Il problema è il peso della monumentale biblioteca con oltre 600mila volumi. Esami e lauree dirottati in altre facoltà di Gianluca Campanella wPISA È come se all'improvviso scomparisse il cuore del cuore di Pisa. Il Palazzo della Sapienza, sede della facoltà di giurisprudenza e uno degli edifici più imponenti della città, da ieri mattina è chiuso per ordinanza del sindaco Marco Filippeschi: la monumentale biblioteca al primo piano e il peso dei suoi oltre 600mila volumi antichi comportano un carico sulla struttura non compatibile con il rischio sismico. Così tutto l'immobile è dichiarato «non utilizzabile» fino a quando i libri non saranno trasferiti altrove. La Sapienza è a metà strada tra piazza dei Cavalieri (una delle più belle d'Italia) e il lungarno: non è solo centro storico in senso geografico, ma anche psicologico. Da ieri c'è un buco nero che fino al giorno prima era frequentato da migliaia di universitari al giorno, con una ricaduta anche sull'economia dei dintorni, dove ora si prevede crisi. Da subito esami, lauree e convegni sono dirottati in altri poli universitari: la situazione è aggiornata in tempo reale su tutti i siti internet accademici. Per fortuna le lezioni sono già finite e c'è tempo di organizzare il calendario di settembre, perché per i tempi non si parla di giorni: circa due anni durerà il "buco", anche se il comunicato della facoltà non si sbilancia e cita generiche «soluzioni a medio e a lungo termine». Il terremoto che sta martoriando l'Emilia non è la causa diretta della chiusura del palazzo; semmai ha tolto gli ultimi dubbi a chi pensava che fosse ancora possibile resistere: da tempo, infatti, il rettore Massimo Augello e tutti gli uffici preposti alla sicurezza del patrimonio edilizio dell'ateneo pisano avevano ordinato una serie di analisi per studiare la stabilità della Sapienza. Qualche calcinaccio era già caduto, qualche voce di chiusura della sola biblioteca circolava con insistenza e nel cortile interno (600 metri quadri) già si cominciavano a vedere gli archi puntellati con strutture di legno a rinforzarne la tenuta. Poi il sisma ha aumentato le criticità, allargando crepe nei muri o formandone di nuove. Così, giovedì scorso, una squadra dei vigili del fuoco ha compiuto un sopralluogo e il verdetto sembrava già scritto: «Situazione certamente critica, ma non di allarme immediato» traduceva con un comunicato ufficiale l'Università. Insomma «l'Ateneo compirà le azioni necessarie alla messa in sicurezza dell'edificio e dei suoi occupanti - anche se impegnative e dolorose - per salvaguardare un patrimonio storico non solo dell'ateneo, ma di tutta Pisa». Era solo la prima puntata: prefetto, sindaco, rettore e tecnici hanno continuato le consultazioni, fino alla decisione di lunedì sera. L'amara ironia ha voluto che l'ordinanza fosse firmata ieri mattina, un'ora dopo l'ennesima e violenta scossa di assestamento che è stata avvertita in tutto il Nord del Paese. Ora c'è da effettuare il trasloco dei testi e da consolidare l'edificio. Da Roma dovrebbe arrivare un aiuto economico: va detto che la Biblioteca universitaria, nonostante il nome, dipende dal ministero per i Beni e le attività culturali e sin dal 1823 ha sede nel Palazzo della Sapienza. Quest'ultimo, dal 1959 è in uso perpetuo e dal 2002 interamente di proprietà dell'Ateneo. Insomma, le "stanze" sono pisane, mentre i "libri" sono del popolo (e del contribuente) italiano. Augello ha una parola per tutti e annuncia «massimo impegno, consci delle difficoltà che dovranno affrontare i docenti, il personale amministrativo, tecnico e bibliotecario, e gli studenti».
PISA - Chiude la Sapienza, il cuore di Pisa
Il Palazzo della Sapienza, sede della facoltà di giurisprudenza di Pisa, è stato chiuso per ordinanza del sindaco Marco Filippeschi a causa del peso dei suoi oltre 600mila volumi antichi, che comportano un carico sulla struttura non compatibile con il rischio sismico. La biblioteca è stata dichiarata non utilizzabile fino a quando i libri non saranno trasferiti altrove. I libri saranno trasferiti in altri poli universitari e le lezioni sono dirottate. Il terremoto in Emilia non è la causa diretta della chiusura, ma ha aumentato le criticità.
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