Il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi alla fine ha battuto un colpo contro il progetto della discarica di Corcolle, nei pressi di Villa Adriana a Tivoli. Ma il tardivo intervento non ha dissipato l'impressione che il docente di Scienze Politiche allievo di Gianfranco Miglio e prestigioso ex rettore dell'Università Cattolica sia un ministro per caso, quasi controvoglia. Il che non sarebbe una novità al Mibac, dopo i passaggi su quella poltrona in era berlusconiana di Sandro Bond i e Giancarlo Galan, che di tutto si occupavano fuorchédel loro sgradito mandato ministeriale, su una poltrona che fit occupata nella Prima Repubblica persino da Vincenzo Bono Parrino. una signora del Partito socialdemocratico un po' caricaturale, famosa soprattutto per le sue "borzette". Se si escludono Alberto Ronchey e pochi altri. il Mibac, che dovrebbe tutelare il più grande e importante patrimonio artistico e culturale del mondo, ha visto alternarsi alla sua guida molti personaggi incompetenti ed è sempre stato considerato persino dai suoi titolari una collocazione politica di serie B. Con il governo dei professori le cose non sembrano cambiate. Mentre in Emilia il terremoto abbatteva torri, campanili e palazzi storici, il professor Ornaghi era a Milano a occuparsi di Macao, il collettivo artistico che ha occupato Palazzo Citterio, per poi volare al festival di Cannes. Intanto si preparava l'arresto di Marino Massimo De Caro, il direttore della Biblioteca Girolamini di Napoli, lì collocato da Galan e Dell'Utri, accusato di aver rubato 257 preziosi volumi, che il ministro aveva confermato suo consigliere e non aveva rimosso neanche quando erano già emerse le sue responsabilità. Ma soprattutto rimangono ancora al loro posto "i due satrapi ". come molti li chiamano al Collegio Romano: il capo di gabinetto e direttore generale dello spettacolo dal vivo Salvo Nastasi, giovane protégé di Gianni Letta, e il pupillo di Berlusconi Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, ex presidente di Mc Donad's Italia e, alla faccia delle incompatibilità, consigliere della Mondadori, dell'Eni e neo amministratore delegato dell'Acqua Marcia di Caltagirone Bellavista, quello arrestato per lo scandalo del porto di Imperia, oltre che titolare di sue imprese private. Dicono che tuttora, nell'era Ornaghi, al Mibac non si muove foglia che il duo non voglia. Ma più che della valorizzazione o della protezione del patrimonio, entrambi sono assai occupati negli appalti. Si presume che per chi come Ornaghi ha governato la Cattolica non dovrebbe essere impossibile, calandosi finalmente nel suo ruolo, portare un po' di aria nuova al ministero e soprattutto, pur nelle difficoltà finanziarie, impostare un grande progetto, smentendo la convinzione di Tremonti secondo cui con la cultura non si mangia, che portò al taglio feroce dei fondi ministeriali. Il patrimonio culturale, se saggiamente amministrato, può persino diventare l'ancora di salvezza di questo paese. Cominciando dall'utilizzo di quei 100 miliardi di investimenti per grandi opere promessi dal ministro Corrado Passera per rilanciare l'economia. Se ne dovrebbe destinare una quota rilevante alla cura del patrimonio artistico nazionale e alla protezione del territorio, magari rinunciando a qualche inutile e costosa autostrada siciliana. Un obiettivo appassionante per un ministro dei Beni Culturali. Altrimenti, meglio tornare all'università.