Accompagnare le amministrazioni nel processo di valorizzazione dei beni demaniali. E lavorare, allo stesso tempo, affinché i progetti di recupero siano appetibili per il mercato. Questi, secondo il presidente Roberto Reggi, gli obiettivi della neonata Fondazione Anci "Patrimonio Comune". Lo stato dell'arte sul federalismo demaniale e sul trasferimento di beni è stato descritto oggi nella sala Conferenze dell'Anci, con un convegno dedicato alle esperienze dei diversi Comuni che si sono già attivati per il recupero e il trasferimento di beni demaniali. Il tutto con una premessa: a fronte di un sostanziale stop del governo all'emanazione delle liste di beni trasferibili in base al federalismo demaniale, gli unici casi in cui il processo ha avuto avvio riguardano prevalentemente il trasferimento di beni del demanio culturale. Questo perché la fattispecie dei beni culturali non prevede emanazione di liste di beni trasferibili, ma si attiva direttamente su richiesta degli enti interessati. E così città come Forlì, Castiglione del lago, Scafati o Torino hanno potuto attivare le procedure per il trasferimento e la valorizzazione di alcuni beni immobili. "L'obiettivo della Fondazione spiega Reggi è proprio quello di partire da queste best practice per fornire ai Comuni interessati al trasferimento di beni procedure e progetti semplificati, in modo che i trasferimenti stessi possano andare a buon fine". Insomma, "accompagneremo gli enti in tutto il percorso, fino alla realizzazione del bando per la valorizzazione". Allo stesso tempo, spiega ancora Reggi, "vogliamo supportare i Comuni anche nella ricerca di interlocutori privati che partecipino alle gare per le assegnazioni e per la valorizzazione". Se infatti "il progetto di recupero deve partire dalle esigenze delle amministrazioni, e quindi dei cittadini", allo stesso tempo "il ruolo dei privati dovrà essere quello di inserire in questi progetti gli elementi che rendano il progetto stesso appetibile per il mercato, in modo che gli amministratori abbiano la garanzia di non vedere gare deserte dopo tanti sacrifici e impegno per la costruzione di un progetto credibile". Le idee, ribadisce Reggi, "verranno anche grazie a quelle amministrazioni che si sono già adoperate in questo senso". Tra queste c'è Torino. Proprio nel corso del convegno Carla Villari, direttore della direzione Patrimonio del capoluogo sabaudo, ha illustrato il progetto di valorizzazione della Caserma Cavalli, trasferito dallo Stato lo scorso 24 maggio dopo un lungo procedimento. Il programma di recupero prevede tra l'altro la creazione di un polo didattico culturale e attività socio-assistenziali, una biblioteca e una sala polivalente. Il tutto grazie ad una partnership con i privati, che saranno individuati proprio con una gara pubblica, per un investimento stimato intorno ai 4 milioni. In cambio ai privati verrà concesso l'utilizzo trentennale della struttura, che manterrà comunque parziale funzione pubblica. Un accordo di valorizzazione, insomma, che a Torino riguarda anche altri immobili, tra cui Palazzo Madama, i Giardini reali inferiori, la Manifattura tabacchi. (mv)