Èun percorso di vita e di impegno civile quello descritto da Walter Ganapini in Ambiente made in Italy - Speranze ed esperienze di un ambientalista (Aliberto editore), un percorso accidentato con accelerazioni e colpi di freno, in una dimensione che intreccia coinvolgimento istituzionale e rapporti con la società civile, con i movimenti e gli interessi costituiti. Dopo un intenso impegno politico giovanile in Emilia Romagna e la partecipazione negli anni 70 alle esperienze fondatrici dell'ambientalismo in Italia, Ganapini ha messo il suo background scientifico e la sua passione civile al servizio di responsabilità pubbliche assunte spesso in situazioni controverse, intraprendendo un «lungo viaggio attraverso le istituzioni» che si conclude ex abrupto a seguito dello spoil system applicato a piene mani dalla nuova maggioranza, particolarmente nel settore ambientale, dove è difficile intravvedere elementi di continuità con il passato. La prima parte del libro è dedicata a una premessa rivolta al futuro, che definisce una possibile politica di sviluppo sostenibile puntando non tanto sulle istituzioni quanto sugli attori presenti sul terreno, confidando nella nuova Confindustria di Montezemolo, nelle organizzazioni non governative, nella pressione delle cittadinanze; la parte successiva descrive invece una autobiografia estremamente interessante e ricca di riferimenti utili per conoscere dall'interno pezzi importanti della storia dell'ambientalismo italiano nelle sue varie componenti. E per finire, una raccolta di articoli dagli anni 70 ad oggi testimonia della latitudine di interessi e impegni, anche a livello internazionale, oltre a confermare il livello della riflessione che Ganapini ha sempre mantenuto pur nella tortuosità dei suoi percorsi. La premessa, aggiornata ai più recenti sviluppi della sfida globale alla salvaguardia delle risorse per l'avvenire del pianeta e delle generazioni future, conta ancora una volta sulla iniziativa dell'Unione europea, forse trascurando le difficoltà sorte dall'allargamento nella nuova dimensione, che rischia di vedere gli aspetti intergovernativi prevalere sull'iniziativa comunitaria e il futuro dello sviluppo sostenibile appiattito sulla strategia di Lisbona e in particolare sul recupero di competitività. D'altra parte, con la sfasatura tra politica ambientale europea e italiana in via di acutizzarsi a seguito delle iniziative della nuova compagine governativa in materia di cambiamento climatico e di riscrittura della legislazione ambientale è sicuro che la dimensione europea continua a rimanere un punto di riferimento avanzato. Non contando troppo, almeno riguardo al presente, sulla dimensione delle istituzioni, visti gli esiti del suo percorso, e soprattutto lo stato delle cose in Italia, la scommessa di Ganapini punta ora più verso il partenariato tra gli stakeholders, affidandosi al fatto che gli interessi dei comparti più avanzati del sistema produttivo e della cittadinanza si coniughino in una sfida sulla qualità, la vera competitività che l'Europa può spendere sul mercato globale. Giustamente l'autore individua nel dibattito sul futuro della chimica un punto nodale dell'approccio europeo, in una Europa sempre più preoccupata della competitività tout court. Lo conforta l'urgenza dell'interrogativo che sintetizza così: «come governare sistemi complessi e ad elevato rischio di crisi ambientale in regime di scarsità di tempo, visto il carattere di irriversibilità assunto dai fenomeni globali cruciali». Invocando dunque «un'alleanza per l'ambiente tra cittadini-consumatori sensibili all'esigenza di nuovi stili di vita ambientalmente favorevoli e imprese consapevoli e competitive, allenza che divenga forza di mercato, traino di aggregazione di strutture finanziarie, della grande distribuzione e del commercio solidale». Nella seconda parte, il filo «verde» di Ganapini è molto soggettivo, e la sua lettura dei fatti e delle vicende può risultare ostica e controversa: avendo assunto il rischio di contaminarsi con la realtà, piuttosto che riservarsi una posizione critica esterna, il suo operato è stato spesso oggetto di polemiche e addirittura di sequele giudiziarie. Quel che risulta appassionante è la sua ricostruzione, sebbene forse possa essere poco chiara per coloro che non hanno partecipato alle vicende narrate. Il percorso della politica ambientale italiana è talmente accidentato e così distribuito a macchia di leopardo che è difficile pervenire a delle sintesi rassicuranti. Ma un punto in particolare ci sembra condivisibile, quello che riguarda la convinzione che non basti «surrogare» le lacune dell'azione pubblica con il volontariato e la denuncia: occorre invece battersi perché i controlli pubblici funzionino, ovunque sul territorio nazionale, e perché si possa uscire dalla logica delle «emergenze» sempre rinnovate, delle deroghe e delle misure prese a posteriori, dotandosi di dispositivi adeguati, anche in termini di risorse umane. Era questa la sfida che Ganapini aveva raccolto all'Anpa, cercando di interloquire sia con le autorità locali, che con le Ong, con le imprese e con i sindacati dei lavoratori, cogliendo nell'Agenda 2000 l'opportunità per estendere la valutazione ambientale ex ante ai progetti finanziati dai fondi strutturali, e di quello sforzo restano sicuramente tracce. Nella terza parte, antologica, si trovano molte elaborazioni tuttora di attualità, che testimoniano della capacità di anticipare alcune riflessioni, come quelle sull'integrazione di considerazioni ambientali in agricoltura, alle quali la nuova politica agricola comune sta finalmente dando concretezza, o quelle sul rischio chimico, confermato dalle recenti vicende del processo Enimont-Porto Marghera. Ganapini ha marcato con la sua iniziativa molte delle politiche ambientali messe in atto nel sistema italiano, per tentare di adeguarlo agli standard europei, soprattutto nel campo dei rifiuti, delle energie rinnovabili, del rischio idrogeologico. Le sue considerazioni, spesso polemiche e appassionate, meritano interlocutori e ulteriori approfondimenti se ci si vuole misurare sul governo dell'emergenza ambientale, che ha dimensioni globali, ma anche specificamente italiane. Perché va tenuto conto del fatto che in vista dei prossimi appuntamenti la governance ambientale è un tema ineludibile.