Caro direttore, le chiedo la cortesia di ospitare alcune mie considerazioni in merito alla vicenda della Fondazione «La Quadriennale di Roma», sulle cui condizioni di difficoltà economica e di programmazione il presidente della Fondazione, Jas Gawronski, ha formulato in questi giorni un accorato appello pubblico (Corriere del 29 maggio). Anche in questo caso, probabilmente, l'emergenza comunicata ai media avrebbe potuto essere utilmente preceduta da un esame della situazione della Quadriennale con gli interlocutori istituzionali, a partire dalla competente Direzione generale del Ministero. Ma non è questo il punto che mi preme sottolineare. Ritengo infatti che sia più opportuno, anche per comprendere meglio l'emergenza denunciata, cercare di far luce sulle radici di un problema, che è, purtroppo, di sempre più urgente rilevanza per la vita della cultura in Italia. Mi riferisco al fenomeno, assai diffuso nel nostro scenario nazionale, del sorgere di Fondazioni con finalità artistiche e culturali come appunto la Quadriennale le cui potenzialità vengono di fatto svuotate dalla scarsa e talvolta inconsistente partecipazione di soggetti o enti del privato-sociale. L'ordinata gestione e la vita stessa di queste Fondazioni vengono così rimesse per intero, più o meno consapevolmente, al cosiddetto finanziamento pubblico. Nell'attuale congiuntura, peraltro, dipendere dal sostegno pressoché esclusivo delle risorse pubbliche non solo è un'operazione sempre più contrassegnata dall'incertezza, ma anche una scelta culturalmente e socialmente obsoleta. Sia chiaro che con ciò non si intende assolutamente negare la necessità di una partecipazione pubblica a garanzia e tutela della storia e dell'identità culturale di molti importanti istituti. E però lecito domandarsi quali siano le caratteristiche specifiche e il reale orizzonte di sviluppo di una Fondazione, se questa può continuare a sussistere unicamente grazie all'apporto economico dello Stato e di altri enti pubblici. E mi chiedo se sia giusto che, quando in talune circostanze tale apporto risulti non incrementabile o motivatamente venga meno, al mancato o carente sostegno dello Stato si addebiti l'esclusiva responsabilità del fallimento. Il Ministero non è un pozzo di san Patrizio. E nella distribuzione delle risorse esistenti, più della condiscendenza agli appelli o ai manifesti, deve contare il rispetto delle regole valide per tutti. Lo strumento delle Fondazioni è stato pensato anche per porre rimedio a quel declino dei tradizionali modelli di welfare e di sostegno culturale, che in tutto l'Occidente ci piaccia o non ci piaccia è irreversibile e sempre più rapido. Certo, le premesse e le promesse delle Fondazioni non sempre sono state mantenute. Né, forse, era realistico immaginarlo, specie senza una diversa e adeguata politica fiscale. A tutto ciò occorrerà cercare in tempi rapidi una valida soluzione. Entrando nel merito delle valutazioni espresse dal Presidente Gawronski, vorrei richiamare almeno tre aspetti. i) Il contributo ordinario alla Quadriennale (pari a 360.833 euro all'anno) è stato garantito nel 20ll e nel 2012 senza apportare alcun taglio. 2) Il Ministero ha sempre appoggiato la Fondazione, anche aiutandola a cercare di incrementare il patrimonio con le necessarie modifiche statutarie. 3) Mai è stato formalmente presentato agli uffici del Ministero un progetto per la Quadriennale del 2013. D'altro canto, un contributo decisivo da parte di Arcus è certamente una legittima aspettativa, che però, per realizzarsi, ha bisogno che si partecipi ad un bando, che lo si vinca e che prima ancora il bando sia emanabile perché vi sono le risorse necessarie. Come già ho fatto in circostanze analoghe, anche per la Quadriennale intraprenderò tutte le strade possibili per cercare soluzioni che garantiscano la sopravvivenza di questa storica istituzione culturale.
La cultura punti anche sul privato
Il Presidente della Fondazione La Quadriennale di Roma, Jas Gawronski, ha denunciato le difficoltà economiche e di programmazione della Fondazione. Il sottosegretario alla Cultura, Giovanni Salvi, ha risposto affermando che il Ministero ha sempre appoggiato la Fondazione e che il contributo ordinario è stato garantito nel 2012 senza taglio. Gawronski ha anche richiamato il contributo di Arcus, che è una legittima aspettativa, ma che richiede la partecipazione al bando e la vittoria per realizzarsi. Il sottosegretario ha affermato che il Ministero non è un pozzo di san Patrizio e che deve rispettare le regole valide per tutti.
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