Torneranno tutti a casa. Il Marte dalla virilità ritrovata e la sua Venere. La Verità dalla nudità perduta. L'Ercole con la cornucopia, la statuetta femminile velata. Mario Monti ha dato lo sfratto a quelle opere d'arte volute a palazzo Chigi dal suo predecessore Silvio Berlusconi, che avevano scatenato ironie e polemiche per quei mini-ritocchi sulle pudenda. A dire il vero neanche tanto mini. Almeno per quanto riguarda il risarcimento erotico di quell'imponente gruppo scultoreo, già opera geneticamente modificata: frutto dell'innesto sul corpo di due dei dell'Olimpo delle teste di Marco Aurelio e di sua moglie Faustina. Infatti quella fallo-plastica sollevò obiezioni non solo per il costo sostenuto in tempi di crisi (70 mila euro che includevano anche la ricostruzione della mano destra di Venere). Ma anche per la misura del posticcio: un po' esuberante rispetto alla media. E giù battute. «L'architetto di Berlusconi ha avuto il placet dei Peni Culturali» e «un restauro del...» furono tra le meno irriferibili. Mentre la notizia saltellava gioiosa sui giornali d'Europa e oltre. Visto che era stato in occasione della visita del premier cinese Wen Jiabao che Marco Aurelio aveva potuto sfoderare la sua nuova possanza. Grato a quella insistenza di Berlusconi che, stando alle cronache, aveva ordinato al suo art-director Mario Catalano: «Perché in Cina le sculture appaiono come nuove mentre alle nostre mancano braccia e teste? Completate quelle statue». E lo aveva ottenuto noncurante delle proteste dei critici d'arte fedeli alla scuola del restauro filologico che prevede di «dichiarare» la differenza tra antico e moderno e non trarre in inganno, come con quella protesi di plastilina e marmo così simile alla zona circostante. Non erano state da meno le critiche piovute sul restyling della Verità svelata dal Tempo, dipinto del Tiepolo (1699-1770), che Berlusconi aveva voluto, riprodotto in murales, come sfondo delle conferenze stampa a palazzo Chigi. La dea, dal seno nudo appunto come la Verità, aveva fatto bella mostra di sé in molti incontri con i giornalisti. Poi, improvvisamente, si ricoprì. Un altro ritocchino aveva fatto svanire quella nudità. Quel «capezzoluccio capitava nelle inquadrature dei tg e poteva turbare la sensibilità degli spettatori», spiegò il portavoce del governo, Paolo Bonaiuti. Persino il fedelissimo del premier Vittorio Sgarbi tuonò: «Una cosa folle, assurda, patetica, sono pazzi!». Lo rivendica ancora oggi: «Ma certo che fu una follia. La Verità è per definizione nuda. Mentre quel restauro di Marte andava fatto proprio così. Come si fa da sempre. Solo quelli che continuano a seguire la teoria di Cesare Brandi, in voga negli anni 50 e 60 e ormai superata, pretendono che il restauro si veda. Ma sono degli ignoranti) . Certo è che le polemiche piovute sul quel lifting genitale erano venute anche dal Museo delle Terme di Diocleziano, che era stata la dimora del gruppo marmoreo fino al giorno in cui Berlusconi lo vide e lo ottenne in prestito dall'allora sovrintendente Angelo Bottini, assieme alla statuetta femminile panneggiata e velata ed Ercole, che andarono ad adornare la residenza ufficiale del premier a palazzo Chigi. «Le integrazioni sono reversibili», dichiarò allora Giuseppe Proietti, ex sovrintendente archeologico di Roma ed ex direttore generale del ministero dei Beni Culturali. Un prestito che ora Monti ha deciso di restituire. Ma il punto è proprio lì. Se la Venere svelata è stata coperta da una mano di vernice che ne sarà della virilità di Marco Aurelio?