Collaborazione «È esperto di politiche energetiche per l'agricoltura ma poi lo portai con me anche alla Cultura» Giancarlo Galan si dice «avvilito e rammaricato». Da ministro della Cultura nel governo Berlusconi, aveva come suo consigliere anche l'ex direttore della biblioteca Girolamini, Marino Massimo De Caro, finito agli arresti. Sulla vicenda, però, Galan sente di dover fare più di una precisazione. Onorevole Galan, fu lei a nominare De Caro alla Girolamini? «Niente affatto. Quell'incarico viene affidato dall'istituzione privata che gestisce la biblioteca, senza alcun avallo ministeriale. Mi comunicarono per correttezza solo la nomina e niente altro. Non ho mai mosso un passo, nè fatto alcunché per favorirla, né potevo interferire». Da quel momento, De Caro lasciò il ministero? «No, non era obbligato a farlo. Rimase tra i miei consiglieri, tra cui c'erano Lapo Elkann, Lino Jannuzzi, Denny Berger. Non c'era incompatibilità, anche altri avevano incarichi in istituzioni culturali, come Elkann». È vero che De Caro era stato suo consigliere anche al ministero dell'Agricoltura? «Sì. Lo conobbi proprio in quell'occasione. Mi venne segnalato da Marcello Dell'Utri, mio buon amico, e mi presentò un ottimo curriculum. Ora non so se le cose che vi erano scritte fossero vere o meno. Di certo, poi, ha anche ben figurato e lavorato. Fa un'ottima impressione». Quanto guadagnava? «Non più di 50mila euro all'anno lordi. Non era un'assunzione, ma un incarico esterno. Era esperto di politiche energetiche legate all'agricoltura. Con quella specializzazione lavorò con me e ottenemmo buoni risultati». Quali, in particolare? «Beh, non era mai successo prima di allora che il ministero dell'Agricoltura entrasse a dire la sua sulle politiche energetiche, come per le biomasse o i campi fotovoltaici. Insomma, non potevo che essere soddisfatto della scelta dopo quei risultati, tanto e vero che lo portai con me anche al ministero della Cultura». De Caro è un appassionato di libri antichi? «Credo di sì. Una passione che probabilmente condivide con Marcello Dell'Utri. Voglio però sottolineare una cosa, al di là della vicenda giudiziaria». Cosa? «Quando si ha a che fare con De Caro se ne ricava un'ottima impressione, di persona preparata e anche colta. Insomma, non potevo nutrire alcuna perplessità quando lavorava con me». Quando De Caro ebbe l'incarico a Napoli, continuò a frequentare il ministero? «No, le sue presenze si diradarono fino a scomparire». Lei che reazione ha avuto quando ha appreso dell'arresto? «Grande e profondo avvilimento. Si può sempre dire potevi accorgerti della persona, ma non c'era alcun motivo di dubitarne. I suoi precedenti, inseriti nel suo curriculum, erano buoni. E poi il fatto che il ministro Ornaghi, nel governo Monti, lo abbia confermato tra i consiglieri dimostra proprio che De Caro veniva considerata persona impeccabile». Cosa pensa dell'inchiesta sui libri trafugati alla Girolamini? «Non è una bella vicenda. Aspettiamo come si evolverà il lavoro dei magistrati».