Indagini in quattro Paesi esteri, caccia alla rete internazionale. Bufera sul soprintendente per la solidarietà a un indagato Il ministero convoca Gizzi "Ci dissociamo radicalmente dalle sue parole" In una lettera a Repubblica, Gizzi aveva usato parole di stima per don Marsano, il conservatore della Biblioteca, indagato a piede libero e accusato dagli inquirenti di aver «posto in essere condotte commissive e omissive che hanno certamente agevolato De Caro». Il soprintendente, dopo aver riaffermato «un alto rispetto per il prosieguo delle indagini» e confermato «grande fiducia nella magistratura», aveva voluto manifestare «massima personale solidarietà» a don Sandro, evidenziandone tra laltro «il grande apporto costruttivo al dialogo istituzionale» e le doti «morali, umane, la passione per il lavoro». E aveva aggiunto di ritenere «molto strano un suo presunto coinvolgimento in una vicenda forse troppo gonfiata mediaticamente da parte di chi è incline a "sparare nel mucchio" per scopi non del tutto chiari». Parole, quelle di Gizzi, che non sono piaciute ai vertici del ministero per i Beni culturali e paesaggistici. Il capo di gabinetto, Salvo Nastasi, dichiara: «Si tratta di gravi affermazioni, certamente a titolo personale, che non corrispondono al pensiero dellamministrazione. Larchitetto Gizzi avrà modo di chiarirle con il segretario generale» Antonia Recchia, che lo ha convocato lunedì a Roma «per chiarimenti». Il ministero, si legge in una nota del direttore regionale Gregorio Angelini, «si dissocia radicalmente dal tono e dai giudizi espressi che, pur se rilasciati a titolo personale, sono inopportuni e indebiti nel momento in cui - evidenzia Angelini - sono in corso indagini volte ad accertare la responsabilità di una grave lesione al patrimonio culturale della Nazione». Il soprintendente Gizzi, ricorda Angelini, «non ha alcuna competenza nella vicenda dei Girolamini». Il ministero ribadisce essere «impegnato a tutti i livelli a collaborare con lautorità giudiziaria» e rinnova «piena fiducia e sostegno allazione della magistratura». Attività che sta andando avanti a pieno ritmo. Per cinque ore, ieri, il pm Michele Fini e il procuratore aggiunto Giovanni Melillo, titolari dellindagine con il pm Antonella Serio, hanno interrogato Mirko Camuri, linsegnante di ballo veronese in cella per ricettazione e considerato il "trasportatore" dei libri portati via dalla storica Biblioteca. Si lavora per ricostruire la rete internazionale dove sarebbero andati a finire alcuni dei testi sottratti. Una rogatoria è stata avviata con la Germania, altre potrebbero riguardare lArgentina (paese dorigine di due dei collaboratori di De Caro arrestati) e poi Francia e Inghilterra. Venerdì, dopo gli interrogatori di garanzia dellex direttore (che ha fornito le prime ammissioni) e di Camuri, sono scattate altre perquisizioni: e sono stati ritrovati nel Veronese ben 80 scatole piene di libri. Tutti, a giudizio degli inquirenti, provenienti dai Girolamini.