Nell'ultima campagna elettorale sui manifesti 6x3 c'è finito anche chi quel formato aveva deciso di bandirlo. L'ostinatezza del sindaco Walter Veltroni nel volere un provvedimento che chiudesse i municipi romani alle affissioni 6x3 è ben nota. E ora che in città i mega supporti hanno le ore contate, sui manifesti c'è proprio la faccia del sindaco, sfruttato come testimonial dal candidato alla Regione Piero Marrazzo. Il quale a sua volta ha appena dichiarato: «Basta con questi manifesti 6x3». Insornma il grande formato non piace a Veltroni, che ha voluto una delibera per cancellarlo, e non piace a Marrazzo, che in realtà attacca la campagna elettorale del suo avversario Francesco Storace. Tuttavia è stato proprio Marrazzo a trascinare Veltroni, e il presidente della Provincia Gasbarra, sui manifesti 6x3. L'imbarazzo maggiore è naturalmente per il primo dei due. Le nuove regole per le affissioni stanno facendo sparire progressivamente i 6x3 dai municipi. Oltre novecento impianti sono stati già fatti fuori in sette municipi e altrettanti sono stati tolti da X, XI e Ostia. Entro marzo dovrebbero trasformarsi in 4x3 altri 1.100 impianti situati in XV, XVI e XVIII Municipio. Allora ne resteranno ancora 2.700 nelle restanti porzioni di territorio. Quindi se è improbabile che il primo cittadino sia finito su impianti 6x3 già «scaduti», è più facile che in alcune strade l'ultimo mega-poster mostrato sarà proprio quello della trinità Marrazzo-Veltroni-Gasbarra. Il messaggio è quantomai contraddittorio, come a dire: questi mega manifesti non li vogliamo più, ma finché ci sono tanto vale usarli. Naturale che la cosa abbia fornito frecce all'opposizione: «Il sindaco predica bene e razzola male - commenta Fabio Sabbatani Schiuma, vicepresidente del Consiglio Comunale - Questa è la prova del fallimento più totale della gestione della cartellonistica: nonostante i tentativi di razionalizzazione nulla è cambiato, tanto che Veltroni, che pure aveva avviato questa campagna di moralizzazione, si è dovuto adeguare». In realtà Veltroni, nella ferma volontà di dare ordine a tutta la cartellonistica romana, era stato addirittura minacciato pesantemente. Questo perché quello delle affissioni è un business per questa amministrazione. Tra le severe norme del riordino c'è anche l'obbligo, per chi ha spazi da vendere, di pagare tutte le pendenze economiche passate: solo questo dovrebbe portare nelle casse capitoline almeno 6 milioni di euro. Molto più di quei 4 milioni di che il Comune non riusciva a trovare per scongiurare l'obbligo di pagamento nelle strisce blu per i residenti (ci ha pensato la Provincia, l'obbligo è rimandato). Poi ci sono i cartelloni abusivi («Abbatteremo altri 24 mila cartelloni abusivi dopo i 15 mila rimossi negli ultimi tre anni», dichiarava Veltroni la scorsa estate), e le ancor meno amate affissioni abusive. Queste arrivano puntuali con la campagna elettorale: muri, pali della luce, cabine del gas, transenne, diventano spazi che i militanti di partito usano senza riguardo alcuno per dire il loro personale «vota Antonio». Uno scempio condannato pubblicamente da tutti e privatamente praticato e giustificato. Dice Marrazzo: «Il mio impegno per i prossimi cinque anni è che non spenderò un euro per comunicare un bel niente». Adesso però i buòni intenti vanno messi da parte, meglio approfittare degli ultimi giorni dei 6x3.
Ci vuole la ruspa anche per i cartelloni
Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha voluto bandire i manifesti 6x3, ma il candidato alla Regione Piero Marrazzo ha deciso di utilizzarli comunque. Marrazzo ha dichiarato che non spenderà un euro per comunicare un bel niente, ma ha comunque utilizzato i manifesti 6x3. La Provincia ha deciso di cancellare i 6x3, ma il Comune di Roma non ha ancora fatto nulla per farlo. Il sindaco Veltroni è stato criticato per aver voluto bandire i manifesti 6x3, ma non ha fatto nulla per farlo. La campagna elettorale di Marrazzo è stata criticata per aver utilizzato i manifesti 6x3, che sono stati banditi dalla Provincia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo