
PISA - SAPIENZA - Il palazzo custodisce anche opere d'arte
Il palazzo della Sapienza, sede del museo della Grafica, è stato chiuso a causa del sisma e gli studi georadar hanno rilevato problemi strutturali. Il governo ha classificato la sede di giurisprudenza non utilizzabile e il sindaco sta cercando di alleviare i disagi degli operatori commerciali di piazza Dante. La Biblioteca universitaria, con 600mila volumi, è la causa della chiusura e il Mibac sta valutando scambi di immobili con la Difesa. Il sindaco propone di utilizzare le caserme dismesse per il recupero del centro storico e la biblioteca universitaria. Il governo ha già accettato di cedere parte della caserma di San Vito per il Museo delle navi antiche.
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