Fori romani senza auto, a volte ritornano. Già perché si tratta di uno dei temi-problemi più dibattuti nella storia, neanche tanto recente, della città (se ne parla diffusamente da ormai mezzo secolo). E un problema la cui soluzione nelle più diverse coloriture, dal soft-chiusura parziale, all'hard-chiusura totale a tutti i mezzi a motore, più una vasta gamma di sfumature con sì e nì è auspicata od osteggiata a seconda dei punti di vista, con un'anima verde-ecologista, urbanista e archeologica che periodicamente torna a puntare su quello che forse a un egittologo parrebbe ovvio (ve le immaginate le auto a serpeggiare tra Giza, Piramidi, Sfinge o tra i templi di Kamak a Luxor?) ma che a Roma ovvio non è mai stato: la pedonalizzazione, appunto, di via dei Fori Imperiali, grande arteria voluta dal fascismo e che attraversando il cuore antico della città, da piazza Venezia arriva a lambire (letteralmente) il più famoso, visitato (e malato) monumento d'Italia: il Colosseo. Col tempo, sul tema, si è assistito, letto, detto, sperimentato di tutto e di più. E quello di Orlando Corsetti è solo l'ultimo copyright. Ma l'asse è sempre lì, domeniche e «ztl» permettendo, con ininterrotto rombar di motori. La pedonalizzazione fu il sogno di Antonio Cederna, tra i padri dell'«Italia Nostra» che fu («Via dei Fori andrebbe chiusa al traffico in ogni caso disse anche se le auto invece dei veleni emettessero profumi») e ancora oggi è un cavallo di battaglia di molte associazioni ambientaliste, in primis Legambiente. E tra i primi a desiderarla ci fu Argan, storico dell'arte e sindaco, che nel '78 coniò lo slogan o i monumenti o le automobili, poi citato, su tutt'altro versante politico, dall'ex sottosegretario Francesco Giro quando nel 2010 venne giù un pezzo (non grande, ma pur sempre un pezzo) di Colosseo. Architetti, urbanisti, politici, enti, tante ipotesi, anche le più fantasiose o azzardate, per un tema assai complesso (ma ogni idea di «sparizione» dell'asse anni Trenta, va ricordato, ha sempre agitato gli animi di una certa politica con cuore pulsante a destra). Fatto sta che il problema resta. Non risolto ma sempre dibattuto e con forte ripresa dal '94, giunta Rutelli, epoca della prima chiusura domenicale. Un blocco con pedonalizzazione si doveva poi attuare per il Giubileo 2000. L'anno dopo si provò la chiusura estiva. E non si sa che fine abbia fatto il Gran Consulto Stato-Comune (2007) con tanto di Commissione per una via dei Fori rivista a uso pedoni: sede carrabile ridotta e sottopassi sfruttando cloache e sotterranei esistenti, come in un libro di Dan Brown.