Lautore del progetto archeologico delledificio replica alle osservazioni di Troisi codici e manoscritti gioielli da biblioteca "Abbiamo voluto eliminare la distinzione tra sale espositive e magazzini decidendo di esporre tutti i reperti" Il "Missale gallicanum" stampato nel 1538 e conservato nella Francescana è così ricco di incisioni da sembrare un fumetto Il repertorio della flora isolana del 1713 custodito alla Regionale e la copia dellEncyclopédie di Diderot allArchivio di Stato Dopo il ritrovamento degli autografi di Rossini e Donizetti viaggio nel patrimonio librario cittadino alla ricerca delle perle più rare: la palma a un testo normanno Ho letto il bellarticolo di Sergio Troisi su Palazzo Branciforte, nel quale si esprimono, però, perplessità circa le scelte seguite nellallestimento della collezione archeologica, considerate a «discapito di una diversa chiarezza didattica». Ovviamente considero legittima e rispettabile lopinione di Troisi, ma mi preme indicare, sia pur sinteticamente, il senso dei criteri adottati, frutto di unapprofondita riflessione metodologica, tanto sul piano archeologico e museologico, quanto su quello architettonico ed espositivo; scelte che certamente possono non essere condivise, ma che temo non siano state pienamente colte e certamente non esplicitate nellarticolo. Nel progetto elaborato da me insieme a Francesca Spatafora, nellambito del progetto di restauro dello Studio Aulenti, con il coinvolgimento di un articolato gruppo di archeologi, museologi, creativi e tecnologi informatici, abbiamo cercato di valorizzare le peculiarità della collezione (4.751 oggetti frutto di acquisti da privati e sul mercato antiquario ma anche di scavi), sviluppando anche laspetto didattico, grazie alladozione di un innovativo progetto multimediale, fruibile su due tavoli con monitor touchscreen, che credo si ponga allavanguardia nel campo della didattica museale, ma che Troisi non ha ritenuto di citare. Si tratta di un prodotto costituito da ben 22 episodi narrativi, elaborati in duplice versione, per ragazzi e per adulti, in italiano e in inglese, con numerosi approfondimenti, a partire dai materiali della collezione, su vari aspetti della civiltà antica, curiosità, giochi, verifiche, splendidi disegni originali, eccetera: una vera e propria enciclopedia multimediale, unica nella sua formulazione, che non mi risulta trovi riscontri in molti altri musei italiani. Quanto alle scelte effettuate per la presentazione dei materiali, abbiamo voluto eliminare la distinzione tra sale espositive e magazzini, abbiamo deciso di esporre tutti i reperti, anche quelli frammentari raccolti in apposite cassettine di legno, sia i materiali provenienti dal mercato antiquario, alcuni di particolare pregio altri anche falsi, sia i reperti degli scavi finanziati dal Banco di Sicilia. Coerentemente con la natura complessa della collezione, abbiamo immaginato, nello splendido spazio della Cavallerizza, restituita alla sua originaria spazialità e luminosità, una collezione che avrebbe potuto trovare collocazione in una residenza aristocratica sette-ottocentesca, ma esposta con vetrine, materiali e strumenti tecnologici innovativi. Abbiamo cercato cioè di coniugare antiquaria e innovazione tecnologica, tradizione collezionistica e moderna archeologia. Le 11 vetrine "totem" poste al centro della sala estrapolano da questo insieme seriale alcuni oggetti e contesti particolarmente significativi ed esemplificativi su cui concentrare lattenzione del visitatore, che potrà liberamente, sulla base delle sue curiosità e della sua formazione, limitare la visita solo a questi pezzi, oppure seguire il percorso cronologico e tematico (una storia lunga millenni letta attraverso il fossile guida della ceramica) attraverso i tanti materiali volutamente "stipati" nella vetrina continua lungo le pareti (come in un magazzino o in un laboratorio di archeologia, normalmente preclusi ad un