Il filosofo Michel Foucault la chiamava «la trasformazione di un documento in un monumento». È la lotta per la memoria, ovvero l'atto con cui la società sceglie di conservare, o meno, fogli e oggetti facendoli diventare dei «beni culturali". E sceglie dove metterli. La donazione delle carte private ereditate da Andrea Jonasson e Mara Bugni al Comune di Trieste e non, per esempio, al Piccolo Teatro, riapre l'interrogativo sul perché alcuni privati che ereditano le carte dei «grandi» non le lascino a Milano. È successo così per le carte di Indro Montanelli, Giuseppe Pontiggia, Marco Zanuso, ma anche Eugenio Montale e altri. La prima risposta può essere psicologica: spesso gli eredi ritengono che la città non sia stata abbastanza benevola con l'illustre parente. L'assessore alla cultura, Salvatore Carrubba, addossa le maggiori responsabilità di questa scelta a una non corretta informazione dei giornali. «Si parla sempre degli archivi che vanno e mai di quelli che arrivano. Si fa polemica su Strehler, Trincale, Zanuso ma non si scrive che si è acquistato l'archivio Carlo Emilio Gadda per centinaia di milioni, che si è convinta la Fondazione Mondadori ad andare alla Bovisa e altro. Il Comune si è dato molto da fare e con Politecnico e Triennale sta facendo una lavoro di catalogazione e deposizione di carte nel Castello Sforzesco. Se i giornali ne parlassero il privato sarebbe più indotto a credere nell'istituzione». Una migliore informazione favorirebbe un meccanismo virtuoso: «Dopo l'acquisto dell'archivio di Gadda, ad esempio, la Garzanti si è decisa a donarci le carte in suo possesso sull'autore. Al Comune vengono fatte periodicamente donazioni d'arte perché è nato un progetto serio di conservazione. Non bisogna tacere, infine, che queste eredità hanno anche un valore economico e questa è una variabile importante». Che sino a poco tempo fa chi sìa stata scarsa fiducia nei meccanismi della burocrazia istituzionale lo conferma Federica Zanuso, figlia di Marco. «Il papà decise di lasciare i progetti all'Archivio di Mendrisio a garanzia che il materiale del suo lavoro fosse a disposizione nella maniera migliore». Una via diversa hanno preso le opere d'arte moderna della collezione Boschi-Di Stefano, che oggi sono esposte nella stessa casa dei collezionisti in via Jan, una parallela dì corso Buenos Aires. «La scelta di lasciare casa e opere al Comune fu assunta dai miei zii ricorda uno degli eredi, il designer Alessandro Mendini Io come esecutore testamentario sono contento, perché la collezione è rimasta legata al suo luogo. Dopo un po' di anni siamo riusciti a fare una fondazione che funziona. Così ho deciso che lascerò i miei schizzi al Museo del design alla Triennale». E qui c'è la novità. «Nell'ambito della creazione del Museo del design affermava il presidente della Triennale, Davide Rampello abbiamo deciso di realizzare anche una biblioteca e un archivio del design. Qui potranno essere conservate le carte, i disegni, i brevetti delle opere di disegno industriale che i progettisti milanesi e italiani vorranno lasciare». Una sede ideale per la conservazione del materiale degli scrittori potrebbe essere invece in prospettiva la Biblioteca europea di porta Vittoria, se verrà realizzata. Tutte le università, inoltre, si sono o si stanno attrezzando per conservare alcuni lasciti. Quello che le istituzioni vorrebbero far capire è che i privati ora possono avere fiducia nelle donazioni. STATALE Apice L'archivio custodisce fondi di importanza editoriale come quelli Bompiani, Ricciardi e Sonzogno POLITECNICO Pietro Bottoni Archivia il deposito di fondi di architettura PAVIA Manoscritti Il fondo dell'università, fondato nel '69, conserva le carte dei grandi scrittori del '900 MENDRISIO Moderno L'università conserva materiale figurativo e di architettura PARMA Csac Il Centro Studi e Archivio della Comunicazione annovera schizzi, disegni e oggetti di architetti e designer Il progetto della Triennale Abbinato al Museo del Design alla Triennale nascerà anche uno spazio destinato a conservare gli archivi dei grandi designer milanesi e italiani. Il museo costerà circa 6 milioni di euro, 4 messi dallo Stato attraverso il Lotto, oltre 500 mila euro dalla Regione e un milione e 200 mila enro dalla Triennale. Il Comune ha contribuito al restauro dello storico edificio progettato da Muzio. INDRO MONTANELLI A FUCECCHIO L'archivio di Indro Montanelli è conservato nel Centro studi di Fucecchio, paese natale del giornalista del «Corriere della Sera» GIUSEPPE PONTIGGIA IN SVIZZERA Lo scrittore milanese, per favorire il sostegno del figlio «disabile», ha ceduto l'archivio a un magnate svizzero. Il Comune aveva cercato di trattenerlo MARCO ZANUSO MENDRISIO Le carte del progettista del nuovo Piccolo Teatro, la cui costruzione durò vent'anni, sono andate nell'Archivio fondato da Mario Botta all'Università di Mendrisio EUGENIO MONTALE PAVIA Le carte di Eugenio Montale, che abitava a Milano in via Bigli, sono in gran parte raccolte presso il Fondo Manoscritti dell'Università di Pavia CARLO RAMOUS MILANO Era sogno dello scultore Carlo Ramous quello di avere uno spazio a Milano. Ma per tutti gli scultori è difficile trovare luoghi adeguati e poi effettivamente visitati.
Archivi storici, no a un altro caso Strehler
Il Comune di Trieste ha ricevuto donazioni di carte private di illustri personaggi come Indro Montanelli, Giuseppe Pontiggia, Marco Zanuso e Eugenio Montale. Queste donazioni sono state fatte dai rispettivi eredi, che hanno scelto di lasciare le carte al Comune piuttosto che a istituzioni come il Piccolo Teatro o la Triennale. L'assessore alla cultura, Salvatore Carrubba, ha affermato che la scelta del Comune è stata influenzata da una non corretta informazione dei giornali, che spesso parlano degli archivi che vanno e mai di quelli che arrivano. Il Comune sta facendo un lavoro di catalogazione e deposizione delle carte nel Castello Sforzesco.
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