Il gruppo di Ponzano si vede bocciare il megastore avveniristico del Fontego mentre lo stilista combatte per poter innalzare una torre di 244 metri VENEZIA. Cambiare, azzardare, innovare. O lasciare tutto com'è? Eterno, irrisolvibile dilemma. Il problema è che non c'è tempo da perdere. E che buona parte dei palazzi veneziani cade a pezzi se non ci pensano i privati, a salvare il salvabile. E, allo stesso modo, sono i privati a dover lanciare la realizzazione di nuove opere in terraferma perché le casse pubbliche, si sa, sono vuote. Ma non hanno vita facile nemmeno loro. Il ministero dei Beni culturali ha bocciato il progetto di Benetton, firmato dall'archistar Rem Koolhaas, per la rinascita del Fontego dei Tedeschi. E per la torre di 60 piani che Pierre Cardin vuole realizzare a Marghera, creando 4500 posti di lavoro, due docenti dello Iuav propongono un decreto legge ad hoc per avviarne subito la costruzione. Lo fanno perché il veneto Cardin è stato chiaro: «O me la fate costruire qui in tempi brevi o la tiro su da un'altra parte». Il Fontego, l'enorme palazzo cinquecentesco sul Canal Grande, proprietà del gruppo di Ponzano, doveva diventare un moderno grande magazzino con scale mobili trasparenti, aree per gli eventi culturali e una terrazza all'ultimo piano con vista sul ponte di Rialto. Un'opera di architettura contemporanea unica nel suo genere, uno scossone non da poco perla nostalgica Venezia, così legata al suo rigoglioso e serenissimo passato. Concordando con i rilievi di Direzione regionale e Soprintendenza, che avevano sollevato perplessità, Roma ha respinto il progetto dall'inizio alla fine: "no" alla terrazza, "no" alle scale mobili, "no" all'uso di materiali non consoni al complesso monumentale come plexiglass o lamiere perforate, "no" a strutture che limiterebbero la luminosità e lo spazio della struttura. Parere negativo anche al maxipontone galleggiante in Canal Grande, di 25 metri per 5, che Benetton voleva far installare. Tutto da rifare. Per la gioia dei residenti, da sempre restii alla trasformazione del Fontego nell' ennesimo edificio a destinazione commerciale e turistica. Ma la domanda rimane: cosa ne sarà del palazzo? Ai tempi della Serenissima era la sede degli scambi commerciali fra mercanti tedeschi e veneziani. Fino a qualche anno fa ha ospitato le Poste Italiane. E ora? I suoi spazi versano nel degrado e una destinazione diversa da quella commerciale, in pieno centro, è difficile da immaginare. La comunicazione ufficiale dei motivi della bocciatura arriveranno fra qualche giorno. In attesa, Benetton manifesta irritazione ed è pronto a difendere il suo progetto con le unghie e con i denti: limitarsi alla presa d'atto significherebbe rinunciare a un ingente investimento. Anche la costruzione della torre avveniristica di Pierre Cardin, alta 244 metri, è in bilico. E qui non siamo nemmeno a Venezia, ma a Marghera, in un campo verde e vuoto fronte laguna dove lo stilista vuole erigere il simbolo della rinascita post polo chimico. Il Palais Lumière, disegnato dal magnate della moda e già benedetto dalla Regione, dovrebbe nascere fra quattro anni grazie a un investimento di 1,5 miliardi e, in esso, troverebbero spazio hotel, ristoranti, piscine coperte e scoperte, giardini pensili, sale cinema, auditorium, persino un pronto soccorso ospedaliero e un eliporto. Gianfranco Perulli e Flavio Leardini, docenti di diritto amministrativo all'Università Iuav di Venezia, propongono un decreto legge ad hoc per non lasciarsi sfuggire il progetto. Cardin ha fretta di realizzarlo ma l'iter per ottenere tutti i pareri e le approvazioni si preannuncia lungo. «L' enorme vantaggio economico che deriverebbe da quest'opera colossale - dicono Perulli e Leardini - richiede un intervento del premier Monti. Dovrebbe approvare un decreto che superi le procedure di previsione urbanistica e includa i pareri di Regione, Comune, Provincia, Sovrintendenza, Magistrato delle Acque, Autorità Portuale». Il varo di un decreto legge rappresenterebbe, secondo il Cirga (Centro italiano di ricerca giuridico amministrativa), l'unica possibilità di veder realizzata la torre. «Il fatto che Cardin abbia chiesto tempi brevissimi per la decisione, pena l'abbandono del progetto chiudono i docenti - rende problematico utilizzare gli unici schemi di semplificazione amministrativa che il nostro ordinamento prevede, l'accordo di programma o la figura del Commissario. Visto l'ingente investimento economico privato, quest' opera non può andare perduta».
La sfida proibita a Venezia di Benetton e Cardin
Il progetto di Benetton per il Fontego dei Tedeschi a Venezia è stato respinto dal ministero dei Beni culturali. Il progetto, firmato dall'archistar Rem Koolhaas, prevedeva la realizzazione di un grande magazzino con scale mobili trasparenti, aree per gli eventi culturali e una terrazza all'ultimo piano con vista sul ponte di Rialto. Il ministero ha respinto il progetto per diverse ragioni, tra cui la presenza di materiali non consoni al complesso monumentale come plexiglass o lamiere perforate. Il progetto di Pierre Cardin per la torre di 244 metri a Marghera, in un campo verde e vuoto fronte laguna, è anch'esso in bilico.
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