Anche senza discarica è ormai il simbolo di un degrado inesorabile Ecco la notizia meravigliosa: Villa Adriana, patrimonio dell'Unesco, non subirà l'oltraggio di maleodoranti e inquinanti discariche. La memoria del capolavoro di Marguerite Yourcenar non sarà sfregiata. Il destino di un degrado smisurato è stato sventato. Resterà soltanto il degrado normale e ordinario. Lo stato avvilente di un abbandono, ma di un abbandono a bassa intensità. Quello che non provoca mobilitazioni, firme, indigna-zioni. Villa Adriana non sarà circondata da grandi discariche: rimarranno quelle, piccole, completamente abusive. Venti ettari su sessanta di questo magnifico gioiello continueranno a restare non visitabili, un tesoro prigioniero di un'incuria che non fa più notizia. Portici e mosaici resteranno sempre così: smangiucchiati, corrosi, pericolanti. Continueranno a crescere come funghi cartelli con su scritto: «Pericolo!». Non importa, non ci sarà nessuno della Vigilanza a controllare che i visitatori possano sfidare il rischio di crolli e smottamenti. Il colore rossiccio delle recinzioni in plastica per i lavori in corso continuerà a elargire sentimenti di vivo apprezzamento per chi, zigzagando tra calcinacci e detriti, trascorrerà qualche ora in questo capolavoro dell'architettura. Il Teatro Marittimo resterà pur sempre incontaminato e superbo: inaccessibile e nascosto da barriere che non verranno mai più rimosse, perché i lavori in corso dureranno decenni, secoli, millenni. La prospettiva di un degrado straordinario si allontana: meno male, che bello, che ammirevole battaglia di civiltà. L'inciviltà di scavi mai finiti, di vecchie terme rovinate, di percorsi in un tesoro dell'Unesco trasformato in un cantiere interminabile, è tutto sommato un'inciviltà accettabile. Se Villa Adriana cade a pezzi, si tratta di una caduta al rallenty, mica macroscopica e rumorosa come quella che avrebbe provocato la nuova discarica a 70o metri. Un degrado a piccoli passi, un abbandono progressivo, una rovina al rallentatore: non è forse la fotografia dei beni artistici, architettonici e archeologici di questo Paese che ama definirsi un museo a cielo aperto, che vede le sue meraviglie avviate al disfacimento ma che si mobilita solo quando c'è il Grande Mostro in agguato? Tanto noi facciamo così: saturiamo le discariche che ci sono, non sappiamo individuare un altro sito e poi l'immondizia la esportiamo nei Paesi più civili, che hanno gli inceneritori tecnologicamente moderni che noi non vogliamo e che urtano assai la nostra sensibilità estetica. Quella stessa sensibilità che ci rende, in condizioni normali, del tutto non reattivi di fronte al degrado ordinario di un gioiello come Villa Adriana. Se vi capita, fateci un salto, è a pochi chilometri da Roma, occhio solo agli edifici pericolanti. Potrete ammirare un capolavoro e un simbolo del degrado ordinario e inesorabile, anche senza discariche. Complimenti, una battaglia vinta.
VILLA ADRIANA - L'inciviltà accettabile di Villa Adriana
Villa Adriana, patrimonio dell'Unesco, non subirà l'oltraggio di discariche. Il degrado smisurato è stato sventato. Resteranno discariche piccole e abusive. Venti ettari del sito non saranno visitabili a causa dell'incuria. Portici e mosaici continueranno a essere danneggiati. Il Teatro Marittimo rimarrà incontaminato e superbo, inaccessibile e nascosto da barriere. La prospettiva di un degrado straordinario si allontana. L'inciviltà di scavi e terme rovinate è considerata accettabile. Villa Adriana cade a pezzi, ma a piccoli passi. Il degrado è considerato un simbolo del degrado ordinario e inesorabile.
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