La trasformazione del piano terra del restaurato palazzo municipale in contenitore culturale, non trova totali consensi. A stigmatizzare determinate scelte dell'Amministrazione, con particolare riferimento alle recenti dichiarazioni dell'assessore Giovanna Fraterrigo, è Massimo Casertano, responsabile del movimento "Augusta città libera". «Polo culturale nel centro storico? Ad Augusta la biblioteca comunale è chiusa da anni. Beni culturali e monumentali non sono fruibili e sono abbandonati a se stessi, non si organizzano eventi di rilievo da decenni e, come se non bastasse, dopo vent'anni di attesa si declassa il museo della Piazzaforte in una mostra. Non so cosa intenda l'assessore Fraterrigo per "cultura". Riapra la biblioteca e chieda scusa alla città per i ritardi accumulati e per la sua incapacità. Peccato - aggiunge - avere relegato questo prestigioso museo in due anguste salette, trasformandolo di fatto in una mostra: dopo vent'anni di attesa dalla sua chiusura era doveroso restituirlo alla città in condizioni ottimali». Il responsabile di "Augusta città libera" auspica che tale collocazione sia provvisoria. La storia di Augusta, i reperti e cimeli, alcuni dei quali unici e di grandissimo pregio, le preziose testimonianza, i segni della memoria cittadina, amorevolmente raccolti e custoditi dal compianto Tullio Marcon e dall'instancabile ed encomiabile Antonello Forestiere, meritavano, secondo Casertano, di rivedere la luce in locali più idonei e consoni al loro valore. «Anche per potere rappresentare opportunità di sviluppo per la comunità, offrendoli alla fruizione di scolaresche, visitatori, inseriti in un percorso culturale integrato che questa Amministrazione, dopo dieci anni di gestione, avrebbe già dovuto creare». Casertano fa infine riferimento alle enormi potenzialità culturali di Augusta e parla di inadempienze dell'assessore alla Cultura. «Davvero Augusta potrebbe vantare un polo culturale d'eccellenza, se solo si ricordasse che esistono sul territorio beni culturali per nulla valorizzati ai fini turistici per l'incapacità a renderli fruibili e produttivi. E se ci si rendesse conto del fatto - conclude - che le risorse destinate alla cultura non sono spese ma investimenti». A. S. 29052012