L'incontro Stamattina il cardinale incontrerà il sacerdote indagato per lo scandalo della biblioteca Striscioni e sit in dei fedeli. Poi l'incontro con il cardinale «Decidere spetta anche a me» Il futuro dei Girolamini è anche nelle mani del cardinale Crescenzio Sepe. La Congregazione, dopo lo scandalo dei libri rubati, ha annunciato che dopo quasi 450 anni, abbandonerà Napoli. La chiesa ieri mattina è rimasta sbarrata. C'è stata solo una messa, all'interno, per i padri di san Filippo, mentre davanti all'ingresso di via Duomo si è tenuta una manifestazione di sostegno adon Sandro Marsano, l'oratoriano indagato insieme Marino Massimo De Caro, il direttore della biblioteca finito in manette. Una ventina di fedeli hanno innalzato un cartello con la scritta «Don Sandro non ci lasciare» tra la curiosità e il sostegno dei passanti. Poi le donne del centro storico che, da quando la basilica barocca ha riaperto i battenti dopo decenni di degrado, sono tornate a riunirsi in un edifico all'altezza della loro fede, hanno deciso di attraversare la strada e entrare nella navata del Duomo per chiedere l'appoggio a Sua Eminenza. Era in corso una cerimonia di cresime, ma le fedeli dell'Associazione San Filippo Neri non si sono perse d'animo. Quando la funzione è finita hanno aspettato Sepe sotto le volte di Santa Restituta, prima che il prelato rientrasse nei suoi appartamenti diDonnaregina. Sepe si è mostrato subito, come sempre, molto disponibile. Le ha ascoltate e le ha rassicurate: «Sulla chiesa di Girolamini deciderò anche io, non vi preoccupate non la chiuderemo mai, appartiene alla città». Male fedeli hanno insistito: che ne sarà di don Sandro? «Ho provato molte volte a chiamarlo» ha spiegato Sepe «ma non l'ho mai trovato. Ditegli di venire da me domani (oggi, per chi legge ndr.) alle nove in Curia». Il cardinale aveva già in agenda un appuntamento con don Sandro, ma il precipitare degli avvenimenti, con la decisione dei padri di abbandonare Napoli, ha imposto un'accelerazione. Sepe, per il suo ruolo di pastore, gli consiglierà un ripensamento. Ma la matassa non si sbroglierà rapidamente, anche perché dalla sede centrale della Confederazione dell'Oratorio a Roma, diretta da Edoardo Aldo Cenato, hanno imposto il silenzio. Ritengono indispensabile abbassare i toni in una vicenda che ha del clamoroso. Se la sorte del sacerdote sarà probabilmente decisa nella capitale, resta da capire il destino della basilica. Il complesso dei Girolamini è ricchissimo d'arte e di storia, come pochi altri edifici di Napoli e d'Italia. La chiesa è in parte affrescata da Luca Giordano e ha sculture di Pietro Bernini. La sacrestia conserva tele del Giordano, ilprolifico Luca Fa' Presto. La quadreria espone opere di Battistello Caracdolo, Massimo Stanzione, Francesco Soli-mena, Jusepe de Ribeca, Guido Reni e ancora del Giordano. La biblioteca saccheggiata è quella dove ha studiato GiambattistaVico (che ai Girolamini volle essere seppellito). Tutto appartiene al Fondo Edifici di Culto (il Fec), quindi allo Stato italiano, ed è affidato in gestione alla Congregazione napoletana degli Oratoriani. Dopo la lunga chiusura della chiesa, cominciata per restauro alla fine degli anni Settanta e allungata in modo spropositato dalle conseguenze del terremoto, i Girolamini hanno riaperto nel 2009. Per i fedeli, i turisti, i napoletani. In Curia hanno sempre immaginato dipoter utilizzare al massimo il patrimonio del complesso, perché l'edificio in quanto a magnificenza artistica non ha nulla da invidiare a tantissime delle celebrate chiese della città. Proprio la sua collocazione topografica, difatto di fronte al Duomo, ha sempre suggerito un'espansione della cittadella arcivescovile. Attualmente la biblioteca è affidata alle cure della taskforce guidata dal direttore della Nazionale, Mauro Giancaspro. Per il resto è tutto in «mente dei». All'attuale Congregazione potrebbe succederne un'altra guidata da un nuovo preposito, ma la basilica potrebbe pure passare in altre mani, affidata al clero secolare. Si rischierebbe uno smebramento, uno spezzatino. E c'è chi teme che la cura sia peggiore del male. Intanto il male è stato fatto.