Presto una visita in Emilia per la conta dei danni ai siti patrimonio dell'umanità. Il sindaco chiamerà Parigi. Sotto osservazione il campanile di Santa Barbara Incuranti e bellissimi, i vegetali seguono il loro corso. Rose, rosmarini, carciofi, cardi, melograni credono d'essere ancora nel Cinquecento, dentro il Giardino dei Semplici, reggia ducale. Pare impossibile che al di là dell'Estivale martedì sia successo il finimondo. La lanterna del campanile di Santa Barbara snervata dalla scossa delle 9 ed estirpata da quella delle 13, il volo, il tonfo, la pacca, i detriti. Neanche durante la seconda guerra mondiale il Ducale di Mantova aveva patito tanti danni. I colori e i profumi del giardino all'antica alleviano il dolore: la vista del campanile mutilato, da vicino, con le abnormi fessurazioni, le quali profetano nulla di buono se dovesse capitare che ancora la terra tremi. Sotto ci sono la basilica palatina di Santa Barbara con l'organo Antegnati, la Galleria della Mostra e il Cortile della Cavallerizza, l'Appartamento di Troia. Telefoniamo al ministero dei beni culturali, tra i cardi e i carciofi trionfanti, al cospetto della torre campanaria sotto la quale ruota la corte. Cerchiamo l'Ufficio Patrimonio Mondiale che si cura di Mantova e Sabbioneta quali siti patrimonio dell'umanità dal 2009. Dovrà pur dire e fare qualcosa questa organizzazione delle Nazioni Unite che sovrintende e custodisce il panel (si chiama così oggi) del meglio della civiltà umana. Nell'intorno anche Modena con la sua sconfinata cattedrale e la superba Ferrara città murata, colpite al cuore. Solo ieri il presidente della commissione nazionale italiana per l'Unesco Giovanni Puglisi, dopo l'annuncio di Irina Bokova direttore generale dell' organizzazione basata a Parigi circa l'imminente invio di una missione nelle zone dell'Emilia colpite dal nuovo sisma per valutare insieme alle autorità italiane le azioni più opportune da intraprendere per la ricostruzione del patrimonio culturale distrutto o danneggiato dalle scosse. «Esprimo grande soddisfazione per la decisione del direttore generale che manifesta non solo un sentimento di alta sensibilità istituzionale, ma anche apre l'Unesco a una più attiva e costruttiva azione di cooperazione alla salvaguardia dei patrimoni dell'umanità». Abbiamo chiamato Francesca Riccio, funzionaria dell'Ufficio Patrimonio del ministero, che ben conosce Mantova e Sabbioneta. Segue giorno dopo giorno la situazione ed ha un contatto aperto con la referente locale Susanna Sassi. «Attendiamo un rapporto definitivo sullo stato del patrimonio culturale dopo il terremoto - spiega la Riccio -, è un nostro obiettivo accertare lo stato di conservazione dei siti iscritti». Nelle ultime osservazioni di Puglisi si legge comunque la previsione di un'attività diretta dell'Unesco, ad esempio sulle autorità nazionali perché intervengano con tempestività e risorse nei punti di crisi. Il Ducale e il centro storico di Mantova, nel caso, sono attori fondamentali del riconoscimento di "patrimonio dell'umanità". Reggia ducale, Palazzo del Podestà, torri e chiese costituiscono l'unicum città di Mantova. Non è improbabile che la missione annunciata dal direttore generale Irina Bokova prenda in considerazione anche un sopralluogo sulle rive del Mincio. Se non la farà bisognerà pretenderlo, e il sindaco Sodano ieri sera si è detto pronto a invitare la delegazione a Mantova. Ecco la task force volante. L'assessore chiede ad un pool di fare i controlli strumentali L'istinto è guardare in alto, spiare le crepe, indovinare le tegole pericolanti. Così per la gente impaurita dal terremoto, così per gli esperti che devono diagnosticare i malanni. «Il controllo visivo dei monumenti storici è già stato effettuato, con il supporto di tecnici esterni» risponde l'assessore ai lavori pubblici Giampaolo Benedini a chi gli chiede della ferita profonda che taglia in due la Torre del Salaro (saldata alla Casa del Mercante). Crepa antica, forse allargata dal terremoto. Forse. «Valutare a sentimento, però, non è corretto» aggiunge Benedini. L'assessore-architetto ha già in animo una determina urgente perché all'ispezione visiva faccia seguito un'indagine strumentale. Approfondita, rigorosa, senza margine d'incertezza. A partire dalle torri della città, che disegnano un atlante verticale e fragilissimo. Quante sono già state messe sotto controllo dalla sovrintendenza e quante no? Le prime si riconoscono dai vetrini, "cerotti" stesi tra i lembi delle pietre ferite. Se il taglio s'aggrava, il cerotto si scheggia. Altrimenti tocca uno sforzo supplementare per la diagnosi e la successiva cura. Quando entrerà in funzione il pool di esperti, la task force di tecnici volanti, sospesi su cestelli e piattaforme? L'assessore Benedini anticipa che presenterà la determina alla prossima riunione di giunta. E comunque, avendo carattere d'urgenza, la pratica può camminare sulle proprie gambe. Il tempo si assottiglia. Crepe nella chiesa. Ispezione agli Angeli Scatteranno questa mattina, attorno alle 8, i controlli all'interno della chiesa di Santa Maria Angeli. I tecnici della Danese, l'azienda di Campitello specializzata nella gestione degli interventi con le gru, entreranno all'interno della parrocchia per verificare la consistenza dei danni. Dopo un primo sopralluogo sarebbero state infatti rilevate alcune crepe, che necessitano di un approfondimento. Per la ditta specializzata in interventi dall'alto con la gru sono giorni densi di impegni, soprattutto in città dove c'è la necessità di controllare numerosi edifici storici di notevoli dimensioni. Tornando ai problemi delle chiese cittadine, le due violente scosse di martedì mattina, la prima poco dopo le 9 e la seconda attorno alle 13, hanno causato danni a due edifici di culto. Si tratta della chiesa di Ognissanti, l'edificio che si trova in corso Vittorio Emanuele II, e della chiesa di San Maurizio, l'edificio che si trova in via Chiassi.