Nessun azzardo come fu per il Grand Louvre la cristallina piramide di I. M. Pei, eppure anche per le Gallerie dell'Accademia inizia una fase di elegante grandeur. Giuliano Urbani, Ministro per i Beni Culturali inaugurerà domani il cantiere delle «Grandi Gallerie» con la posa della prima pietra di quello che sarà uno dei musei più ricchi e all'avanguardia al mondo. Fra i capolavori attualmente non visibili ci saranno le condizioni per esporre anche uno dei simboli della cultura rinascimentale: l'Uomo vitruviano tracciato da Leonardo da Vinci e numerose tele di grandi dimensioni. Riduttivo parlare semplicemente di intervento d'ampliamento per le Gallene dell'Accademia, si tratta, infatti, di una vera e propria rinascita per uno dei più importanti musei italiani. Battendo sul tempo i previsti progetti di raddoppio degli Uffizi a Firenze e l'analoga operazione milanese che trasferisce altrove l'Accademia di Brera per quadruplicare gli spazi della Pinacoteca omonima, Venezia punta in alto con una ristrutturazione radicale progettata dagli architetti Vittorio De Feo, scomparso due anni fa, Renata Codello, recentemente nominata Sovrintendente per i Beni Architettonici di Venezia e Tobia Scarpa il cui padre, nel primo dopoguerra, aveva già operato una parziale riorganizzazione degli spazi all'Accademia. «Quando mi è stato proposto - spiega Scarpa - non ero del parere di accettare proprio perché già mio padre ci aveva lavorato, alla fine, però, il progetto stesso mi ha convinto». Superato il nodo doloroso ma inevitabile sgombero dell'Accademia di Belle Arti (trasferita agli Incurabili) da tutto il piano terra del Complesso della Carità, non resta che riunire i diversi livelli espositivi con una stretta collaborazione fra storici dell'arte e tecnici del Polo Museale e équipe di progettisti. «È vero che le Accademie nascono storicamente prima delle loro pinacoteche, - spiega Codello - ma è anche vero che dopo 200 anni le esigenze mutano, in primis quelle delle scuole». A confermare implicitamente 1'osservazione, le colonne schizzate di vernice multicolore del pianterreno, lì dove insegnò Vedova e dove fino a pochi mesi fa si creava arte contemporanea. Nello Spazio che era della scuola, toveranno asilo le le 300 e le 400 opere, portando così a 12000 metri quadrati la superficie del mseo e a quasi 800 le opere in esposizione Parte dello sterminato patrimonio delle Gellerie è attualmente conservato nelle rastrelliere zeppe di capolavori nella chiesa di San Girolamo e nei magazzini. Gli oltre 3000 disegni fra cui 26 di Leonardo, alcuni di Michelangelo, altri della scuola franco-genovese e altri ancora del 700 veneziano usciranno, infine dal Gabinetto dei disegni per essere ammirati da tutti al secondo piano. Sia il Gabinetto che il laboratorio del restauro della carta saranno potenziati e protetti da un sistema antincendio automatizzato vista la copertura interamente lignea dell'edificio. Fra i gioielli che l'ampliamento porterà alla luce un posto di primo piano e riservalo al tablinium palladiano inclusa la celebre scala ovata che Goethe descrisse come «la scala a chiocciola più bella del mondo», unica assente sarà invece la mano del Canova conservata nell'urna che l'accademia di Belle Arti ha portato con sé agli Incurabili. Uno spazio congruo con l'allestimento di Carlo Scarpa opportunamente restaurato sarà destinato lungo l'ala palladiana alla gipsoteca, imperdibile la facciata palladiana che dà sulla corte interna. Novità strutturali anche la creazione ex novo in un piccolo chiostro del pianterreno attualmente coperto di un blocco ascensori e scala che collegherà i diversi livelli garantendo nello stesso tempo l'abbattimento delle barriere architettoniche e una ulteriore misura di sicurezza. Di prim'ordine gli impianti, dall'illuminazione studiata ad hoc per ogni sala e secondo i più avanzati criteri di conservazione così come gli impianti per l'aria micro-filtrata, un vero e proprio prototipo che consentirà di esporre anche i pezzi più delicati come, appunto, il manoscritto leonardesco. Al piano interrato in costruzione si collocheranno tutti i servizi, mentre la caffetteria, un secondo bookshop e uno spazio per rassegne temporanee potranno godere di un accesso indipendente al piano terra. «Sarà uno spazio restituito alla città - spiega Codello - vi si potrà accedere, infatti, senza biglietto godendo anche della vista della facciata palladiana». La scelta presa dalla Sovrintendenza del Polo Museale veneziano guidata da Giovanna Nepi Sciré è stata di procedere con i lavori di una durata prevista di tre anni senza chiudere un solo giorno le attuali Gallerie, non ultima fra le precauzioni prese, l'assicurazione milionaria con i Iioyds di Londra, iniziativa unica a Venezia città già scottata da eventi come il rogo della Fenice.