ERA il 2000, presidente della Regione era Sandro Biasotti, del porto Giuliano Gallanti e, soprattutto, cerano ancora le lire. Fu in quellanno che prese vita uno dei più grandi scippi nella storia urbanistica di Genova, quello delle aree di Cornigliano fino ad allora di proprietà del porto di Genova. Loperazione fu talmente rapida che, nella fretta di farla passare, la si presentò sotto forma di emendamento alla legge finanziaria, sbagliando il nome. Era il famoso "emendamento Cornegliano", linizio di una storia che arriva a conclusione soltanto oggi, a più di dieci anni di distanza, con la sentenza del Consiglio di Stato che dà ragione allautorità portuale, nella sua richiesta di indennizzo per quelle aree scippate, e torto al governo, in una lunga sequenza di attori che va dal presidente del consiglio ai ministri dellEconomia, del Lavoro, dello Sviluppo Economico, dellAmbiente, dei Beni Culturali fino ad arrivare agli enti locali. Proprio per indennizzare il porto dalla perdita delle aree (poi conferite alla Società per Cornigliano) si era stabilito di riconoscere allauthority 150 miliardi di lire, poi trasformate nel tempo, e sancite in un apposito accordo di programma, in 70 milioni di euro. Soldi promessi dal governo, ma mai pagati.