Ma figuriamoci se Bisignani si è speso per la sua nomina a Prefetto di Roma... Bisignani, nella manifesta ingenuità di Giuseppe Pecoraro, è solo "un imprenditore che conosce tutti". Ecco perché si è rivolto al faccendiere coinvolto nell'inchiesta P4 per contattare Angelo Rovati, costruttore del parco giochi di Valmontone. La Presidenza del Consiglio non gli aveva risposto, e così il secondo numero in agenda era quello di Bisignani. "Il Pecoraro si legge nell'interrogatorio del faccendiere sapendo che ero buon amico di Rovati, mi disse che lo stesso avrebbe avuto problemi e che lui non avrebbe mai potuto autorizzare l'apertura (del parco, ndr) per problemi di viabilità legati all'Autostrada A1". Oggi, passando da Valmontone sull'A1, Rainbow Magicland lo si saluta con la manina. Giuseppe Pecoraro è Prefetto della Capitale dal novembre 2008, quando mettendosi "al servizio della città" sostituì Carlo Mosca, rispettoso dei Rom e per questo nemico del sindaco Alemanno. Il quale evidentemente, secondo il neo funzionario di Governo, aveva già fatto il miracolo: a Roma "non ci sono emergenze" dichiarò Pecoraro appena insediato e appena sette mesi dopo la campagna elettorale vinta dal candidato del centrodestra sulla paura degli stupri e degli stranieri. Il Prefetto dettò subito la sua agenda: cortei, sgomberi e, appunto, nomadi. Non una parola mai, nel corso di questi anni sulle mani delle mafie che si stavano prendendo la città, lasciando sull'asfalto una scia di morti e vendette. Anzi. "I recenti omicidi non sono assolutamente da attribuire alla presenza della criminalità organizzata". Non vedo, non sento, ma parlo. Solo "risse tra gruppi di balordi". Rimarrà alla storia, oltre alla pessima figura internazionale dovuta alla scelta di Corcolle per la nuova discarica, la pantomima del Piano nomadi. Il motivo per cui era stato tanto voluto da Alemanno e, forse, anche il motivo per cui quell'amicizia è drammaticamente finita. Le prime parole di Pecoraro furono una manna per le orecchie del sindaco. "Intendo realizzare quanto prima un progetto di integrazione sociale delle persone che vogliono e meritano di essere inserite nella comunità". dichiarazione battuta dalle agenzie il 26 dicembre 2008, Santo Stefano. "Integrazione e monitoraggio dei campi nomadi": 26 gennaio 2009. Un climax. "Campi recintati con presìdi di controllo interni ed esterni, ma senza i militari, tesserino d'identificazione da mostrare ogni volta che si entra": 18 febbraio 2009. "Sgomberare i 200 micro-accampamenti abusivi, arrivare a dieci campi autorizzati": 7 settembre 2010. "Sgombereremo oltre 50 micro-insediamenti abusivi": 8 febbraio 2011. Passano gli anni, ma i Rom restano. I campi previsti nel Piano non si realizzano, i sindaci dell'hinterland romano non li vogliono, la guerra agli accampamenti produce solo un grave dispendio per le casse del Campidoglio. E quel filo rosso che collega Palazzo Valentini al Campidoglio, poche centinaia di metri, si spezza. "Il nuovo protocollo sui cortei al momento 'non è una priorità'. Ne è convinto il prefetto Pecoraro. Ed è scontro col sindaco", recita un'Ansa del 24 maggio dello scorso anno. E allora ecco che, nominato commissario per l'Emergenza rifiuti, tra un Cafonal di Dagospia e l'altro, Pecoraro ha prospettato scenari apocalittici con Roma invasa di rifiuti come Napoli: "Prenderò provvedimenti contro chi ci farà andare in emergenza". Ieri i provvedimenti li hanno presi contro di lui.