Il consiglio dei ministri si è schierato con il titolare dell'ambiente Corrado Clini e alla fine ha deciso: niente discarica a Corcolle, cinquemila tonnellate di rifiuti al giorno non saranno scaricati nei pressi di Villa Adriana, patrimonio dell'umanità per l'Unesco, territorio irrimediabilmente permeabile e sotto tutela. «Basta discariche». Parla il ministro dell'Ambiente Corrado Climi «Roma a rischio per errori politici» «La responsabilità della difficile situazione attuale sta tutta in capo alle amministrazioni competenti. Disattese le leggi sulla raccolta differenziata» Ministro Corrado Clini, sembrerebbe superato il primo «problema interno al governo", per usare le parole del prefetto Pecoraro, commissario all'emergenza rifiuti di Roma. E' così? Quale problema interno? Abbiamo avuto una riunione in Cdm molto tranquilla e rapida stamattina (ieri per chi legge, ndr). Io e Ornaghi abbiamo presentato le relazioni messe a punto negli ultimi due mesi, da quando siamo stati investiti della questione, in merito ai vincoli di legge ambientali e in materia di Beni culturali. Relazioni che sono state condivise dal Consiglio mentre contestualmente - non conseguentemente - si è preso atto delle dimissioni del prefetto che erano già state presentate qualche giorno fa ma respinte dal presidente Monti. Questa confermata fiducia era stata interpretata in modo strumentale come un supporto alla decisione sul sito di Corcolle, mentre la nota di Palazzo Chigi non aveva mai neppure adombrato questa ipotesi. Tanto che con una seconda nota il governo ha poi chiarito di voler confermare solo la fiducia al prefetto. Dunque, nessun problema interno al governo. Quindi il prefetto non aveva il via libera dl Monti per Corcolle? Ha interpretato in modo quanto meno estensivo questa fiducia. Lei si è Iinvece opposto fermamente. Perché? Il problema di Corcolle, dal punto di vista solo ambientale, è che il sito è di materiale tufaceo e quindi molto permeabile mentre i requisiti di legge stabiliscono che le discariche debbano essere caratterizzate da materiale estremamente impermeabile. la direttiva europea è molto chiara. I siti che non soddisfanno questi requisiti sono considerati a grave rischio ecologico. L'altro aspetto critico di Corcolle è rappresentato dal bacino acquifero sottostante: ci sono due sorgenti lineari con una portata complessiva di tremila litri al secondo. Ecco perché quel sito non è adatto. Tutto questo era chiaro al commissario Pecoraro? Il prefetto riteneva che questi problemi potessero essere risolti con opere di ingegneria che rendessero impermeabile il suolo e assicurassero la protezione del bacino acquifero. Ma le opere necessarie erano complesse e richiedevano tempi lunghi. A tutto questo si aggiunge la vicinanza di Villa Adriana non tanto perché patrimonio Unesco ma perché il divieto a costruire una discarica nelle vicinanze è dettato dalle norme italiane. Secondo il prefetto questo limite di legge poteva essere superato con una ordinanza in deroga. Però alla fine ha dovuto prendere atto che si stava rischiando quasi sicuramente l'apertura di una procedura d'infrazione europea. Pecoraro però ha preferito dimettersi anziché cambiare idea. Lui ha sempre sostenuto che fosse l'unica soluzione possibile e che chi si fosse opposto avrebbe dovuto prendersi la responsabilità di ritrovarsi con i rifiuti per strada a Roma. Prendo atto delle sue valutazioni, ma voglio precisare che le emergenze rifiuti in Italia dimostrano che le decisioni in contrasto con le norme ambientali vengono poi in genere bloccate o dalla magistratura o dalla Commissione Ue. Per cui anche da un punto di vista pratico continuare con Corcolle metteva la Capitale a rischio emergenza. Come è stato scelto il prefetto Sottile? È stato suggerito dal ministro degli Interni e noi abbiamo accolto subito la sua proposta. Il prefetto lavorerà insieme ai ministeri dell'Ambiente e dei Beni culturali. Perché semmai si può parlare di contrasto, questo è intervenuto tra i due