Non c'è soltanto la biblioteca nella Quadreria e nella chiesa opere d'arte che vanno tutelate e valorizzate. L'intervista «Nel chilometro e mezzo di via Duomo capolavori di duemila anni di storia». Non riesce a contenere la proverbiale esuberanza (stavamo per scrivere rabbia). Nicola Spinosa, l'ex sovrintendente al Polo Museale, è fatto così. L'ennesimo scandalo dell'arte a Napoli lo sente come un affronto alle battaglie che l'hanno coinvolto nel suo lavoro decennale. Sovrintendente, che idea s'è fatta del caso dei Girolamini? «È l'ultimo atto di una lunga vicenda di furti e scomparse. Già dopo la guerra, quando c'era padre Bellucci, furono rubati gli argenti e ci fu un processo. Poi il terremoto ha fatto il resto, lasciando per decenni nell'abbandono un complesso trai più preziosi d'Italia». Non c'è solo la biblioteca, quindi? «Dentro c'erano, e non si sa se ci sono ancora, codici importantissimi e tutta la biblioteca del Valletta per la quale Vico ebbe l'incarico di fare l'inventario». Forse l'unico inventario mai fatto? «Con quello che è successo, lo penso anch'io. Ma ai Girolamini ci sono capolavori di valore inestimabile. A cominciare dall'affresco di Luca Giordano sulla controfacciata o dalle stesse stanze della biblioteca che sono un gioiello del rococò italiano». E la Quadreria. «Esatto. Prima che fosse riaperta, molte opere, sia della chiesa che della Quadreria, sono state portate a Capodimonte, a partire dagli angeli di marmo del Sammartino». Ora che i Girolamini andranno via cosa pensa sia giusto fare per tutelare questo patrimonio? «Il complesso appartiene allo Stato, attraverso il Fondo Edifici di Culto. Dovrebbe occuparsene la Curia, magari con una Fondazione laica e realizzare un primo vero inventario, un restauro e la apertura religiosa (della chiesa), turistica (della Quadreria) e per gli studiosi (della biblioteca)». Da uno a dieci che voto dà all'importanza dei Girolamini? «Otto. Ma guardi che i Girolamini sono inseriti in un contesto unico al mondo, dove si potrebbe realizzare un vero sistema museale che racchiude duemila anni di storia. Mi ascolti...». Prego. «A piazza Nicola Amore ci sono i resti romani venuti fuori dagli scavi della metropolitana. Più avanti c'è il quattrocentesco Museo Filangieri. Sulla stessa strada c'è il Duomo con i suoi tesori medievali e barocchi. E i Girolamini. In fondo piazza Cavour con la Sanità di fronte, il Museo Archeologico a sinistra e l'Albergo dei Poveri a destra. Tutto in un chilometro e mezzo». Di tutto, di più. «Mica è finito: nei vicoli a destra e a sinistra di via Duomo, c'è il Pio Monte della Misericordia con il Caravaggio, i ruderi romani del Carmeniello ai Mannesi e anche il Madre con la sua arte contemporanea e Donnaregina Vecchia. E sicuramente ho dimenticato molte altre cose. Pensi quanto lavoro si potrebbe creare con la manutenzione ordinaria, quotidiana fatta da giovani esperti. E invece si buttano soldi per regate». Intanto ai Girolamini arriveranno 5 milioni di fondi europei. «È una buona notizia. Ma servono appena per cominciare».
NAPOLI - Spinosa: Ora una fondazione laica per un bene che appartiene alla città.
Il complesso dei Girolamini a Napoli è un patrimonio artistico e storico unico al mondo. La chiesa e la biblioteca sono state abbandonate per decenni dopo il terremoto e sono state oggetto di furti e scomparse. Il sovrintendente Nicola Spinosa sostiene che il complesso merita di essere valorizzato e tutelato. Egli propone di realizzare un inventario, un restauro e l'apertura religiosa, turistica e per gli studiosi. Il complesso è inserito in un contesto unico, con altri musei e monumenti storici in un chilometro e mezzo.
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