SPARISCONO REGOLARMENTE GROSSE QUANTITÀ DI GOMME CON DANNO DI 400 MILIONI. NEGLI ULTIMI 200 GIORNI INDIVIDUATI 93 SITI ILLEGALI. SONO 500 MILA METRI QUADRI RUBATI AL TERRITORIO DAI TRAFFICANTI DI RIFIUTI. I RISULTATI RAGGIUNTI DALLA "CONTROFFENSIVA" Roma E' uno stillicidio che non si ferma. E sono in tanti a dare un contributo all'inquinamento complessivo: dall'azione criminale delle cosche ecomafiose a singoli comportamenti scorretti. Il risultato è un quadro preoccupante: circa 100 mila tonnellate di pneumatici usati spariscono ogni anno dai radar dell'osservazione e vanno a inquinare il territorio. «Per dare un'idea di quello che accade basta prendere gli ultimi sette mesi», spiega Enrico Fontana, responsabile dell'Osservatorio ambiente e legalità e coordinatore del rapporto Copertone Selvaggio. «In questo breve spazio di tempo sono state individuate 93 discariche abusive che contenevano pneumatici. Nel loro assieme rappresentano una superficie di circa 500 mila metri quadrati. Vuol dire 7 ettari al mese di territorio rubato all'ambiente e consegnato ai trafficanti di rifiuti». E spesso non si tratta di territorio degradato. Anzi, basta scorrere l'elenco delle discariche abusive con pneumatici che apparirà nella prossima edizione di Copertone selvaggio per farsi un'idea dell'impatto che queste attività producono sul paesaggio e sull'ambiente. Nell'area di Grosseto è stato inquinato un bosco. In Puglia una gravina. In provincia di Siracusa un'area ad alto pregio paesaggistico. A Valmontone i vigili del fuoco hanno dovuto lottare per due ore contro le fiamme che si erano impadronite di un deposito illegale di vecchi copertoni. Stesso copione in Sardegna, nel Campidano, dove una discarica di 2 mila metri quadrati piena di copertoni, sotto sequestro fin dal 1990, si è trasformata in un rogo da cui si è alzata una colonna di fumo denso e tossico che ha fatto scattare l'allarme in tutta la zona. «Se le attività illegali, grandi e piccole, continuano, c'è da registrare anche una controffensiva che sta diventando sempre più efficace», prosegue Fontana. «Nel 2011 è partita ad esempio l'inchiesta Gold Plastic che ha consentito di individuare e sequestrare 2.600 tonnellate di rifiuti pericolosi, anche pneumatici dismessi, che stavano partendo da Taranto verso il Sud Est asiatico. Sono scattate 54 ordinanze di custodia cautelare, 21 aziende sono state indagate, beni per 6 milioni di euro sono stati sequestrati». Più in generale il traffico di pneumatici usati ha riguardato, nel decennio 2002 2012, il 10 per cento delle inchieste sui movimenti illegali di rifiuti. Ci sono stati 61 arrestati, 413 denunciati e 16 procure (che hanno agito in 16 regioni) hanno scoperto le connessioni internazionali che portavano i rifiuti controllati dall'ecomafia in 8 Stati. E' una presenza illegale che, dal punto di vista delle discariche italiane, tocca quasi tutte le aree del Paese ma è concentrata per due terzi in 4 regioni: Puglia, Calabria, Campania e Sicilia. Tutto ciò comporta un danno evidente per l'ambiente, per il paesaggio e per la salute delle persone che vivono vicino alle discariche abusive o consumano prodotti agricoli contaminati dalle sostanze tossiche fuoriescono dai depositi illegali. Ma c'è anche un altro danno da calcolare, quello economico: l'economia ecomafiosa scaccia l'economia legale, sottrae redditi allo Stato, fa perdere posti di lavoro alle imprese corrette. «Abbiamo provato a calcolare queste perdite e il risultato è impressionante: sono circa 400 milioni all'anno che vanno in fumo », ricorda Fontana. «A questa cifra si arriva sommando tre voci. La prima è il mancato gettito fiscale che deriva dal fatto che una quota di traffici si sottrae ai controlli e alle denunce e va a gonfiare l'economia nera: sono 140 milioni di euro. Poi c'è l'effetto penalizzante che queste azioni criminali comportano nei confronti delle imprese che si sono legittimamente poste sul mercato del recupero e del riciclo degli pneumatici: qui la perdita è calcolabile in 150 milioni di euro. Infine bisogna valutare il costo della bonifica delle aree inquinate: sono circa 100 milioni di euro anno. Il totale fa, nei cinque anni per i quali è stata fatta l'analisi, 2 miliardi di euro». Un disastro economico e ambientale a cui si è cercato di porre rimedio con la nascita di Ecopneus, la società consortile costituita dai principali produttori di pneumatici operanti in Italia che ha come scopo riportare nel circuito legale tutti gli pneumatici dismessi. L'obiettivo è arrivare entro il 2012 all'80 per cento di recupero rispetto al quantitativo immesso nell'anno precedente; a partire dal 2013 si dovrà raggiungere il 100 per 100 di recupero rispetto al quantitativo immesso nell'anno precedente. Si tratta di volumi consistenti perché ogni anno in Italia arrivano a fine vita oltre 380 mila tonnellate di pneumatici. Per finanziare tutta l'operazione dal 7 settembre i cittadini che acquistano uno pneumatico nuovo vedono indicato sullo scontrino fiscale il contributo ambientale che copre i costi di gestione e recupero delle gomme fuori uso. Non una nuova tassa, ma il corrispettivo del costo necessario per la raccolta e il recupero dello pneumatico. L'obiettivo del nuovo sistema è scoraggiare gli eco furbi: essendo i costi di smaltimento pagati all'origine e inclusi nel prezzo versato per ogni singolo pneumatico, non c'è più vantaggio nello sbarazzarsi illegalmente dei vecchi copertoni. Nell'ambito dell'inchiesta Gold Plastic, nel 2011 sono state sequestrate 2.600 tonnellate di rifiuti tra cui pneumatici (28 maggio 2012)