ministeri e il prefetto di Roma, e così lo eviteremo. Quale soluzione si prospetta? Ora bisogna evitare che ci sia un'emergenza rifiuti a Roma. Io ho cominciato a seguire questa vicenda il 15 marzo perché il prefetto aveva chiesto il nostro aiuto dopo le prime obiezioni formali su Corcolle in Conferenza dei servizi. A lui, al comune, alla provincia e alla regione il 26 aprile abbiamo consegnato due relazioni con alcune considerazioni finali. La prima è che Roma deve uscire dalla schiavitù della discarica e allinearsi alle direttive europee e alle leggi nazionali, a cominciare dalla raccolta differenziata: le norme italiane impongono il 65 della raccolta differenziata entro il 2012 mentre Roma oggi è al 24. Un altro terna importantissimo è il trattamento dei rifiuti prima di inviarli in discarica, perché sui rifiuti non trattati inviati a Malagrotta abbiamo una procedura d'infrazione europea pesantissima. Ci sono alternative a Corcolle? Dalla regione abbiamo avuto l'indicazione preliminare di sette siti, individuati senza che fosse stata effettuata una valutazione ambientale strategica. Ora tra questi sette siti due sono più sicuri, due potrebbero essere utilizzati previo interventi di opere di ingegneria e tre più critici tra cui Corcolle. Quali sono quelli più sicuri? In questa fase preferirei non fare nomi, dobbiamo approfondire. Ma la governatrice del Lazio Polverini si è detta indisponibile a firmare proroghe per Malagrotta e ad "andare verso una soluzione che mantenga un monopolio privato in città». Si riferisce al tre siti di proprietà del patron di Malagrotta, Manlio Cerroni, e cioè a Monti delI'Ortaccio, Riano e Pian dell'Olmo. Vorrei osservare che questi tre siti sono stati indicati dalla regione qualche mese fa come possibili. Non è stato il ministero dell'Ambiente a segnalarli. Vorrei anche far presente che c'è un commissario nominato dal governo perché regione, provincia e comune non sono stati in grado di individuare una soluzione per i rifiuti di Roma. Questa attività ordinariamente fa capo a loro. Insomma io sono un ministro tecnico e ho limitate capacità di comprensione ma mi sfugge perché da un lato ci vengono dati dei siti da selezionare dall'altro parlano di un monopolio privato che esisteva anche prima. Il signor Cerroni è diventato monopolista grazie all'assenza di politiche delle autorità competenti che negli ultimi decenni non sono stati in grado di creare un sistema diverso di smaltimento dei rifiuti a Roma. Per rompere il monopolio bisogna uscire dalla cultura della discarica con la raccolta differenziata. Solo così, peraltro, si determina un sistema partecipato con molti attori in gioco, si crea una cultura dell'ambiente e anche uno stato più avanzato di partecipazione e di democrazia. Chiederete una proroga per Malagrotta? Chiariamo alcune cose: dopo il richiamo della commissione europea, alla fine del 2010, su questioni di competenza delle amministrazioni locali preposte, la regione ha chiesto al governo di intervenire perché non era in condizione di attuare le disposizioni previste dalle leggi nazionali e comunitarie. Mentre la discarica di Malagrotta era in fase di esaurimento e avrebbe dovuto essere chiusa il 31 dicembre 2011. II governo ha nominato allora un commissario per l'emergenza e su sua richiesta ha prorogato l'uso di Malagrotta fino al 30 giugno 2012. Ora siamo ancora nella stessa situazione ma la responsabilità sta tutta in capo alle amministrazioni che non hanno saputo o voluto svolgere i compiti affidati loro dalla legge. A questo punto se sarà necessaria una proroga per Malagrotta, sarà sotto la responsabilità del commissario e non del presidente della regione. Se il presidente Polverini non vuole firmare la proroga deve dire dove mettere questa discarica e perché in un anno non sono stati capaci di trovare una soluzione. Insomma, io rispetto i rappresentanti delle istituzioni ma chiederei a tutti di avere la misura giusta riguardo al ruolo che svolgono e alla responsabilità che hanno.