Il sindaco: ho il dovere di intervenire, anche sforando il patto di stabilità. Poi la giunta approva una soluzione prudente. si parte con la messa in sicurezza Ansia da terremoto e mal di burocrazia. Il sindaco Nicola Sodano rompe gli indugi, indossa un piglio d'acciaio e annuncia: « Basta lacci e lacciuoli, indipendentemente dal patto di stabilità daremo il via libera al cantiere per la messa in sicurezza e il recupero di Palazzo del Podestà. Abbiamo il dovere d'intervenire, ne va dell'incolumità pubblica. Finora ci ha protetto Sant'Anselmo». Alla prossima scossa, chissà (facendo gli scongiuri). Si è appellato ai ministri Ornaghi e Cancellieri, ha cercato conforto nel governatorissimo Formigoni in visita a Moglia, adesso Sodano si mostra pronto allo strappo. «Palazzo del Podestà è l'elemento più fragile del centro storico. Partiamo subito con il cantiere, poi ci metteremo a posto con le carte». La dichiarazione di guerra (alla burocrazia) piove durante la conferenza stampa di mezzogiorno. Proprio mentre il consiglio dei ministri sta approvando il decreto che mette tra parentesi il patto di stabilità, concedendo una deroga ai Comuni terremotati (da ieri nella lista figura anche Mantova). Spese di ricostruzione. Il sindaco mostra i muscoli e l'assessore ai lavori pubblici, Giampaolo Benedini, annuisce. Fosse stato per lui, il patto sarebbe già sforato e gli operai all'opera attorno e dentro al Palazzo («Una priorità per la salute e l'economia di Mantova»). L'assessore si sfoga contro «i regolamenti dall'occhio bovino», richiamando i politici alle proprie responsabilità. Al coraggio di ribellarsi alle leggi ingiuste. Tutti d'accordo? Nì. Alla conferenza di mezzogiorno segue la giunta straordinaria che dovrebbe deliberare lo sforamento duro e puro ma, alla fine, si assesta su una linea più arretrata. Dall'ufficio del sindaco filtrano voci di un confronto acceso. «Normale dialettica» spegne le chiacchiere un altro assessore (tutti presenti, tranne i leghisti Chizzini e Tonghini). Insomma, la delibera c'è o no? «Su suggerimento dei dirigenti e della segreteria generale abbiamo adottato un provvedimento intermedio - spiega il sindaco -La sostanza, però, non cambia, la notizia è che si mette finalmente mano al Podestà. Abbiamo autorizzato la partenza dei lavori». Sodano riferisce di un escamotage per sfilarsi dai «lacciuoli» del patto di stabilità, una sorta «di appalto provvisionale». Un assaggio rispetto all'intervento complessivo da 14 milioni di euro (affidato al Consorzio cooperative costruzioni di Bologna). Una mossa tattica in attesa di decifrare il decreto del consiglio dei ministri. «Non chiediamo soldi allo Stato» torna a scaldarsi il sindaco, tuonando contro «la frattura tra realtà e buon senso». Il paradosso degli euro congelati in cassa, che si possono contare ma non spendere. Niente richiesta di soldi a Roma, quindi, almeno non per il Podestà, magari per raddrizzare Palazzo Te, parecchio acciaccato dal terremoto. Tutto risolto, quindi? Pare di sì, anche se gli assessori esprimono sensibilità e temperamenti diversi. Non è tempo di accapigliarsi, tocca puntellare il Podestà.