normale visitatore di musei); potrà infine trascorrere pochi minuti o molte ore "giocando" con i computer, porre domande e ricevere varie risposte e soprattutto molti stimoli, in un dialogo continuo tra i reperti e il prodotto multimediale. Come spero di aver chiarito in queste poche righe, dietro la voluta semplicità dellesposizione cè stata una lunga, approfondita e complessa elaborazione, che forse non è emersa, e che mi auguro risulti più chiara anche grazie ai due volumi di prossima pubblicazione, uno sulla collezione archeologica, laltro sullintero Palazzo Branciforte. Nello spazio necessariamente compresso di un articolo che doveva rendere conto di una operazione di recupero elaborata e complessa, ho cercato comunque di sintetizzare le ragioni di un allestimento estensivo, citando anche il termine di "serialità" usato dal professor Volpe in sede di presentazione della collezione. Ciò non toglie che, a mio parere e nonostante la consultazione dei monitor touchscreen, la visibilità e la lettura del materiale esposto nelle vetrine risultino a tratti faticose e incomplete (nei manufatti delle vetrine a parete non è per esempio visibile la decorazione nella sua interezza). Pur nel merito di avere esposto per la prima volta tutti i reperti, si poteva forse pensare a una rotazione che desse maggior respiro ai pezzi in mostra. La mia, naturalmente, e come dal professor Volpe rilevato, era soltanto una perplessità. s.t. Trascurate, spesso in sofferenza per carenza di spazi e di finanziamenti, le biblioteche di Palermo racchiudono tesori e disegnano un inedito profilo della città. Basti pensare alla biblioteca del Conservatorio che ha recentemente svelato manoscritti di Rossini e Donizetti. Ci sono, infatti, biblioteche conosciute da tutti e quelle che sorprendono, defilate quasi per vocazione, ma ugualmente scrigno di gioielli. Le più conosciute, magari solo per sentito dire, sono la Biblioteca centrale della regione (ex nazionale) e la Comunale. Ma hanno biblioteche aperte al pubblico gli ordini monastici - domenicani, francescani e cappuccini - la Società per la storia patria, lAssemblea regionale, le facoltà universitarie, larchivio di Stato, la Soprintendenza ai beni culturali, lIstituto Gramsci. Lelenco è di sicuro incompleto. Quando si pensa di conoscerle tutte ecco che salta fuori la biblioteca del Presidio militare, ricca di ben 14 mila volumi, che lascia sperare in altre piacevoli sorprese. E se vogliamo quasi per gioco selezionare i dieci tesori delle biblioteche di Palermo, chiedendo ai bibliotecari di scegliere un paio dei loro reperti più preziosi, limbarazzo per la scelta si mescola allorgoglio per le meraviglie che come niente vengono sciorinate. La parte del leone la fanno senzaltro le biblioteche più antiche, a cominciare dalla Comunale: offesa da una politica miope che stanzia zero euro per le sue necessità, e quindi nellimpossibilità di fare acquisti o anche di pagare labbonamento delle riviste, la biblioteca di Casa Professa possiede un inestimabile patrimonio di manoscritti che sono il più fedele ritratto dellidentità cittadina nei secoli. Il direttore Filippo Guttuso indugia sul codice corrispondente alla segnatura 2QqE2, un martirologio di epoca normanna proveniente dalla cappella palatina, dove sono annotate le morti di re e personaggi della corte normanna ma nemmeno una parola si spende per gli ultimi eredi della casa Sveva, per Tancredi e i suoi figli Manfredi e Corradino: è una damnatio memoriae che vuole cancellare ogni traccia che possa tramandare ai posteri la loro storia. Meno cupo sembra un altro manoscritto con capilettera decorati, il 4QqA10: sono scritti alchemici risalenti allultimo quarto del XIV secolo, che costituiscono la più estesa antologia posseduta da una biblioteca occidentale e le sue pagine sono sempre citate negli studi sullalchimia nel medioevo. Distante poche centinaia di metri, la Biblioteca regionale è meno dimessa. Ha