Non posso non condividere laccusa lanciata dallefficiente procuratore Giovanni Melillo ("Repubblica" del 25 maggio scorso) di inerzia degli intellettuali napoletani, i quali, in maggioranza - aggiungo - hanno spesso dimostrato conformismo, acquiescenza e omologazione al potere costituito. Tuttavia se egli avesse la compiacenza di controllare la collezione di "Repubblica", constaterebbe che i pertinenti interventi di Italia Nostra sono così numerosi e costanti da mettere a dura prova la disponibilità del direttore del giornale. Non si può quindi parlare di generale «disattenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale e disinteresse per i beni artistici in decadenza». E a riprova sulla vicenda Girolamini colgo ora loccasione per segnalare un ulteriore episodio. Questa Associazione ha firmato la denuncia Caglioti-Montanari contro il "bibliotecario" De Caro, ora arrestato. Ma la nostra attenzione per la Biblioteca è allertata almeno dall11 novembre 2009, data in cui ho presentato in prima persona una formale denuncia alla Procura della Repubblica. Ecco i fatti. Alla fine di ottobre del 2009 avevamo organizzato una visita dei soci di Italia Nostra alla famosa Biblioteca. Aveva ottenuto il permesso lex soprintendente Mario De Cunzo che ci guidava. Invece la trovammo chiusa: il responsabile, tal padre Bianco, si era reso uccel di bosco. La cosa era sospetta. Visitammo allora altri ambienti del convento e purtroppo constatammo che nella grande cappella della "Visitazione" erano in corso lavori in dispregio dello splendido pavimento maiolicato, datato 1757, che nel 1981 avevo attribuito ("Pavimenti e rivestimenti maiolicati in Campania", Cava dei Tirreni) al grande ceramista Giuseppe Massa, principale autore del chiostro di Santa Chiara. Scrissi allora a "Repubblica", che pubblicò la lettera (30 ottobre 2009) con il significativo titolo: "Girolamini, biblioteca assediata dal degrado". Nella predetta denuncia alla Procura segnalavo in particolare che il prezioso pavimento maiolicato era stato oggetto del continuo calpestio degli operai e presentava vistosi segni di degrado, danneggiamenti e rotture per cui andava verificato se avesse subito danni irreparabili (si tratta di un bene di interesse storico-artistico, peraltro facente parte del convento assoggettato a vincolo monumentale). La denuncia venne assegnata al pubblico ministero Giancarlo Novelli, che, dopo circa due anni di indagini, ne richiedeva larchiviazione avendo accertato, tramite i sopralluoghi ordinati ai tecnici della soprintendenza, che i lavori non avevano arrecato danni irreparabili o comunque molto gravi al pavimento. Colgo infine loccasione per fare presente che condivido il contenuto dellarticolo di Cesare de Seta ("Repubblica" del 25 maggio 2012), e mi preme aggiungere che a suo tempo venne segnalato al nucleo Antiabusivismo dei vigili urbani anche il caso della "piccola Copacabana" sul tratto dellarenile di Posillipo, trasformato in giardino tropicale al privato servizio della villa di proprietà della moglie dellimprenditore Romeo. Lautore è presidente di Italia Nostra a Napoli