Era la terra delle rocche che si alzavano come mastini tra i tetti rossi delle case, era la terra della Bassa, con i campanili di cui si scorgevano solo le cime per chi guardava da lontano. Ma era anche la terra dei pittori come Guercino, che era di Cento, come il ferrarese del Cossa o il bolognese Francia. Era anche la terra, e non paia una contraddizione, di feroci individualisti abituati a lavorare tutti insieme. Ora invece pare Stalingrado un'ora dopo la fine della battaglia. Rocche sbriciolate, chiese abbattute da un cannone che non sta sopra ma sotto la terra. Nove giorni di terremoto hanno cambiato tutto, hanno portato la rovina in una vastissima area che comprende le provincie di Modena, Ferrara, Bologna, Mantova. Il risultato è un altro durissimo colpo al patrimonio artistico, tra cui spicca il crollo quasi totale del duomo di Mirandola intitolato a San Francesco, iniziato dai Pico, i signori locali, nel 1440. Quei Pico di cui si ricorda lui, Giovanni Pico della Mirandola, ma che fu una famiglia di feudatari legati contemporaneamente alla loro terra e alle grandi correnti del pensiero europeo. E tra le terre della Bassa è la provincia di Modena ad aver subito i maggiori insulti dal sisma. Si diceva del duomo di Mirandola ora ridotto a una facciata sghemba che copre un ammasso di rovine: crollata la struttura, disintegrati gli affreschi di scuola emiliana, annichilite le statue. A Cavezzo, a San Possidonio non si è salvato nulla né le chiese, rifatte nel XIX secolo, né le antiche case che da sempre abbellivano il centro. Oltre al duomo di Mirandola, colpi definitivi hanno subito le rocche estensi di San Felice e Finale, gran parte delle mura e delle torri rimaste in piedi dopo le prime scosse sono crollate. Anche Modena non è stata esente dai danni, mentre i tecnici stanno verificando lo stato del Duomo e della Ghirlandina, la torre-campanile che da sette secoli svetta sulla città, la grande sfera di pietra che sovrastava la facciata della Chiesa del Voto, costruita nel 1630 dal duca per esaudire un voto rimasto segreto, è caduta sul sagrato come fosse una palla di cannone sparata dalla natura. Ha subito danni anche la chiesa di Brescello, che è stata chiusa per danni alle navate. Nell'immaginario collettivo di tutta Italia la chiesa immortalata dai film di Peppone e don Camillo. «Si sono allargate le crepe che si erano aperte per il sisma di fine gennaio», ha detto il sindaco Giuseppe Vezzani. Nel Veneto i danni più preoccupanti si sono verificati a Padova, dove la Basilica del Santo presenta alcune crepe nei muri di sostegno e cadute di pittura da alcuni affreschi. E veniamo a Bologna, in città è stata evacuata la storica sede del Comune, Palazzo d'Accursio che risale al XIII secolo, anche se ha subito continui rifacimenti. Evacuato anche il vicino Museo Civico archeologico, ospitato in parte nel rinascimentale Portico del Pavaglione e nei locali di quello che fu il medievale Ospedale della Morte. Lungo gli antichi muri si sono prodotte delle crepe e alcuni intonaci sono caduti su alcuni pezzi antichi che sarebbero stati danneggiati seriamente. Sotto osservazione e transennati anche il rinascimentale Palazzo Baciocchi ora Palazzo di Giustizia, Santa Maria della Vita che contiene tra l'altro le splendide statue del Compianto sopra il Cristo morto di Niccolò dell'Arca. Transennata e tenuta sotto sorveglianza anche la basilica gotica di San Francesco con la sua arca marmorea. In provincia tutto il centro storico di Crevalcore, dove la chiesa principale e il vicino oratorio sono ridotti in macerie, è stato evacuato. A Pieve di Cento è venuta giù la cupola settecentesca di Santa Maria della Collegiata, ma la chiesa ha riportato danni anche nelle sue parti più antiche che risalgono al XIII secolo.