dedicato una pubblicazione ai suoi tesori, dove fanno mostra di sé le riproduzioni di splendidi esemplari decorati: come il Supplementum chronicarum di Bernardino Rizzo, risalente dal 1491, ricco di vignette xilografate colorate a mano e ornate in oro. Nel primo libro la creazione di Eva da una costola di Adamo, raffigurata sullo sfondo di un giardino con piante e animali, è come un prezioso medaglione offerto allammirazione del lettore. A tuttaltro genere letterario appartiene il Panphyton siculum di Francesco Cupane, stampato a Palermo nel 1713: ricco di 658 tavole, se ne conoscono solo sette esemplari. Il botanico Cupani morì nel 1710 prima di completare il certosino lavoro delle incisioni, ma aveva già realizzato il più fantastico repertorio della flora e della fauna isolane. Fra molte altre cose, la Biblioteca regionale ha una sezione ebraica dove è conservata anche Megillah Ester: la storia di Ester e della liberazione del popolo ebraico è scritta su un rotolo formato da quattro pezzi, diviso in dieci scomparti di 25 linee, vergato nella grafia corsiva rabbinica, senza punti né accenti, ma ricco di miniature. Il gioco dei dieci tesori da rintracciare fa tappa nella Biblioteca francescana, nellomonimo convento sede dellOfficina di studi medioevali, in via del Parlamento, troviamo un pregevole messale stampato, il Missale Gallicanum et Messanensis Ecclesiae: pubblicato a Venezia nel 1538, alterna la musica al testo ed è così ricco di incisioni da sembrare un album a fumetti. La biblioteca dellAssemblea regionale è stata costituita nel 1949, non può vantare grandi depositi di testi antichi ma - come ogni biblioteca che si rispetti - brama il possesso di antiche carte: per il momento, in linea col suo carattere istituzionale, si accontenta di esibire i verbali delle sessioni parlamentari che si sono succedute tra il 20 luglio e il 6 novembre 1812, in cui venne elaborato il testo della costituzione siciliana che fra qualche mese compirà 200 anni. Più vetusta appare la storia della biblioteca centrale della Facoltà di Lettere, il cui primo nucleo risale al 1779 quando, con il nome di Regia Accademia degli Studi, nacque lateneo palermitano: la biblioteca si è arricchita con le donazioni, il suo direttore Giovanni Fiori descrive una rara edizione cinquecentesca di Dionigi dAlicarnasso, Antiquitate sive originum romanorum, e sembra orgoglioso di tutti i 3.800 volumi del "Fondo Castagna": sono tutti libri antichi, e le 265 cinquecentine e i 4 incunaboli - i primi libri mai stampati - ci metterebbero poco a fare la felicità di ogni bibliotecario. La biblioteca del presidio militare, ospitata a Palazzo Sclafani, piazza del Parlamento, è ovvio che prediliga i testi sullarte della guerra: quindi libri sulle fortificazioni, e su tutte quelle opere collegate alle operazioni militari. Come la Nouvelle Architecture hydraulique di M. Le Prony, edizione del 1790 dove accurate incisioni richiamano la precisione delle tavole dellEncyclopédie di Diderot e DAlembert. A sorpresa, un autentico esemplare dellEncyclopédie lo ritroviamo nella biblioteca dellArchivio di Stato: sembra che ci siano tutti i 28 volumi - 17 di testo e 11 di tavole illustrate - pubblicati tra il 1762 e il 1772, che nel dettaglio fotografano le arti, i mestieri, le scienze e le tecniche dellepoca. Come unedizione completa dellEncyclopédie sia finita nella biblioteca dellArchivio di Stato è al momento un mistero. O meglio è la prova di come i libri seguano vie segrete, e di come i depositi delle biblioteche siano pieni di libri ma anche di sorprese. Il viaggio per gioco alla ricerca dei dieci tesori nascosti delle biblioteche impone che ne vengano trascurati molti altri. Ma i libri, specie quelli antichi e quasi dimenticati, hanno molta pazienza: sembrano sicuri che, prima o poi, qualcuno tornerà a leggerli. Magari quando unignota, benefica mano li avrà digitalizzati, riportandoli a nuova giovinezza su internet.