«Io sono per l'azione, non la meditazione», esordisce Lorenzo Ornaghi, ministro dei beni culturali, al festival di Cannes dove, fra vari impegni istituzionali, ha incontrato il suo corrispettivo francese (una trentanovenne, Aurélie Filippetti, a dimostrazione di quanto i nostri due governi siano diversi...) e ha annunciato la formazione di Italia in Luce, un ente che dal 2013 unirà quattro ministeri oltre ai beni culturali ci saranno sviluppo economico, turismo ed esteri con Istituto Luce-Cinecittà e l'Associazione produttori (Anica) nello sforzo di sostenere sinergicamente cinema, territorio e prodotto italiani all'estero. «Vogliamo promuovere la qualità nazionale, facendo sì che il cinema italiano venga inteso come soggetto e quota di cultura», ha detto il ministro. Per garantire indipendenza economica all'industria cinematografica italiana, «il tax credit sarà reso permanente, con cicli di quattro anni, affinché il cinema esca dalla situazione di incertezza che non garantisce la stabilità delle iniziative: mi impegno personalmente ad accelerare l'iter dei disegni di legge al proposito». Il ministro non ha perso l'occasione per chiarire la sua posizione nella «guerra dei festival»: «I giornali hanno sottolineato come io abbia preso le parti del Torino Film Festival. Tengo a sottolineare che auspico che in Italia le manifestazioni di cinema internazionali abbiano un minimo di collaborazione leale: dovrebbe prevalere un interesse generale per il cinema italiano. Mi sembra il minimo, in una situazione incerta come quella attuale». Il dream team di Italia in Luce potrà contare su un budget di 5 milioni di euro annui, parte del quale verrà stanziato per incentivare un gruppo selezionato di distributori esteri a comprare e promuovere il cinema italiano nei loro paesi.