Una torcia per farsi luce nel buio della notte, uno scaletto per raggiungere gli scaffali più in alto, il carrello per trasportare scatoloni da una sala all' altra fino all'uscita, borsoni a tracolla che si appesantiscono man mano che si avanza tra le stanze della biblioteca: la sala Vico, la sala Camino, la sala G. Le telecamere filmano i movimenti, catturano le sagome a cui gli inquirenti hanno dato un nome e un volto: quelli degli indagati raggiunti ieri da un provvedimento di custodia cautelare. Sono loro i protagonisti delle scene catturate dal sistema di videosorveglianza e salvate da due dipendenti coraggiosi che hanno copiato i video su una pen drive e consegnato tutto agli investigatori. Sono due fratelli, entrambi dipendenti della storica biblioteca: decidono di improvvisarsi detective quando iniziano a notare troppe anomalie. «Dopo la nomina di De Caro ogni regola osservata in precedenza è stata annullata», raccontano. Uno di loro, addetto alla videosorveglianza, viene esonerato dall'incarico; i libri cominciano a essere movimentali senza alcuna annotazione fino a diventare introvabili; su armadi blindati compaiono segni di forzature e alcune schede di inventario appaiono improvvisamente strappate. Inoltre, l'ex direttore, secondo il racconto di uno dei due testimoni, utilizzerebbe denaro contante o assegni con l'intestazione «Senato della Repubblica» per pagare la disinfestazione dei volumi, l'acquisto di scaffali o altre attività svolte per conto della biblioteca, e pretende e ottiene dai bibliotecari la consegna delle chiavi della sala F, quella dove sono custoditi tutti i registri inventariali. A quel punto i due dipendenti decidono di deviare sul loro computer di casa l'accesso al sistema di videosorveglianza e tramite il web riescono a osservare cosa accade di notte nella biblioteca dei Girolamini. Le scene ritraggono gli indagati che si aggirano tra scaffali e pile di libri, provano ad arginare le telecamere coprendole con della stoffa o con le mani, e vanno via con pesanti borsoni e scatoloni pieni. In alcune riprese compare anche l'ex direttore che si rivolge con gesti e smorfie alle telecamere, oppure le copre con un dito. Quando lo scorso 20 aprile i carabinieri notificano un decreto di perquisizione preventiva, De Caro giustifica quei gesti davanti alle telecamere sostenendo di averli fatti ben sapendo che un bibliotecario lo spiava. Ma per gli inquirenti quei video sono la prova dello scempio compiuto. L'ispettore del Mibac, inviato a Napoli il 19 aprile scorso dopo la denuncia pubblica del professor Montanari, conferma lo scenario già descritto dai due testimoni: alcuni scaffali svuotati, altri con evidenti ammanchi di volumi, centinaia di libri su tavoli o in scatole di cartone chiuse con nastro adesivo e ammassate in un corridoio della congregazione e in una sala al piano terra della biblioteca in corrispondenza del civico 114 di via Duomo, dove alcune antiche pergamene erano state lambite dall'acqua piovana filtrata dai lucernari. Dei 171mila volumi che compongono il patrimonio della biblioteca dei Girolamini, non c'è traccia inventariale di quasi 100mila unità. Quando la Procura dispone il sequestro preventivo d'urgenza della biblioteca, i carabinieri decidono di agire in serata e nei locali della congregazione trovano Massimo Marino De Caro, padre Marsano, l' assistente ucraina e i tre collaboratori argentini di De Caro. Durante le operazioni viene intercettato un sms che l'ex direttore invia a Camuri, il suo uomo di fiducia a Verona: «Vai subito in campagna», gli scrive. Per gli inquirenti, si tratterebbe di un messaggio in codice per mettere in sicurezza le opere trafugate. «uomo scaltro De Caro, capace di disporre di beni e di persone a proprio piacimento e che non esiterebbe a proseguire nella sottrazione dei beni presenti nella biblioteca», sottolinea il gip Francesca Ferri quando, affrontando il tema delle esigenze cautelari, pone l'accento sulla rete di contatti a livello politico su cui può contare De Caro e sulle modalità della sua nomina, un'eccezione alle regole che disciplinano la gestione delle biblioteche annesse, come nel caso di quella dei Girolamini, a monumenti nazionali.
NAPOLI - Smorfie e boccacce alle telecamere sul web, la trappola di due dipendenti
La biblioteca dei Girolamini a Napoli è stata oggetto di un furto di libri. I due dipendenti che hanno denunciato il furto hanno copiato i video della videosorveglianza e hanno consegnato i dati agli investigatori. I video mostrano gli indagati che si aggirano tra scaffali e pile di libri, provano ad arginare le telecamere coprendole con della stoffa o con le mani, e vanno via con pesanti borsoni e scatoloni pieni.
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