A terremoto ancora attivo in Emilia Romagna, mentre si piangeva, insieme ai morti, il durissimo colpo inferto al tessuto architettonico e artistico, alla civiltà, di una regione, scoppiava il contenzioso sulla Villa Adriana di Tivoli. Si dava per imminente l'apertura di una enorme discarica nelle vicinanze dello stupendo sito archeologico e monumentale. Niente di meglio si era pensato per raccogliere l'immondizia ormai esondante dalla discarica di Malagrotta, che da trent'anni raccoglie i rifiuti indifferenziati prodotti a Roma. Mentre gli imperatori romani esportavano nell'Agro ville e raffinati insediamenti, i loro tardi e minimi successori non si fanno scrupolo di accumulare negli stessi luoghi il pattume dell'Urbe. Fa rabbrividire il pensiero di corvi e gabbiani che svolazzano e scacazzano sulle antiche mura. Soffocate dalle loro strida le parole dell'imperatore poeta mormorate da qualche sensibile visitatore: «Animula vagulablandulaHospes comesquecorporis...» (Piccola animasmarrita e soavecompagna e ospitedel corpo). A nulla sembravano valere le proteste degli ambientalisti, la mobilitazione di intellettuali da tutto il mondo, le dimissioni di Andrea Carandini dal Consiglio superiore dei Beni culturali, a difesa di quello che è stato proclamato dall'Unesco un patrimonio dell'umanità. C'è da ritenere, a suo parziale discarico, che Monti fosse distratto dai gravi problemi addensatisi, stando alla sola Italia, tra Ferrara e Brindisi. Ma sono stati i ministri Ornaghi e Clini a imporre uno stop all'iniziativa. Con le conseguenti dimissioni del prefetto Pecoraro, a scorno della governatrice Polverini, impavida sostenitrice dello scempio. Tutto è bene, allora, quel che finisce bene? Macché. Ci sono cose che, anche solo a pensarle, si fa peccato e fanno venire il sangue alla testa. E' l'incapacità di capire, deficit culturale a parte, che i beni artistici e paesaggistici rappresentano, e rappresenteranno sempre più con questi chiari di luna, una delle principali risorse economiche per il nostro Paese. Il fallito attentato a Villa Adriana documenta un'altra volta la noncuranza, quando non si tratti di perversa attuazione, per i disastri provocati nell'intera penisola dalla selvaggia cementificazione, dal laidume, dal saccheggio impunito (ultimo episodio, la sottrazione d'una caterva di libri preziosi, a opera del direttore, dalla Biblioteca dei Girolamini di Napoli). Vien da pensare che da noi terremoti e alluvioni, tutto sommato, fanno meno danni degli uomini.