Riccardo Muti fa ritorno sul podio che gli ha dato, quand'era giovanissimo e quasi sconosciuto, la sua prima grande occasione: l'orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino, dove domani, venerdì e sabato dirigerà la Messa Solenne per soli, coro e orchestra «per il principe Esterhazy» di Luigi Cherubini; Cherubini, l'autore di Medea, il grande maestro fiorentino-parigino che ancora non ha nella programmazione musicale il posto che gli spetta. Ma qui, nell'affollatissima sala stampa di corso Italia, fra tanti ricordi, c'è anche altro di cui parlare: un'attualità della musica sempre più fosca, di fronte a cui Muti, anche se appare disteso, sorridente, in vena di scherzi con i fotografi, e, diciamolo pure, felice di essere qui, è combattivo come sempre e più di sempre. E se l'appuntamento è felice lo scenario generale, quello italiano, è tragico: i tagli programmati che mettotto «in ginocchio i teatri» e il togliere la musica dalle scuole sembrano «far parte di un disegno di smantellamento che è un delitto. Non è una cosa grave: è un delitto». Al centro del suo discorso, infatti, i tagli oramai insopportabili alla cultura e alla musica che stanno strangolando i teatri d'opera e le società di concerto, "l'orrendo spettacolo», dice Muti, e citiamo pressoché testualmente «l'inqualificabile atteggiamento di disinteresse se non di distruzione, vanificando un cammino che si era fatto, ad esempio nella straordinaria crescita delle orchestre e dei cori italiani negli ultimi decenni. La musica è una delle dorsali fondamentali della cultura e dell'arte italiana, della stessa storia d'Italia, della nostra identità. Sono consapevole che da quando abbiamo cominciato a parlare, nel mondo sono morti di fame trenta bambini. Ma l'arte è cibo spirituale per tutti noi. E poi dico chiaramente che non si può avere un ministero che fabbrica musicisti (quello da cui dipendono i Conservatori, N.d.R) e uno che li disoccupa. Mi sono sempre espresso contro tutto questo e l'ho fatto anche recentemente in un concerto di protesta agli Arcimboldi in cui ho fatto cantare Va' pensiero anche al pubblico insieme al coro... ma mentre le mie precedenti, diciamo così, "esternazioni" mi avevano se non altro fatto arrivare qualche telefonata dall'alto, stavolta c'è stato solo il più assoluto silenzio. Non lo dico da sinistra o da destra, lo dico da Riccardo Muti, artista e cittadino italiano, anche se quelli che ci governano pensano dì risolvere con i tagli alla cultura i problemi del nostro paese». E poi, continua Muti, «c'è questa miriade di piccoli e meravigliosi teatri sparsi in tutti i piccoli centri d'Italia, troppi dei quali chiusi da decenni e abitati dai topi. Ma non si potrebbe affidarli alla miriade di corali, bande, filodrammatiche di dilettanti e studenti? Queste realtà artistiche amatoriali in Italia sono tantissime, i piccoli fiori che cospargono l'Italia della cultura. Del resto chi taglia i soldi alla musica? I ministri, che non hanno studiato musica perché in Italia non c'è. musica nella scuola e anzi vogliono levarla anche nei pochi licei dov'era. A questi ministri vorrei dire quello che scrissero i napoletani su uno striscione che misero davanti al cimitero di Poggioreale quando il Napoli vinse lo scudetto: "Non sapete che cosa vi siete persi!"».
Riccardo Muti: I tagli del governo alla cultura? Un delitto
Riccardo Muti, direttore d'orchestra, torna a dirigere l'orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino. Durante un'intervista, parla dei tagli alla cultura e alla musica in Italia, che considera un "delitto". Muti sostiene che la musica è fondamentale per la cultura e l'identità italiana, e che i tagli ai teatri e alle società di concerto sono un errore. Inoltre, critica il ministero della cultura per aver creato un sistema che produce musicisti e poi li disoccupa. Muti ricorda anche la presenza di molti piccoli teatri e realtà artistiche amatoriali in Italia, che potrebbero essere utilizzate per salvare la cultura.
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