La discesa agli Inferi di Cristo del Bronzino, le deposizioni dell'Allori e del Salviati, e tutti gli altri grandi dipinti custoditi nel cenacolo di S. Croce finirebbero sott'acqua, se a Firenze si ripetesse un fenomeno simile all'alluvione del '66. E quanto è emerso, ieri pomeriggio, da una giornata di studi sulla messa in sicurezza dei beni culturali organizzato nello stesso cenacolo dall'opera di Santa Croce insieme all'ateneo fiorentino, al quale hanno preso parte, tra gli altri, anche la sovrintendente al polo museale Cristina Acidini ed Elvezio Galanti della Protezione civile. «Ci sarebbero alti rischi sotto questo profilo per tutte le opere custodite qua», ha ammonito la presidente dell'ente, Stefania Fuscagni; un'opinione condivisa in pieno anche dal rettore della basilica, padre Antonio di Marcantonio, che ha ricordato come «a fronte di un livello dell'acqua che salisse ad altezze analoghe ai 5 metri raggiunti nel '66, ci troveremmo di fronte ai medesimi risultati». «Non c'è dubbio che le opere custodite nel cenacolo debbano essere spostate», ha detto Galanti. Dal convegno è inoltre partito l'appello affinché sia realizzata la messa in sicurezza permanente dei locali che compongono il museo della basilica. I capolavori di Santa Croce a rischio alluvione come nel '66 quando, i14 novembre 1966, l'Arno sommerse Firenze, tra i luoghi più colpiti ci furono la Basilica francescana di Santa Croce e i capolavori custoditi nel suo complesso, tra cui il grandioso Cristo di Cimabue. Il vero e proprio simbolo dell'emergenza culturale attraversata dalla città in quel frangente. A 46 anni di distanza, se Giove Pluvio dovesse ripetere le precipitazioni con altrettanta intensità, il rischio per le opere sarebbe pressoché analogo. Quindi, occorre varare un nuovo piano per la messa in sicurezza delle opere esposte nel Museo di Santa Croce. E' quanto emerso ieri durante l'incontro-studio promosso dall'Opera di Santa Croce e l'Università di Firenze nel grande Cenacolo francescano. Nel 1966 nel Cenacolo e nei locali attigui l'acqua raggiunse i 5 metri e furono numerose le opere che andarono distrutte. Allora si era pensato a una nuova ricollocazione, ma a distanza di oltre quarant'anni il Museo è rimasto un luogo espositivo. Lo stato di salute delle opere collocate all'interno dell'attuale Museo, oltre al rischio idraulico, pone anche la necessità di assicurare condizioni microclimatiche più adeguate e stabili di quanto oggi consentito dagli storici locali. Un progetto quindi che abbia come scopo la salvaguardia delle opere ma al tempo stesso che sia studiato anche per valorizzarle, attraverso un percorso di demusealizzazione delle opere e di riconsacrazione degli spazi interessati. Lo stesso Cenacolo potrebbe, in tal modo, esser recuperato alla sua primaria funzione di luogo di accoglienza e di incontro. «Santa Croce fu luogo simbolo del disastro che colpi Firenze, e il grande Crocifisso di Cimabue rappresentò per anni l'icona degli sforzi fatti per far rinascere la città e le sue opere ha avvertito Stefania Fuscagni, Presidente dell'Opera di Santa Croce e, con l'appoggio anche dell'Università di Firenze, vorremmo arrivare al traguardo del cinquantesimo anniversario dell'alluvione del '66 con un obiettivo raggiunto: quello dell'esser riusciti ad attuare piani reali di prevenzione del rischio». «Le esercitazioni compiute nel 1996 e nel 2006 ha aggiunto Giuseppe De Micheli, Segretario Generale dell'Opera - ci hanno portato a fare una ricognizione di tutte le opere che si trovano ancor oggi ad alto rischio alluvionale. Richiamato anche l'impegno sottoscritto nel 2010 con il Protocollo provinciale per la messa in sicurezza dei beni culturali in caso di esondazione abbiamo dovuto prendere atto che, allo stato attuale, i tempi di preavviso non ci consentirebbero alcuna azione efficace per la messa in sicurezza delle grandi opere. Si pone, quindi, la necessità di valutare spazi espositivi diversi, considerando in primo luogo quelli adiacenti alla Basilica posti a livelli di maggior sicurezza rispetto all'area dei chiostri e del museo». Il Museo dell'Opera fu inaugurato per la prima volta il 2 novembre del 1900 quando l'ex refettorio, da tempo destinato a deposito di opere d'arte, fu allestito per la pubblica esposizione di queste. La nascita di questo museo fu la conseguenza di un grande progetto di restauro e di riallestimento della chiesa e del complesso, ideato all'inizio degli anni sessanta dell'Ottocento, che comportò una lunga serie di spostamenti, rimozioni e scoperte di oggetti e di opere d'arte fino a tutta la prima metà del '900. Colonne, Capitelli tavole d'altare furono progressivamente trasportati nell'antico Refettorio. Questo ambiente fu utilizzato come deposito anche delle opere d'arte provenienti dalla demolizione del centro storico della città. Nel 1958 si decise di restaurare il Refettorio e il nuovo aspetto dell'ambiente costrinse ad un ripensamento del suo allestimento. Così il 26 marzo del 1959 venne riaperto al pubblico. Il 28 luglio 1962 venne inaugurato il nuovo Museo comprendente complessivamente sei sale. Dopo l'alluvione del '66, fu riaperto nel '75 e allestito con le poche opere già restaurate.